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Di recente in India ci sono stati vari scontri religiosi, precisamente fra Induisti e Musulmani. Gli scontri hanno causato morti e molti feriti. Sono state bruciate due moschee ed è stata vandalizzata una delle principali università del paese, l’Università Jamia Millia (UJM).  


L’origine dei fatti

Bisogna tornare indietro nel tempo, precisamente a Dicembre, quando il Parlamento Indiano approva una legge per la tutela delle minoranze. La legge, prevede che tutti i rifugiati e gli immigrati (anche irregolari) che sono in India da almeno 5 anni, abbiano la possibilità di richiedere la cittadinanza. Tutti ad eccezione dei musulmani, che sono l’unica minoranza non inserita in questa nuova legge. Il premier indiano, del Partito Popolare il Bharatiya Janata Party (destra), ha giustificato questa scelta dicendo che i musulmani non hanno bisogno di protezione, in quanto costituiscono la maggioranza nei paesi di provenienza.

Accenno storico

Nel 1947 con la “partition”, la spartizione del subcontinente indiano, presero vita due nazioni l’India e il Pakistan. Il primo è di religione induista  il secondo è di credenza islamica. Da allora, gli induisti più radicali, cercano di “completare” l’opera della “partition”, ovvero, i musulmani che vivono in India dovrebbero andare in Pakistan e gli induisti che abitano in quel paese dovrebbero invece poter vivere in India. Quindi, quest’ultima legge sulla cittadinanza ha proprio questo scopo: non rendere mai i cittadini di fede musulmana indiani.

Le prime conseguenze

Dalla data di approvazione della legge (13 dicembre 2019), sono iniziate  molte proteste pacifiche, fino al 15 dicembre quando la polizia fa irruzione nell’università Jamia Millia (università islamica), mentre si stava svolgendo , appunto, una protesta causando centinaia di feriti. A quanto riferiscono i rappresentanti del corpo studentesco gli universitari stavano protestando in maniera  pacifica fino all’arrivo della polizia. Questo primo scontro ha causato una serie di altre proteste violente in tutto il paese fino ad arrivare a fine Febbraio.

La notte del terrore

Siamo nella notte di Martedì 25 Febbraio, a Delhi, un gruppo di Induisti  estremisti, prende d’assalto una moschea della città e iniziano a bastonare i fedeli all’interno intanto bruciando l’edificio.  Una folla di induisti riempie la strada iniziando a venerare una divinità indù per poi picchiare l’imam e uccidere il muezzin (colui che richiama i fedeli dal minareto). I manifestanti hanno poi issato sopra le parti restanti del minareto una bandiera associata ad un gruppo indù di estrema destra. Gli scontri sono continuati a lungo e sono stati interrotti solo con l’arrivo della polizia. Nei giorni precedenti alla protesta, la tensione era alta. Ad alcuni giornalisti (così documenta la BBC) è stato addirittura chiesto di abbassarsi i pantaloni per dimostrare che non fossero musulmani, poiché nella religione islamica è prevista la circoncisione.

Nei giorni seguenti gli scontri non si sono interrotti, infatti, alcuni gruppi di induisti, hanno preso di mira negozi e case del quartiere musulmano bruciandole e saccheggiandole. Solo con l’intervento della polizia i manifestanti si sono dileguati. Per adesso il bilancio è di 200 feriti e 30 morti dalla notte dell’orrore. I vigili del fuoco della città raccontano alla CNN di aver ricevuto oltre 170 segnalazioni di incendi dolosi in soli due giorni.

La paura

La situazione sta lentamente tornando alla normalità, ma per la popolazione musulmana la paura è ancora molta. Affermano di non si sentirsi tutelati ne dalle leggi dello stato ne tanto meno dalla polizia. A tal proposito la BBC ha documentato una migrazione di massa (Video) da parte di alcuni cittadini musulmani della capitale, che hanno deciso di lasciare le loro case per trasferirsi in luoghi più sicuri.

Le risposte da parte delle autorità

Dopo le rivolte è intervenuto anche il più alto funzionario di New Delhi, Arvind Kejriwal. Quest’ultimo accusa la polizia di non essere intervenuta tempestivamente a placare le proteste. Per prevenire altri scontri chiede di instituire un coprifuoco e l’intervento dei militari per garantire maggiore sicurezza. Ajit Doval, consigliere della sicurezza nazionale, ha affermato che sono state disposte forze di polizia e paramilitari a sufficienza per gestire la situazione e ha intimato la popolazione di fidarsi delle autorità.

Nelle settimane successive le tensioni si sono abbassate, ma vi terremo aggiornati nel caso di nuovi sviluppi.

Francesco Ceroni

Immagine 1

https://time.com/5752186/india-protests-citizenship-act/

Immagine 2

https://www.affarinternazionali.it/2019/11/india-ayodhya-hindu-musulmani/