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“La resistenza in Italia non l’hanno fatta solo i comunisti ma c’erano preti, ufficiali, liberali, monarchici, socialisti, repubblicani, c’era gran parte della coscienza democratica di questo Paese che dopo 20 anni di dittatura e di guerra ha deciso di rischiare la vita e quelli dei quali si parla come se fosse una partita di calcio, molti di loro sono sepolti perché hanno combattuto per dare la possibilità a queste persone di dire le bestialità che dicono”
Walter Veltroni

Oggi 25 aprile, ricorre l’anniversario della liberazione d’Italia, l’anniversario della democrazia perché essa non può assolutamente esistere senza la libertà. La resistenza Italiana è qualcosa che non si può definire come “un derby tra fascisti e comunisti” non è una semplice partita, non è neanche una mera ricorrenza come tutte le altre. La resistenza Italiana è qualcosa che ha destato le coscienze degli italiani o meglio come disse Piero Calamandrei, politico, avvocato e accademico italiano, nonché uno dei fondatori del Partito d’Azione: “Sotto la morsa del dolore o sotto lo scudiscio della vergogna, gli immemori, gli indifferenti, i rassegnati hanno ritrovata dentro di sé, insospettata, una lucida chiaroveggenza: si sono accorti della coscienza, si sono ricordati della libertà”. Il 25 aprile 1945 il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia, che coordinava i diversi gruppi della Resistenza, deliberò un ordine di insurrezione nei territori ancora schiacciati dall’occupazione. L’insurrezione portò alla liberazione di molte città del Nord come Milano e Torino, prima dell’arrivo delle truppe alleate, che superata la Linea Gotica, erano già in Emilia Romagna, a Bologna, il 21 aprile. Una resistenza partita dal basso, una resistenza che fece della nostra Italia la repubblica che conosciamo oggi. Giovani ragazzi di 18, 20 anni che hanno dato eroicamente la loro vita  per la loro Patria. Giovani come noi che però nutrivano un forte senso di appartenenza alla nostra cara Italia come emerge dalle lettere dei condannati a morte della Resistenza Italiana. Franco Balbis di anni 32, ufficiale in Servizio Permanente Effettivo, scriveva:

“Iddio mi permette oggi di dare l’olocausto supremo di tutto me stesso all’Italia nostra ed io ne sono lieto, orgoglioso e felice! Possa il mio sangue servire per ricostruire l’unità italiana e per riportare la nostra Terra ad essere onorata e stimata nel mondo intero. Lascio nello strazio e nella tragedia dell’ora presente i miei Genitori, da cui ho imparato come si vive, si combatte e si muore; li raccomando alla bontà di tutti quelli che in terra mi hanno voluto bene. Prego i miei di non voler portare il lutto per la mia morte; quando si è dato un figlio alla Patria, comunque esso venga offerto, non lo si deve ricordare col segno della sventura. Con la coscienza sicura d’aver sempre voluto servire il mio Paese con lealtà e con onore, mi presento davanti al plotone d’esecuzione col cuore assolutamente tranquillo e a testa alta. Possa il mio grido di “Viva l’Italia libera” sovrastare e smorzare il crepitio dei moschetti che mi daranno la morte; per il bene e per l’avvenire della nostra Patria e della nostra Bandiera, per le quali muoio felice!”

Ci rendiamo conto, oggi, del sacrificio estremo di questi uomini e donne? Sono morti per una nuova Italia, per dare a noi la possibilità di vivere in liberà, pace, di ricostruire un domani migliore. Sentiamo però, in questo 25 aprile, il dovere di ricordare anche chi, citando il poeta Calvino “combatteva per il ripristino del partito fascista, anche il più orgoglioso, il più bello, il più onesto, il più idealista che purtroppo combatteva per un’idea sbagliata: la dittatura. Mentre anche il più balordo, il più terribile e disonesto dei partigiani combatteva per un’idea giusta: la libertà“. Ragazzi che hanno seguito i loro ideali, anche se sbagliati, nonostante questo però di fronte alla morte siamo tutti uguali. Quindi in questo giorno il nostro pensiero, il nostro rispetto va anche a loro. Ci rendiamo ora conto dell’importanza del 25 aprile? Altro che derby tra fascisti e comunisti, questo era un derby in nome della Democrazia, della Libertà come ci insegna la storia.

Un’altra cosa da notare è l’importanza della storia, che non è qualcosa che sta sui libri, ma è più viva che mai. Quando ancora nel 2019 c’è gente che con uno striscione, dove capeggia la scritta «Onore a Benito Mussolini», si ferma a pochi metri dal piazzale Loreto e inizia a fare saluti romani, cori per ben cinque minuti di lugubre esibizione e poi via, tra l’indifferenza di alcuni passanti e lo sgomento di altri oppure che ha ancora coraggio di negare le atrocità commesse durante la dittatura fascista in Italia ci accorgiamo  che forse stiamo andando verso una rotta sbagliata. Stiamo dimenticando non solo la nostra storia, ma anche i nostri avi che si sono battuti fino alla morte per regalarci un futuro migliore. L’unico modo per combattere l’ignoranza è la cultura, siamo ancora in tempo per invertire la rotta dei nostri tempi, siamo ancora in tempo per difendere la nostra democrazia, la nostra Storia.

“La storia è testimonianza del passato, luce di verità, vita della memoria, maestra di vita, annunciatrice dei tempi antichi”

Cicerone