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Di Alice Gabrieli

Importanti novità arrivano in questi giorni dall’Asia, in particolare dall’Arabia Saudita dove sono state consegnate le prime patenti di guida alle donne.

L’abolizione ufficiale del divieto di guida è prevista per il 24 giugno, ma le prime 10 patenti sono state consegnate in anticipo e la notizia è subito diventata virale. In Arabia Saudita le donne non hanno il permesso di partecipare ad eventi pubblici senza la presenza di un tutore uomo, che può essere un fratello, un padre, un marito o addirittura il proprio figlio maschio. Inoltre, solamente con il loro consenso,non è possibile viaggiare, sposarsi, lavorare o semplicemente uscire di casa e frequentare le scuole superiori, gesti quotidiani che a noi occidentali sembrano banali e all’ordine del giorno, ma che per molte giovani donne come me in giro per il mondo sono ancora privilegi difficili da conquistare.

Proprio questo desiderio di ottenere i propri diritti spinge molte donne a diventare attiviste e promotrici di numerose battaglie, volte ad abolire tutti quei divieti alla libertà individuale femminile che non sempre troviamo nelle norme giuridiche del Paese, bensì nelle affermazioni autoritarie e
conservatrici dei capi religiosi, i quali sono in grado di influenzare notevolmente le scelte dei cittadini. Lottare per ottenere questi diritti ha conseguenze gravi: le donne vengono minacciate telefonicamente, ricevono umiliazioni pubbliche ed intimidazioni, e nel peggiore dei casi vengono arrestate con l’accusa di tradimento e cospirazione. Alcune di loro sono ancora detenute, ma c’è una speranza diffusa che le cose cambieranno, dato che il principe reggente, Mohammed bin Salman, ha annunciato negli ultimi mesi un piano di riforme economiche e sociali che porteranno molte donne a ricoprire cariche lavorative e a svolgere attività senza il permesso dei loro tutori.

La possibilità di guidare è per tutti un grande passo avanti, non solo per l’atto in sé di condurre un’automobile, ma anche e soprattutto perché dà alle donne una maggiore autostima e una maggiore indipendenza individuale, dona loro l’opportunità di trovarsi di fronte ad una scelta e riconoscersi, almeno in quello, uguali agli uomini, perché il concetto di uguaglianza sia perseguito oltre i confini geografici e diventi una realtà universale.