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Il Covid-19 si allarga nel mondo e non conosce né confini né i problemi radicati nel tempo dei luoghi in cui si ferma. E non guarda in faccia a nessuno, non tiene conto neppure delle difficoltà di un Paese, anzi sembra accanirsi là dove è più difficile contenerlo, quasi cercasse un modo per estendersi senza l’opposizione della scienza e della civiltà.

Il caso Ecuador: i dati ufficiali

L’Ecuador è sicuramente un caso emblematico: le autorità sanitarie sono in allarme per il forte aumento dei contagi e dei morti che, alla data del 14 aprile 2020 ammontano a 7.529 casi confermati a fronte di 355 decessi, di cui oltre i 2/3 (sia dei contagi che dei decessi) sono concentrati nella provincia di Guayas, dove si trova il principale porto e centro industriale, con le ovvie conseguenze economiche per un paese già di per sé in difficoltà. Il dato potrebbe non sembrare così tragico, ma la domanda è: “i dati sono certi?” o tanti decessi e contagi non vengono riportati perché non conosciuti o imputabili ad altre patologie? Voci ufficiali affermano che quando l’epidemia ha avuto origine non c’era la disponibilità di un numero sufficiente di tamponi a disposizione, e questo avrebbe reso i dati ufficiali non così attendibili.

I morti nelle strade

Quello che è certo è che, sulla base di quanto riferito dai media del Paese, nella città di Guayaquil si possono riscontrare numerosi cadaveri ammassati nelle strade delle periferie e molti di questi corpi, rimasti sotto il sole cocente e avvolti in sacchi di fortuna, sono la risposta evidente alle numerose difficoltà sanitarie che l’Ecuador sta affrontando. Si era, tra l’altro, diffusa l’idea che le sepolture non dovessero avvenire immediatamente, creando molti corpi insepolti negli ospedali a cui si sono poi sommati quelli delle persone decedute nelle case. Virali nei social network sono diventate le immagini che mostrano questi terribili scenari di desolazione e morte, dovuti anche alla riduzione degli interventi delle Agenzie funebri che, contestualmente, sembrano aver  aumentato i prezzi per le lori prestazioni, peggiorando così una situazione già tragica nei quartieri periferici più poveri: riguardo a questa terribile situazione, la città ha provveduto a dotarsi di oltre 4.000 bare di cartone per accelerare la sepoltura dei corpi accumulati.

La crisi economica, politica e sociale del Paese

Guayaquil, una città, così ricca e povera nello stesso tempo, dove si incontrano le fortune rivenienti dei tanti commerci internazionali e la mancanza d’acqua e di elettricità nelle numerosissime zone povere, non sembra essere in grado di dare risposte adeguate ad un fenomeno ormai così esteso nel mondo e così terribilmente incombente sul Paese. Ecco allora che, insieme all'emergenza Coronavirus, in Ecuador arrivano le dimissioni di due rappresentanti del governo: la ministra della Salute, Catalina Andramuño e il ministro del Lavoro, Andrés Madero, a dimostrazione di una crisi non solo sanitaria. Le risposte da parte della politica non sembrano essere sufficienti, nonostante le decisioni recentemente assunte, quale la sostituzione dei dimissionari o il coprifuoco imposto dal Presidente Lenin Moreno dalle ore 14,00 alle ore 5 del mattino, che potrà ridurre sicuramente i contagi, vista la rigidità delle sanzioni (100 USD alla prima infrazione, 400 alla seconda e l’arresto alla terza) ma non le differenze né l’odore di morte che oggi si respira nelle strade della “perla del Pacifico”.

Covid-19: una soluzione globale ad un problema comune

Queste le notizie ufficiali dall’Ecuador, ma qual è la risposta del mondo? Ogni Paese, preso dalle proprie emergenze sanitarie pensa, com’è comprensibile, a risolvere i problemi interni e chiude mestamente un occhio su ciò che non vede o non vuol vedere: ma il Covid-19 è un problema globale e chiede una soluzione comune. Le conseguenze non sono e non saranno solo sanitarie, i problemi che i Paesi incontreranno saranno tanti e richiederanno sacrifici e sforzi. Aspettiamo allora un vaccino ed una cura che saranno, speriamo, diffusi gratuitamente in tutti i Paesi del modo, ma anche una solidarietà diversa, che aiuti i Paesi in maggiore difficoltà a rialzarsi, con dignità, dalla crisi economica nella quale piomberanno una volta sconfitto il virus.

Cecilia Silvi