Cecilia Ferrari

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Il 25 aprile del 1945 le forze partigiane del Nord Italia sferrarono, su ordine del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, l’ultimo attacco ai nazisti e ai fascisti imponendo loro la resa. Un anno dopo il re Umberto II, allora principe e luogotenente del Regno d’Italia, emanò un decreto nel quale stabiliva che il 25 aprile sarebbe diventato giorno di festa nazionale. Questa giornata è oggi il simbolo della vittoriosa lotta di resistenza in cui combatterono le forze alleate, l’Esercito Cobelligerante italiano e le nostre forze partigiane. Una lotta che privò della vita tanti italiani, decisi a sacrificarsi in nome della libertà, per il sogno di lasciare alle future generazione un Paese democratico e libero.

Nonostante la festa della Liberazione venga celebrata da quasi 75 anni, l’anniversario di quest’anno ha qualcosa di speciale. E’ da più di due mesi che ci siamo visti privare della nostra libertà di movimento. Non possiamo più spostarci come e quando lo vogliamo e la nostra quotidianità ne è uscita completamente stravolta.

Se oggi troviamo così difficile rinunciare a questa nostra libertà, è perché per noi essa è scontata. Siamo nati e cresciuti in un Paese libero in cui sempre abbiamo potuto, nel rispetto della legge, fare ciò che volevamo. Ma la libertà non è e non deve mai darsi per scontata: così come è un nostro diritto averla, è un nostro dovere anche celebrarla e difenderla.

I partigiani erano giovani donne e giovani uomini italiani come noi, che ebbero la sfortuna di vivere la tragedia della guerra. Ma la Resistenza, che all’epoca liberò l’Italia dal fascismo, deve essere sostenuta e difesa anche oggi, tutti i giorni, magari anche solo restando in casa per il bene superiore della salute del Paese, oppure condividendone i valori come antidoto al populismo, e ancora riconoscendo l’antifascismo come un valore fondante della nostra comunità.

Per questo quando sentiamo rappresentanti delle pubbliche istituzioni, che siano parlamentari o consiglieri comunali, dire che festeggiare il 25 aprile è una perdita di tempo e che il Paese ha affari più importanti di cui occuparsi, bisognerebbe trovare il coraggio di controbattere. Ricordando loro che se hanno libertà di parola e possono esprimere le loro idee, condivisibili o meno che esse siano, è anche e soprattutto grazie alla Resistenza. Oggi possiamo votare liberamente senza rischiare di essere discriminati per ciò che siamo o da dove veniamo, in un Paese che difende i diritti di tutti i suoi cittadini, e tutto questo ebbe inizio quel 25 aprile.

Anche gli italiani in questi giorni stanno resistendo, ed è per questo che la festa nazionale deve essere celebrata con più forza ed entusiasmo che mai, oggi che comprendiamo cosa significa rinunciare a una parte, sia pure minima, delle nostre libertà. Non vedremo i cortei con i partigiani, e non potremo scendere nelle piazze e nelle strade, ma chissà che alla fine non possa essere bello anche così: lo spirito di quell’Italia che nasceva sia ancora quello dell’Italia che verrà.

Cecilia Ferrari