Silvia Redaelli

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Avete presente la trilogia del cavaliere oscuro di Nolan (da inserire assolutamente nella watchlist di questa quarantena)? Batman è disposto davvero a tutto pur di trovare Joker, per fermarlo e mettere fine alla moria che si porta appresso, a tal punto da ideare un ricevitore ad alta frequenza con lo scopo di trasformare tutti i cellulari di Gotham in microfoni. Lucius Fox (Morgan Freeman), spaventato da questo nuovo strumento che concentra troppo potere nelle mani di una singola persona, lo descrive come: “beautiful, unethical, dangerous”.

Questa scena mi ricorda qualcosa…

Notizie degli ultimi giorni: “Scelta la nuova app di tracciamento dei contagi”, “Arriva Immuni, l’app di tracciamento”, “Nuova app di regione Lombardia per mappare gli infetti”; sul web impazzano articoli, commenti, dietrologie, report accurati, opinioni di esperti per spiegare i tanti interrogativi legati ai nuovi strumenti di contact tracing, diversi per ogni Paese, che sfruttano i famigerati big data, cioè le informazioni relative ai nostri comportamenti e abitudini, raccolti in massa. Il risultato di questo information overload? Uno stato di stordimento in cui sembra di aver perso le uniche certezze che si avevano. Questo disorientamento necessita, dunque, di alcuni punti cardinali:

1. Beautiful

Bella come il sogno di poter fermare il nostro Joker Covid-19, Immuni è l’app scelta dal Ministero per l’Innovazione tra 319 proposte di soluzioni tecnologiche per il monitoraggio. L’applicazione sviluppata dalla società Bending Spoons, fondata da 5 brillanti millenials di cui 4 italianissimi, funziona grazie alla tecnologia Bluetooth low energy, a basso consumo. Come? Tramite l’app il nostro cellulare produce continuamente codici casuali che possono essere visualizzati e memorizzati dagli altri dispositivi vicini e che funzionano da identificativo; i dati raccolti vengono poi conservati in una parte criptata del nostro cellulare e vengono trasmessi al server in cloud solo nel momento in cui l’utente, avendo scoperto di essere positivo, lo dichiara sull’applicazione e decide di accettare le condizioni di trattamento dei dati. A questo punto, tutti i dispositivi entrati in contatto con uno dei codici identificativi dell’utente infetto vengono notificati del contagio, senza mai specificare i dati personali del paziente affetto da Covid-19: niente codice Imei del dispositivo, né indirizzo IP, a garanzia del totale anonimato.

Il problema? Il download su base volontaria. L’applicazione raggiunge gli obiettivi di tracciamento solo se utilizzata da una grossa fetta della popolazione: a Singapore, per esempio, solo un quinto degli abitanti ha scaricato l’app proposta dal governo. In Italia la situazione potrebbe rivelarsi ancora più critica se si considera la possibile cannibalizzazione da parte di app alternative, come AllertaLOM di regione Lombardia, che utilizza una modalità di tracciamento completamente diversa. La dicotomia efficacia-libertà renderà inutile l’utilizzo di tali strumenti? Questo non si può dire con certezza, ma più avanti nell’articolo cercheremo di spiegare le motivazioni di una scelta così “etica” che sembra compromettere il funzionamento dell’applicazione stessa.

In questo inseguimento all’ultimo respiro gli amici della Silicon Valley diventano i nostri Robin: la tecnologia descritta esiste grazie ad un’eccezionale collaborazione tra i colossi Apple e Google, che ha reso possibile la comunicazione tra dispositivi iOS e Android e quindi le stesse applicazioni. Inoltre, le big tech companies stanno supportando i governi fornendo mappe che descrivono gli spostamenti degli utenti. È il caso di Facebook che all’interno del progetto data for good trasmette ad organizzazioni non profit e ricercatori big data costantemente aggiornati, in forma aggregata ed anonimizzati, quindi privi di qualsiasi dato sensibile. Gli addetti hanno poi la possibilità di integrarli con altre informazioni, per esempio quelle rilasciate dalla protezione civile, al fine di avere una panoramica più chiara della diffusione del virus.

Forse forse è arrivato il momento di esorcizzare - almeno in parte - questi big data, che si stanno rivelando un alleato estremamente prezioso nella lotta contro il Covid-19. Con un pizzico di fantasia - senza la mente umana sarebbero completamente inutili - i big data possono avere infinite possibilità di utilizzo: dall’analisi della provenienza delle interazioni con i chatbot, i quali segnalano utenti con sintomi da coronavirus, al monitoraggio delle conversazioni sui social o delle keyword digitate su Google, fino all’uso incrociato di tecnologie Bluetooth e di geolocalizzazione come proposto dal Mit.

2. Unethical

Ai problemi etici ci ha pensato mamma Europa. Grazie alle precise raccomandazioni della Commissione Europea e al team di ricerca appositamente costituito[2], la sicurezza dei cittadini occupa il primo posto: le applicazioni per il contact tracing devono garantire l’anonimato, essere installate su base volontaria ed utilizzare tecnologie che non consentano il tracciamento degli spostamenti del singolo[3].

Certo, alcuni punti, come l’accesso ai dati da parte di paesi terzi o la difesa contro eventuali attacchi cracker, sono ancora da definire; nel panorama europeo non possiamo però parlare di strumenti non etici, come conferma il commissario europeo Thierry Breton dichiarando di non voler scendere a compromessi in materia di privacy.

Allo stesso tempo, anche le big tech companies, forse mosse da un desiderio di riscatto dopo le bufere che le hanno investite negli scorsi anni, sembrano lavorare con i governi con la massima trasparenza, collaborando per il bene comune e dimenticando, almeno per ora, i recentissimi screzi con l’Unione Europea.

3. Dangerous

Se permettete un piccolissimo spoiler, sapete che fine fa lo strumento di Batman? Viene distrutto automaticamente appena catturato Joker. Nolan ci suggerisce che i provvedimenti di contenimento sono misure eccezionali, da utilizzare in situazioni altrettanto straordinarie. La pericolosità risiede quindi nel loro utilizzo sistematico. La pandemia non può diventare una scusante per normalizzare scelte contestuali, (forse qui ci starebbe un rimando all’articolo su Orban) sostenute da una narrazione della paura, ma è invece l’occasione per dimostrare la vittoria di sforzi comunitari congiunti nel rispetto dei diritti del cittadino.

Come scriveva Bell nel 1979 sull’Harvard Business Review, la tecnologia è semplicemente un mezzo che intensifica la direzione in cui un sistema politico decide di andare. Allora la domanda da porsi è: in che direzione sta andando il nostro Paese?

Silvia Redaelli

Immagine 1: Scena dal film “Il cavaliere oscuro”

Immagine 2: https://dataforgood.fb.com/tools/disease-prevention-maps/

[1] https://dataforgood.fb.com/

[2] https://www.pepp-pt.org/

[3] https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_670