Millennials

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Di Giorgio Gugliotta

Recenti dichiarazioni del Presidente USA Donald Trump, riguardo a un potenziale utilizzo di fondi federali per armare gli insegnanti, hanno trovato grande disappunto e sconcerto fra noi Millennials.

Armare gli insegnanti significherebbe rendere la scuola un luogo di guerra e trasformare i docenti in soldati, privandoli del loro unico, possibile ruolo, quello di educatori. Significherebbe inoltre mistificare il reale nocciolo del problema, che riguarda solo la vendita incontrollata di armi.

A tal proposito Focus cita un report del Congressional Research Service, secondo cui negli USA circolerebbero 357 milioni di armi da fuoco contro una popolazione di soli 318,9 milioni di persone. Inoltre, secondo lo stesso report, il 20% dei possessori possiede il 65% delle armi. Gli USA ospitano dunque solamente il 4,4% della popolazione terrestre, ma il 42% dei civili armati del mondo.

Dati certamente impressionanti, che mostrano una situazione alquanto critica, alla quale peraltro non si vuole in alcun modo porre rimedio, stando alla recente presa di posizione dell’amministrazione Trump. Scoraggiare la vendita di armi, mettendo in discussione l’enorme potere delle lobby produttrici e verificando in maniera più seria i requisiti dei compratori potrebbe certamente contribuire a ridurre il numero di stragi nei luoghi pubblici da parte di squilibrati mentali.

Dal dibattito successivo alla strage in Florida, emerge quindi come la politica in questi ultimi tempi stia sviluppando un’inquietante tendenza a ricercare soluzioni semplici, immediate, “di pancia”, talvolta a favore di interessi particolari. Troppo spesso il fine delle decisioni politiche non è quello di conseguire il bene comune, con studio e competenza, bensì quello di ottenere un consenso immediato, fine a sé stesso, tralasciando progetti a medio-lungo termine, che apporterebbero benefici reali.

Cresciuti in una società aperta, globale ed europea, noi Millennials riteniamo che i problemi si risolvano con studio e approfondimento, non con affermazioni tanto eclatanti, quanto superficiali e dannose.

Al riguardo, crediamo nel fondamentale ruolo educativo della scuola nel formare cittadini consapevoli.  Per questo abbiamo condotto e vinto la battaglia per ripristinare lo studio dell’educazione civica nelle scuole.

Infatti lo studio delle regole fondanti della nostra società è oggi affidato alla discrezionalità dei professori di storia, che spesso tralasciano la materia a causa di programmi ministeriali troppo ampi.

Cittadini più consapevoli avrebbero maggiori strumenti per analizzare i problemi, non fermandosi alla superficie delle cose, ma compiendo analisi approfondite, grazie a una maggiore capacità di informarsi.

In questo modo propugnatori di soluzioni semplici, ma solo apparenti e venditori di chiacchere avrebbero vita difficile e il dilagante fenomeno del populismo potrebbe essere efficacemente contrastato.

Ciò permetterebbe al paese di guardare avanti con maggiore consapevolezza, affrontando in maniera appropriata le grandi sfide del presente e, soprattutto, del futuro.