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Di Antonio Nucera

Sono trascorsi 70 giorni dalle elezioni ed ancora non vi è traccia di un Governo per l’Italia.

Settanta giorni di proclami, rilanci di agenzia, smentite, consultazioni e incontri. Settanta giorni in cui il mondo ha marciato a grande velocità, settanta giorni in cui il popolo italiano ha continuato a vivere la propria quotidianità assistendo a volte con indifferenza, a volte con perplessità a questa paradossale situazione, ovvero che i vincitori delle elezioni del 4 marzo non sono ancora riusciti a formare un Governo.

Quo usque tandem”, tuonerebbe Cicerone! E inoltre, come se la situazione non fosse di per sé già abbastanza paradossale, si è arrivati ad addebitare al Partito Democratico tale situazione di stallo. Partito Democratico che, è bene ricordare, è uscito sconfitto dall’ultima tornata elettorale.

In questi 70 giorni infatti, il Movimento 5 stelle, che negli ultimi 5 anni ha opposto resistenza ad ogni singolo atto del Governo del centro sinistra, ha provato in tutti i modi a coinvolgere il Partito Democratico nella formazione di un Governo, salvo poi, a giorni alterni, criticarlo, per poi ricercarlo.

Dinnanzi ad una situazione di incertezza il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, richiamando ognuno alle proprie responsabilità, aveva proposto che fosse data la fiducia ad un Governo Tecnico in grado di ottemperare agli inderogabili impegni e scadenze e che traghettasse il Paese sino alle prossime elezioni nell’anno venturo.

Nonostante il saggio richiamo Lega e Movimento 5 stelle hanno insistito nella loro ostinazione a procedere autonomamente provando, in extremis, a raccordarsi attorno ad un un “Contratto di Governo” sul modello tedesco.

Lunedì sarebbe dovuto essere il giorno della svolta, ma i due “contraenti” hanno chiesto più tempo al Presidente.

E se settanta giorni non sono bastati, quanti ne necessiteranno ancora?

Ad un passo dal raggiungimento dell’obiettivo che Salvini e Di Maio si erano prefissati, infatti, c’è qualcosa che non quadra. Evidenti sono, infatti, i dissapori tra i due leader che, al di là delle dichiarazioni pubbliche, su alcuni temi programmatici si ritrovano in profondo disaccordo. Questioni di primo piano riguardano il tema dei fenomeni migratori ed il tema dei rapporti con l’Unione Europea. Ed a seguire temi essenziali quali economia, lavoro, welfare, pensioni ecc…

A tutto ciò vanno aggiunte le preoccupazioni che giungono, ormai quotidianamente, dall’Unione Europea nonché dal Presidente Sergio Mattarella, unico punto di riferimento serio in questa palude politica: il Presidente della Repubblica ha, infatti, lasciato intendere che il Governo non potrà essere una invenzione estemporanea.

Le scadenze di autunno, quali l’approvazione della legge di bilancio e lo scongiurare l’aumento dell’Iva, impongono la formazione di un Governo forte, stabile e operativo il prima possibile.

L’aumento dell’Iva sarebbe, infatti, un disastro per le famiglie italiane. Se non verrà evitato, inoltre, dal 2019 l’Italia sarà il Paese con l’aliquota Iva ordinaria più elevata dell’area dell’euro.

La Coldiretti sostiene che l’aumento Iva sarebbe un duro colpo per la spesa delle famiglie italiane. Gli ultimi aumenti Iva risalgono al settembre 2011 (dal 20 al 21%) e al 2013 (dal 21 al 22%), con una maggiore spesa pari a +499 euro a famiglia su base annua.

Il gettito per le casse dello Stato è risultato, tuttavia, inferiore alle aspettative, perché i consumatori hanno reagito al rincaro dei prezzi riducendo la spesa. L’aumento delle aliquote Iva rischia, quindi, di alimentare una spirale recessiva che comprometterebbe i fragili segnali di ripresa del settore alimentare, dove i consumi, a fronte di una produzione in crescita, restano ancora al palo.

Qualcuno in 80 giorni riuscì a fare il giro del mondo. In Italia, in 70 giorni, manca ancora un governo.