Avere 20 anni non è una passeggiata

Attualità e politica apr 28, 2021

La pandemia ha reso evidente quanto i giovani non siano ben rappresentati presso le istituzioni del nostro Paese. Il che potrebbe sembrare paradossale, essendo l’attuale legislatura la più giovane (in termini di età media dei componenti delle camere) della storia repubblicana. Disoccupazione giovanile, un sistema scolastico anacronistico e il crescente indebitamento pubblico dimostrano quanto il nostro, al momento, non sia un paese per giovani.

Scuola e disoccupazione

Giovani e donne sono le categorie più colpite dalla pandemia sul piano occupazionale. Se già prima del Covid la situazione non era delle migliori, oggi il 30% dei giovani risulta essere disoccupato. Preoccupante è anche il dato relativo ai c.d. NEET: un giovane su quattro, secondo i dati ISTAT, non ha un lavoro, non sta studiando e non si sta formando in alcun modo. Il discorso relativo alla disoccupazione giovanile non può ovviamente prescindere da quello educativo: nella fascia 30-34 anni solo il 28% degli italiani è in possesso di una laurea. Numeri che non possono non spaventarci se letti alla luce della media europea (41,6%). Purtroppo, nemmeno il percorso universitario riesce a garantire un futuro certo: 250mila sono i giovani che in dieci anni hanno abbandonato il nostro paese in cerca di opportunità (molti di questi con titoli di studio medio-alti). Interessante è anche il tema degli ITS, scuole post-diploma ideate per formare figure professionali altamente specializzate e normalmente in grado di inserire gli studenti nel mondo del lavoro. Nonostante i dati a riguardo siano più che positivi (l’80% dei diplomati dopo un anno dal titolo trova un impiego e il 90% di questi svolge un’occupazione coerente con il percorso intrapreso) tali istituti risultano essere poco diffusi sul territorio. Il piano Next Generation Eu potrebbe far fronte a molte di queste problematiche. Tuttavia come denunciato dai promotori dell’iniziativa Uno Non Basta, solo l’1% dei fondi sarebbero stati stanziati dal Governo Conte per le future generazioni. L’attuale governo ha posto le future generazioni all’apice delle sue priorità: tuttavia il PNRR sembrerebbe deludere le aspettative di chi auspicava un cambiamento radicale.

Equità Generazionale

Negli ultimi mesi si è parlato molto di Figli Costituenti, promotori di una revisione costituzionale volta a modificare gli articoli 2 e 9 della Costituzione. L’obiettivo era quello di vincolare il legislatore nel promuovere una crescita sostenibile e un’equità generazionale (quindi il dovere morale delle generazioni presenti di garantire pari opportunità di crescita alle generazioni future).

Apparentemente, tutte le forze politiche hanno accolto la proposta. Persino regioni governate dal centrodestra, come Veneto, e Lombardia hanno deciso di aderire alla campagna.

Nelle ultime settimane, tuttavia, la commissione Affari Costituzionali del Senato ha scelto di adottare come testo base non più quello avanzato da Figli Costituenti, bensì una seconda proposta. Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali hanno infatti deciso di rimuovere ogni riferimento all’equità generazionale, preferendo un generico vincolo alla tutela della “biodiversità e degli animali”. Il movimento Friday For Future ha avuto il merito di coinvolgere nuovamente i giovani delle dinamiche politiche (oltre che ovviamente a riportare al centro del dibattito la questione ambientale), ma non possiamo permettere che la classe dirigente ritenga che le riforme ecologiche siano le uniche a rispondere alle nostre esigenze. Se è vero, infatti, che l’ambiente rappresenta una priorità delle generazioni più giovani, non può essere la nostra unica pretesa. Come affermato dal Presidente Draghi durante il suo discorso al Meeting di Rimini del 2020: “Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di disuguaglianza”.

Giovani e pandemia

“È difficile avere vent’anni nel 2020”. Queste sono state le parole pronunciate dal presidente francese Emmanuel Macron durante un’intervista a proposito dell’aumento dei contagi. Del resto come dargli torto: non solo (come abbiamo già avuto occasione di ricordare) la nostra è la categoria più colpita dalla crisi occupazionale, ma ci troviamo anche del tutto privati del confronto con i nostri pari indispensabile per lo sviluppo della nostra personalità. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, a seguito di uno studio condotto lo scorso Gennaio, ha posto particolare attenzione nei confronti dei più giovani “nei quali si sta sviluppando un’onda lunga di problemi psicologici” come dimostrato dal preoccupante aumento di casi di autolesionismo dovuti all’isolamento. Al contempo non si può non citare la continua incertezza su università e scuola. Se la didattica a distanza, infatti, ha avuto il merito di garantire continuità al servizio di istruzione, essa ha anche ampliato le diseguaglianze già sussistenti prima della pandemia. In alcune aree del paese, infatti, la scuola è l’unica istituzione capace di allontanare i giovani dalla strada e dalla criminalità. Secondo gli esperti un giovane su quattro è oggi a rischio di dispersione scolastica. È innegabile che la società del futuro richieda lavoratori sempre più competenti. Questo non può che avere risvolti positivi essendo una società più colta anche più libera. Ma cosa ne sarà di tutti quei ragazzi che, sprovvisti degli strumenti necessari o privati di ogni stimolo, stanno oggi abbandonando i banchi di scuola?

In conclusione

Negli ultimi mesi al centro del dibattito politico è tornato un tema ricorrente: l’estensione del suffragio ai cittadini che abbiano compiuto i 16 anni. Indipendentemente da come la si pensi a riguardo, credo che prima di riflettere sull’opportunità di attribuire il diritto di voto ai più giovani, dovremmo riflettere sulle modalità con le quali garantire loro un futuro. Perché se è vero che “un uomo politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alla prossima generazione”, mi sembra di capire che attualmente di statisti ce ne siano davvero pochi.

Gianluca Parrinello

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Gianluca Parrinello

Classe 1997, studio Giurisprudenza a Milano. Appassionato di legge e di politica cerco di promuovere una concezione liberale di diritto.