Millennials

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Di Chiara B.

In un articolo pubblicato su Focus l’8 ottobre 2017 si riportano alcuni dati cruciali per comprendere il fenomeno di massa che sta interessando gli Stati Uniti in questi giorni, la lunga e partecipata marcia tenutasi a Washington – come solo gli Stati Uniti sanno fare – contro il possesso di armi da fuoco; casus belli: l’ennesima strage avvenuta nella scuola di Parkland in Florida.

Gli Stati Uniti sono il primo paese al mondo interessato dalla questione, non solo per detenere il primato di produttore nel mercato delle armi (assieme all’Italia della Finmeccanica), ma anche per la ricorrente difesa dell’articolo 2, a fronte invece di una tendenza degli altri paesi a limitare la spesa per il possesso (come in Italia). Altri infelici primati riguardano la ricorrenza di sparatorie, ben 355 su 336 giorni analizzati, la maggior concentrazione di popolazione armata – il 42 % solo negli Stati Uniti, una forsennata spesa delle lobby delle armi, prima su tutte la National Rifle Association, per difendere gli interessi dei produttori. Altro trend disastroso e preoccupante: sono in costante crescita le stragi nelle scuole americane, ad opera di adolescenti. E non si può nemmeno parlare di fenomeni di mancata integrazione: il 56 % circa degli attentatori sono bianchi e nativi statunitensi.

Nota positiva, la maggioranza della popolazione, non di certo schiacciante con un solo 43% a fronte degli 11 milioni circa di morti per le stragi nel solo 2017 (più o meno 5 volte le vittime dell’attacco alle Torri Gemelle), crede che la legge sul possesso di armi vada rivista.

Trump volitivo, che è solito licenziare con un Tweet, ha messo in scena di volta in volta le più bizzarre commedie e distorsioni a difesa della lobby in questione – che, rappresentando 12 clienti fra i colossi della produzione di armi ha, inoltre, lautamente finanziato la campagna di Trump. Allineato, prima, alle risposte strategiche in contesti di crisi, che chiedono ogni volta la sospensione di qualsiasi provvedimento legislativo “per non strumentalizzare le vittime delle stragi”, nell’ordine ha formulato tra le più assurde acrobazie retoriche, come ad esempio condannare il parroco della chiesa battista di Stherland Springs (Texas) colpevole di non possedere, all’epoca della strage, un’arma da fuoco con la quale proteggere la sua comunità; così anche per la strage in Florida, a seguito della quale propose la brillante pensata di armare gli insegnanti.

Sta di fatto che, nonostante la perenne abdicazione della coscienza del Presidente della superpotenza mondiale a favore di banali interessi economici, maldestro come pochi nel valutare le conseguenze delle sue dichiarazioni, per fortuna sembra farsi avanti una generazione di neo e futuri cittadini più attenti alle decisioni del Congresso e degli eletti in rappresentanza del popolo, e sicuramente desiderosi di contare.

Se non si tratta della consueta logica della spettacolarizzazione, tanto frequente negli States, è certo che le 800 mila persone che hanno sfilato in contemporanea in 836 città statunitensi e in tutto il mondo rappresentano una “primavera giovanile” che – dice bene Rampini – potrebbe segnare un serio ritorno dei giovani a un impegno “politico” dopo il torpore degli ultimi tempi.

È presto, appunto, per dire a quali esisti potrà portare questo nuovo fermento, senza escludere una autoesclusione per perdita di entusiasmo, ma alcuni dettagli ci potranno accompagnare nell’analisi di cosa accadrà in futuro.

  1. La velocità e l’estensione del fenomeno daranno dei grossi grattacapo ai potenti di turno. Le nuove tecnologie, il desiderio diffuso di connessione e partecipazione potranno dovranno essere sempre meno ignorati e venire inglobati nelle dinamiche di potere, per evitare scontri e frizioni sempre più ricorsive e diffuse.
  2. Nonostante lo scarso o scarsissimo coinvolgimento della popolazione americana nelle consultazioni politiche (vota all’incirca il 40% dell’elettorato), la marcia di questi giorni dimostra che ci sono temi che, andando a toccare l’etica e la tutela dell’individuo, riescono, tuttavia, a scaturire le coscienze.
  3. In accordo con il punto precedente, uno studio pubblicato su Voice of America si dichiara che i giovani americani sono decisamente meno persuasi della presunta “superiorità della nazione America” e più inclini a contrastare odio, paura, populismo e xenofobia. La maratona dimostra, pertanto, nuove premesse di azione politica che potrebbe portare a un sostanziale rinnovamento degli ideali delle prossime classi dirigenti.
  4. Apparentemente, in queste ore sembra rappresentata una generazione più matura, più equilibrata e con dei valori semplici ma essenziali da difendere. Con il l’hastagh #NeverAgain e il claim Noi siamo il cambiamento, appoggiati dall’ex-Presidente Obama e da molti esponenti di spicco dello spettacolo e non solo, e ispirati dalla lezione di Martin Luther King (presente anche la figlia) e dalle manifestazioni durante la guerra del Vietnam, sembra proprio che a loro spetti l’onere e l’onore di esercitare il diritto di incidere su una sincera rappresentanza dei propri esponenti nel Congresso, diritto per il quale non dovranno nemmeno lottare.