Silvia Redaelli

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Già qualche settimana fa, parlando della questione app di tracciamento (articolo che trovate qui) avevamo accennato alla necessità di esorcizzare i big data, troppo spesso stigmatizzati a priori. Infatti i big data non sono altro che masse di dati troppo grandi per essere processate da un essere umano perché troppo veloci, dato che si aggiornano in tempo reale, o troppo eterogenei, perché vengono da basi di dati tra di loro molto diverse. Oggi vogliamo cercare di dare “a ciascuno il suo”; presentando un’iniziativa volta alla sostenibilità ambientale, la quale, senza l’utilizzo dei big data e di TensorFlow, software open source per il machine learning, non sarebbe potuta essere realizzata.

A Expo 2015, nel padiglione UK, abbiamo imparato l’importanza delle api per il nostro pianeta e la sua biodiversità. In quanto insetti impollinatori, le api sono essenziali alla riproduzione di molte specie vegetali, che altrimenti potrebbero sparire. Purtroppo, l’uso di pesticidi così come altri fattori, tra cui la coltivazione intensiva, l’inquinamento o il climate change è causa di una drastica diminuzione del numero di api sul nostro pianeta. Per esempio, in territori in cui la vegetazione non è variegata, le colonie di api non riescono a trovare cibo durante tutto l’anno, ma solo in alcuni periodi. Secondo il FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations) il tasso di estinzione delle diverse specie di api è più alto del 100% e addirittura arriverebbe fino al 1000% a causa dell’impatto umano. Ma allora come tutelare questi preziosi esserini gialli e neri?

Big data for little insects

Tre ragazzi tedeschi hanno dato il loro contributo fondando Apic.ai, una startup con l’obiettivo di salvare le api. Katharina Schmidt, uno dei tre fondatori, è riuscita a trasformare quella che era una passione di famiglia, l’apicoltura, in un concreto aiuto al nostro pianeta; la ragazza ha infatti sentito l’esigenza di dare motivazioni concrete ed evidenze fattuali alla scomparsa di questi piccoli animali, dato che le ragioni della massiccia moria di api, ad oggi, non sono state ancora indagate, perché, come afferma Katharina, ci sono tante opinioni, ma pochi dati.

Grazie all’uso dell’intelligenza artificiale Apic.ai riesce a raccogliere, processare e mostrare i dati riguardanti i movimenti delle api melifere – la specie più diffusa di api, quelle che producono miele, come dice il nome stesso - e automatizzare le osservazioni con l’aiuto del machine learning.
Il processo è semplice: viene collocato un monitor con una fotocamera all’ingresso dell’alveare e le api vengono utilizzate come biosensori così che, quando le api volano di fiore in fiore, non raccolgono solo nettare ma anche dati riguardanti, per esempio, il tasso di ritorno all’alveare, la quantità di nettare portata da ogni ape o la tonalità di colore del polline raccolto, riuscendo così a fornire informazioni sulla disponibilità di cibo degli insetti impollinatori o sulla diversità di vegetazione nell’ambiente circostante.

I dati delle diverse postazioni sono poi aggregati e consegnati alle autorità competenti per prendere decisioni in merito a dove piantare gli alberi o se costruire nuove aiuole in città.

Il lato positivo

Ovviamente l’iniziativa di Katharina e i suoi amici è solo un primo passo, ma ci ricorda che un semplice gesto come piantare fiori sul proprio balcone di casa può essere utile a garantire la sopravvivenza delle api nella nostra città e quindi la biodiversità.
Allo stesso tempo, la startup Apic.ai ci dimostra quanto i big data siano una risorsa essenziale per la transizione da una governance che assume le opinioni e la visione di un esperto per costruire la propria agenda a una governance che si basa sui dati, la quale rende possibile la presa di decisione in tempo reale, come avviene nelle smart cities.

In poche parole i big data e il relativo utilizzo non sono negativi a prescindere, bensì sta tutto nell’utilizzo che se ne fa: alcuni, come Katharina, scelgono di utilizzarli per scopi nobili mentre altri, come abbiamo visto anche nell’intervista di settimana scorsa con il prof. Carroll (che trovate qui), scelgono di usarli per fini a dir poco ambigui.

Silvia Redaelli

Immagine 1: http://www.expo2015.org/2018/06/07/expo-milano-2015-pubblica-il-suo-report-ufficiale/

Immagine 2: profilo Instagram Apic.ai