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Sviluppato nei primi anni 90, il Newton fu lanciato nell’estate del ’93 quando alla guida di Apple non c’era Steve Jobs ma l’allora presidente dell’azienda John Sculley. Il Newton MessagePad (questo era il nome ufficiale) era un palmare che aveva la capacità di riconoscere la scrittura a mano (che veniva effettuata con la penna in dotazione) e di trasformarla in caratteri digitali.

Il Newton si presentava nella sua prima versione con un display touchscreen LCD monocromatico da 5 pollici, una RAM e una memoria interna di 8 Mb e un processore ARM da 20Mhz ad un prezzo di 799 dollari. Il prezzo potrà sembrare alto per un prodotto di questo tipo, ma in realtà era quasi totalmente giustificato: l’Apple Newton, infatti, era dotato di batterie stilo (nuovo formato al tempo), poteva leggere floppy disk, aveva una dettatura vocale (seppur molto primitiva) e poteva connettersi ad internet. Il Newton MessagePad inoltre poteva essere collegato ad una tastiera esterna e diventare così un piccolo computer.

Il newton però era configurato solo in lingua inglese e si presentava come un prodotto “business” anche nel prezzo; il palmare, infatti, era stato pensato per le aziende o per le persone “produttive” che avevano bisogno di uno strumento portatile e affidabile su cui annotare cose e svolgere altre funzioni base.

Il problema però è che il Newton MessagePad non era per niente affidabile: la caratteristica di punta del prodotto, ossia il riconoscimento della scrittura, era un fallimento totale. Nelle successive versioni del prodotto Apple risolse il problema, ma la nomea del Newton rimase e le vendite delle nuove versioni non decollarono.

Dopo 5 anni e più di 500 milioni di dollari spesi in ricerca con i prezzi del prodotto che salirono fino a 1000 dollari, Apple decise di chiudere la divisione di ricerca e sviluppo del MessagePad poiché le entrate erano diventate pochissime.

Successivamente Apple tentò di vendere i brevetti alla 3Com che, con la divisione Palm, cercava di realizzare un prodotto simile al Newton, ma questa rifiutò.

Perché è stato un flop?

Il Newton era stato pensato, come già detto, per una fascia ristretta di utenti; era un prodotto “business” e come tale aveva un prezzo non accessibile a tutti. Il problema però è che il prodotto non era essenziale: non potendo telefonare o inviare messaggi, era semplicemente un “blocco note tecnologico”, che funzionava male e che costava troppo. Purtroppo non sempre tutte le idee innovative vengono ripagate, e per l’Apple Newton, l’idea non valeva il prezzo

Un progetto che si è rivelato utile

Con il ritorno di Steve Jobs in Apple, i piani sul futuro del Newton cambiarono e come sappiamo il progetto fu abbandonato, anche se Jobs lasciò aperto un reparto.

Con il Newton Apple dovette sviluppare un sistema operativo diverso dai computer e che rispondesse agli stimoli che venivano impartiti con il tocco. Steve Jobs decise di far continuare il lavoro a questa unità, e alla fine degli anni 90 era pronto il primo modello di display touch per come lo intendiamo noi oggi.


Il progetto Newton alla fine servì ad Apple per imparare nozioni ed ottenere esperienza sui display, che permisero all’azienda di Cupertino di rivoluzionare il mondo nel 2007 con il primo iPhone.

Nei primi anni 2000 però Jobs volle provare a dare un seguito alla linea Newton, però decise di eliminare il superfluo e di presentarlo come uno strumento di intrattenimento: l’iPad.

L’esperimento Newton MessagePad fu un fallimento per Apple, ma grazie a Steve Jobs non tutto è andato perduto: magari la prossima volta Apple farà qualche test in più prima di lanciare sul mercato un blocco note da 800 dollari.

Davide Capricano

Foto interne:

https://it.wikipedia.org/wiki/Apple_Newton#/media/File:Apple_Newton-IMG_0454-cropped.jpg

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Apple_Newton_and_iPhone.jpg