Come nasce un porto, il caso di Viareggio

Ambiente nov 09, 2020

Come nasce un porto? Come si sviluppa? La nostra società, progredita anche grazie agli scambi commerciali e culturali, volge sempre più il suo sguardo al mare, fonte di immensa ricchezza. Osserviamo dunque il caso di Viareggio, il cui porto è il chiaro esempio di una crescita continua di quasi mille anni.

L’Italia è uno dei paesi che più in Europa, sia per la posizione geografica che per la sua storia, vive e basa la propria economia sul mare, in modo diretto e indiretto. Porti come quelli di Genova, Livorno, Trieste e soprattutto Gioia Tauro sono tra i maggiori in quanto a merci importate e, in generale, movimentate. Allo stesso tempo, però, dobbiamo ricordare che un altro settore ancora più vitale per l’economia italiana è il turismo e, matematicamente parlando, nell’intersezione dei due insiemi, possiamo scoprire la nautica da diporto. Ed è proprio qui che troviamo l’importanza del porto di Viareggio, dove vengono costruiti alcuni degli yacht più grandi del mondo. Ma questo è solo l’ultimo capitolo di uno dei porti la cui storia si può ricercare indietro nei secoli. Ripercorrendo la linea del tempo a ritroso, arriviamo al 1324, data in cui Castruccio Castracani, duca di Lucca, attuò un piano di opere che permettessero la navigabilità sul canale oggi passante per la città di Viareggio, dove all’epoca era presente solo un forte militare. Questo investimento, che aveva lo scopo di rendere la zona un luogo di smistamento centrale per i commerci lucchesi, è stato il punto di partenza dal quale, nei secoli, gli scali del canale sono progressivamente diventati il porto che noi oggi conosciamo. Castracani riuscì nel suo intento e possiamo confermare, osservando i disegni cinquecenteschi dell’approdo, la presenza di numerosi magazzini intorno ad esso che dimostrano la ricchezza dei traffici commerciali locali.

Al giorno d’oggi, la cantieristica e il suo indotto rappresentano il principale motore economico della città, insieme al turismo, ma la loro origine si può individuare solo nel 1809 quando, a fianco della Torre Matilde, il forte costruito in sostituzione dell’originale del 1100 per difendere l’imboccatura del porto, venne varata la tartana San Pietro, la prima imbarcazione costruita a Viareggio, opera del maestro d’ascia Valente Pasquinucci e del calafato Pasquale Bargellini. Solo 10 anni più tardi, il 2 ottobre 1819, la nuova duchessa di Lucca, l’Infanta di Spagna Maria Luisa di Borbone, dato il suo enorme interesse per lo sviluppo della città, dispone la creazione della prima Darsena viareggina, la “Darsena Lucca”. Questa, progettata dall’architetto di corte Nottolini, risultava essere di forma rettangolare avente su due lati gli scali di costruzione per le imbarcazioni (che all’epoca venivano costruite in legno dai maestri d’ascia, che si occupavano di tagliare e assemblare gli assi di legno, e dai calafati, che doveva impermeabilizzare lo scafo) e su gli altri due le banchine per gli ormeggi. Gli scavi dell’opera, però, trovarono l’opposizione dei cittadini, i quali temevano il ritorno della malaria in città con il nuovo bacino acquatico. Un’opposizione che però non ha intimorito la duchessa, che ha spinto, affidando il progetto ad un nuovo architetto, affinché la darsena fosse ultimata. E così fu: i lavori terminarono nel 1823, anche grazie alla manovalanza dei prigionieri della suddetta Torre, adiacente al cantiere.

Da quel momento il piccolo porto-canale di Viareggio ebbe una forte crescita. Sorsero nuovi scali e la fama di Viareggio nella costruzione delle imbarcazioni, principalmente da pesca,  arrivò in breve tempo fino all’Inghilterra: una delle navi più famose nate dalla cantieristica locale era il barcobestia, un mercantile di dimensioni contenute ma dalle eccellenti caratteristiche e qualità, il cui nome deriverebbe dall’italianizzazione dell’esclamazione inglese “best barquentine”, che i marinai inglesi pronunciarono alla vista del veliero.

L’importanza di questo porto divenne sempre più evidente e, a seguito di fondamentali investimenti, venne costruita una seconda darsena, la darsena Toscana, e quindi una terza, la Darsena Italia, la cui prima pietra fu posta dall’allora Re d’Italia Vittorio Emanuele III. Inoltre, nel 1908, il governo, presa coscienza del ruolo dello scalo, elevò Viareggio a sede della Capitaneria di Porto.

Dopo le due guerre mondiali, negli anni ’70, il porto ha continuato ad ingrandirsi, grazie alla creazione della nuova diga foranea, conosciuta dai viareggini con il nome di “muraglione”, e della nuova darsena Viareggio, che ha dotato la città di specchi d’acqua sempre maggiori sia per la cantieristica che per l’ormeggio delle navi.

Con il tempo, grazie sicuramente alla crescente fama, molti artigiani locali hanno dato vita a cantieri navali che tutt’oggi sono leader mondiali nella costruzione di imbarcazioni da diporto. È il caso di Benetti, che nella seconda metà del Novecento ha prodotto navi mercantili di dimensioni notevoli e che oggi, insieme a Perini, Codecasa e molti altri, forma il tessuto economico della cantieristica da diporto il quale offre quotidianamente, considerando il suo indotto, il lavoro a migliaia di persone in altrettante aziende.

Il porto di Viareggio, ancora in continua crescita, è il cuore storico della città, attorno al quale si è creata la società che oggi conosciamo che nei secoli ha portato Viareggio ad essere un fulcro portuale primario nel panorama cantieristico e diportistico non solo toscano, non solo italiano, ma mondiale.

Fonte: ricerche sul Porto di Viareggio e su Maria Luisa di Borbone a cura dell’Istituto Tecnico Nautico Artiglio di Viareggio, con la coordinazione delle docenti Prayer e Aversa.



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Alessio Baldini

19 anni, toscano, Coordinatore dei Millennials Toscana