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Di: Giovanni Odone

Iniziata nel 2001 a seguito degli attentati dell’11 settembre, la guerra in Afghanistan rappresenta uno dei più grandi sforzi bellici e logistici che l’Occidente abbia mai dovuto sostenere nella regione mediorientale. Per riuscire a contrastare le forze talebane, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizzò la formazione di una forza internazionale di stabilizzazione. Nel 2009, il contingente NATO per la missione ISAF era composta da circa 67 mila truppe di cui almeno 35 mila fornite dagli Stati Uniti; ma gli USA e il Regno Unito non erano gli unici a contribuire alla missione. Insieme ad altri paesi europei, anche l’Italia ha dislocato in Afghanistan un proprio contingente, inviando 4200 soldati e circa 700 mezzi terrestri. La partecipazione attiva del nostro paese ha sicuramente portato in un territorio devastato dalla guerra, non dei semplici soldati, ma veri e propri professionisti che sanno operare al meglio, in un contesto così complicato come quello afgano.

In questi ultimi mesi però, gli Stati Uniti hanno più volte annunciato la volontà di ritirarsi da molti teatri di guerra mediorientali, basti pensare ai contingenti USA in Siria e a quelli in Afghanistan. E così anche il nostro ministro della difesa, Elisabetta Trenta, seguendo la scia del Presidente Trump ha voluto annunciare il ritiro italiano dalla missione in Afghanistan; senza però comunicarlo ai vertici delle strutture competenti. L’annuncio non è stato condiviso con entrambe le “anime” del governo e ne i vertici dell’Alleanza Atlantica ne il Quirinale, sembrano essere stati informati. Il Presidente della Repubblica ha infatti un ruolo fondamentale in queste situazioni, in quanto egli stesso rappresenta la vera e propria linea di comunicazione tra Roma e Washington. Ogni missione ha un inizio e una fine, non bisogna però tradurre questo concetto, come un puro e mero slogan elettorale; anche perché a tutti piace l’idea che i nostri soldati possano tornare in Italia. Il momento del ritiro arriverà sul serio, ma non dobbiamo assolutamente tralasciare i metodi con i quali esso verrà effettuato. L’Italia non è l’unico contingente NATO in Afghanistan ed è quindi doveroso comunicare le proprie scelte agli alleati, e aspettare che ci aiutino in questo processo; in quanto le procedure di ritiro sono molto più complicate rispetto a quelle di avanzata.