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Di Marta Delodi

Sentenza storica della Corte di giustizia UE: il Regno Unito può revocare unilateralmente la decisone di uscire

Il Regno Unito è libero di revocare unilateralmente la notifica della sua intenzione di ritirarsi dall’UE”, ha affermato la Corte di giustizia UE.

Il giudizio è arrivato proprio prima del voto della Camera dei Comuni sul “Brexit deal” tra Theresa May e l’UE. Il voto era in programma per domani, 11 dicembre, ma posticipato in fretta e furia nel pomeriggio dopo l’annuncio della decisione della Corte. Una data precisa non è ancora stata rilasciata ma secondo i tempi politici la discussione a Westminister non potrebbe avvenire prima di Natale, May cerca di prendere tempo e di ricompattare la maggioranza per evitare la bocciatura.

Questa sentenza porta senz’altro giovamento agli anti-brexit, basterebbe un voto negativo contro la bozza proposta dal Primo Ministro inglese per non avere nessun accordo sull’uscita aprendo le porte a possibili nuovi scenari.

Quali?

  • Dopo una bocciatura della Camera dei Comuni le dimissioni del Primo Ministro sarebbero uno scenario molto probabile. Si opterebbe per un Primo Ministro ad interim, mentre i Tory pianificherebbero una gara verso la leadership ancora tutta da giocare.
  • May potrebbe chiedere l’intervento di Michel Barnier, il capo negoziatore della Brexit dell’Unione Europea, e riaprire i colloqui. Chiedendo concessioni sul “backstop” irlandese, e rimettere tutto in gioco con un secondo voto della Camera dei Comuni.
  • Molti parlamentari conservatori e laburisti sarebbero felici di vedere una soluzione “soft-Brexit”, in stile norvegese, che mantiene la Gran Bretagna nel mercato unico, come suggerito da Amber Rudd, segretario del lavoro e delle pensioni. Anche se in precedenza ha negato l’idea, May potrebbe fare un’inversione a U e provare a vedere questa possibilità come compromesso per evitare il disastro.
  • Un abbandono dell’accordo per virare verso un secondo referendum, e richiedere l’opinione popolare. Dove secondo gli ultimi sondaggi il 52% della popolazione britannica sarebbe a favore di un “remain”. Questa è senza dubbio l’opzione meno probabile, ma rumours attorno a Westminister dicono che i Tory sarebbero vicini a questo possibile scenario e se i Labour appoggiassero ufficialmente l’idea, un secondo referendum – come suggerito da Keir Starmer, il segretario ombra di Brexit – potrebbe accadere.
  • Se il Parlamento non trovasse un accordo sul tipo di uscita dall’Unione Europea che vuole, e se non ci fosse una maggioranza per un secondo referendum, la Gran Bretagna precipiterebbe verso il 29 marzo 2019 senza un accordo. Un gruppo di Brexiters con a capo Boris Johnson preferirebbe accettare di negoziare con l’Europa i termini base nel World Trade Organisation (WTO) più di un “May’s deal” o qualsiasi forma di “soft- Brexit”.
  • Nell’ultimo improbabile scenario, la Brexit verrebbe abbandonata senza un secondo referendum, nel caso in cui non avverrebbe un accordo in nessun ambito e il “no deal” rimarrebbe bloccato come opzione dal Parlamento. Rimarrebbe l’opzione non- Brexit. May o il premier di un nuovo governo di unità nazionale annullerebbe ogni scelta presa fino ad adesso e così, il Regno Unito rimarrebbe nell’UE.

Qualunque sarà la scelta finale degli inglesi la sentenza di oggi dei giudici di Lussemburgo è senza dubbio storica, andando a colmare il vuoto normativo del Trattato sul funzionamento dell’UE. Ora la revoca, come la decisone di abbandonare l’Unione Europea, rimane una decisone di un singolo Stato, in maniera unilaterale.