Pietro di Franco

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Il Maestro Andrea Camilleri se n’è andato. Uno degli ultimi baluardi di quella letteratura siciliana amata e seguita anche oltre lo stretto non c’è più. E con lui se ne vanno tante speranze.

Chiedete ad un siciliano chi sia per lui Camilleri e quasi certamente vi risponderà “la quarta punta dell’isola”.

Il Maestro è stato capace di portare la “sicilianità” ad un livello successivo, più elevato. Certo, nei suoli libri molti stereotipi venivano anche richiamati per portare alla narrazione quel tono di spensieratezza ma anche per lasciare un messaggio chiaro: puoi togliere un siciliano dalla Sicilia, ma mai la Sicilia da un siciliano.

Camilleri ha permesso a tutto il mondo (la sola serie televisiva de “Il commissario Montalbano” è stata vista da oltre 1.2 miliardi di telespettatori) di scoprire la Sicilia. Ma non solo. Pur utilizzando l’isola del Mediterraneo come sfondo, è stato capace di raccontare l’Italia in toto, da nord a sud, trattando temi sempre attuali, cercando di lasciare qualcosa, magari un principio di critica nel lettore.

Sarebbe però troppo riduttivo associare la figura del Maestro al solo commissario Montalbano. Magistrale, tra le altre, la sua “Conversazione su Tiresia” dal teatro greco di Siracusa, scenario già di per sé suggestivo che ha fatto da cornice alla splendida arte retorica del Maestro il quale ha onorato il suo pubblico con una frase d’effetto, ma che ancora oggi porta a tante riflessioni “La cecità mi ha dato maggiore chiarezza di pensiero”.

Purtroppo è stato anche lui vittima delle “fake news”, nate soprattutto dopo la sua accesa disputa verbale con il Ministro Salvini, che non ha mai fatto mancare occasione di scagliarsi contro il Maestro, che duramente lo attaccava- ma sempre con rispetto- per certe politiche scellerate portate avanti dal leader leghista.

Il suo sogno più grande era quello di “far vivere i giovani in un mondo di pace”. Frase che abbiamo sentito davvero tanto spesso, ma che lui riusciva a far accompagnare dai fatti. Bisogna sentirsi in dovere di ringraziare Andrea Camilleri per la sua enorme generosità artistica ed intellettuale, per la sua voglia di non arrendersi nemmeno quando le condizioni sono totalmente avverse. Noi giovani dovremmo imparare tanto dalla sua vita e dai suoi insegnamenti, su tutti quello di saper comprendere gli errori fatti in passato e rivederli con un occhio critico che porti a rimettersi in gioco.

Non resta altro che immaginarlo con la coppola e la sigaretta in bocca, appoggiato al suo bastone mentre aspetta di mangiare l’ennesima pasta ‘ncasciata.

L’Italia aveva bisogno di uno come lui. Grazie Maestro.