Ursula Bassi

Ursula Bassi

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Il Covid-19 ha travolto le nostre vite, abitudini e priorità.

La nostra preoccupazione principale di queste settimane è stata, e continua a rimanere, quella di non prendere il virus, per evitare il decorso di una malattia comunque pericolosa e per evitare di essere un vettore di ulteriori contagi; tutti i cambiamenti che hanno mutato la vita di noi e delle nostre città derivano da questo. La vita però non dipende solo dall’evitare di essere contagiati da un virus: le nostre esigenze per mantenere uno standard di vita appagante e sicuro dipendono da molti altri fattori che la paura di un virus non può cancellare.

Quello che intendo dire è che una priorità non cancella tutto il resto. Tutti vogliamo stare bene, proprio per questo non è sufficiente occuparsi solo del virus, non possiamo sospendere tutto il resto: dobbiamo continuare a mangiare sano, fare del movimento, dormire le ore giuste, evitare quello che ci fa male.

Le esigenze del nostro corpo non vanno in stand-by per il Covid-19. Vale per noi e vale per il nostro Pianeta. Lo dico perché tanti in questo periodo ironizzano su dove sono finiti quelli preoccupati del riscaldamento globale. Non siamo spariti, o almeno quelli realmente preoccupati ci sono sempre. Certo, è chiaro che adesso c’è un’emergenza in corso, che dobbiamo essere concentrati su come ridurre prima, ed eliminare poi, questo virus, ma ciò non significa che in questa fase, e magari anche nella successiva, possiamo trattare male il nostro Pianeta.

Se c’è una cosa che abbiamo imparato in questa emergenza è che i problemi non si fermano con i muri, i guai non rispettano le frontiere. I problemi globali richiedono risposte globali, nessuno li risolve da solo, vale per il Covid-19, vale per il riscaldamento globale.

Però intanto, anche se adesso siamo concentrati sul virus, un po’ di attenzione all’ambiente non guasta. Negli Stati Uniti la lobby dei sacchetti di plastica, sfruttando l’attuale psicosi, sta dicendo che le borse riutilizzabili possono facilitare la trasmissione di malattie. Sarà la scienza a dare una risposta, però certamente rimuovere i divieti di usare i sacchetti monouso non farebbe bene all’ambiente.

Poi ci sono le mascherine e i guanti: è evidente che in questa fase sono fondamentali, però il loro utilizzo corretto non cessa quando ce li sfiliamo dalla bocca e dalle mani. Occorre smaltire correttamente, per impedire di riempire le nostre strade e i nostri fiumi, quindi anche i mari di plastica. Su questo serve educazione, consapevolezza, ma anche qualcosa di pratico come dei cestini raccogli dispositivi nelle nostre città. Le città che hanno vinto la sfida contro i mozziconi di sigarette non sono quelle che facevano le multe più alte, ma quelle che dotavano le aree a più alta densità di fumatori con dei cestini raccogli mozziconi. Le città facciano altrettanto per raccogliere mascherine e guanti monouso, campagne educative e cestini di raccolta.

Per dirla in breve, meno droni, più cestoni.


Ursula Bassi