Millennials

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Di Habiba Manaa

Questa mattina, mentre mi guardavo allo specchio, ripensavo alle parole del candidato della Lega Attilio Fontana. Mi guardavo e mi tornava riflessa l’immagine di una ragazza, italiana, che qui si è laureata. Certo ho un colore della pelle un poco più scuro della norma. Sono i geni regalati dai miei genitori. Loro non sono italiani, di dove poco importa. Mi guardavo e non pensavo di essere un pericolo per il Paese. Addirittura per una fantomatica razza italiana. Poi mi sono chiesta “che vuol dire ‘razza italiana’?” Ecco, magari parliamo di un misto di genti che da sempre si sono incontrate e hanno dato vita ad alcune delle più feconde esperienze culturali della storia dell’umanità. E quindi persone provenienti dal Medio Oriente, dal Nord Africa e poi normanni, slavi, arabi e poi via via e l’elenco sarebbe lungo. Già, il termine razza: all’inizio mi veniva da ridere all’assurdità di una simile affermazione, poi, poi mi accorgevo che non vi era da ridere. Non vi era nulla da ridere. Mi guardavo e cercavo in me elementi, indizi, che fossero indicatori di un potenziale pericolo per chi entrava in contatto con me. Non ne vedevo. Forse erano nascosti, tanto da richiedere un esame. Si, un esame per scoprire dove si annida il pericolo. Nel mio essere donna? Nel mio essere una cosiddetta seconda generazione? Insomma, cosa sono, un virus? Uno di quelli che vanno cancellati? Il come lo lascio agli storici. L’umanità si è sbizzarrita nelle maniere più atroci per cancellare la diversità quando serviva trovare un capro espiatorio.
Non vogliono far vaccinare i figli contro batteri letali, magari perché pensano che l’odio e l’ignoranza siano una protezione adeguata contro il fatto di essere umani. Si, essere umani, ed è ciò che non vogliono.
Ecco, alla fine avevo capito che qualche cosa non andava in loro. Nel loro giocare con la vita e la disperazione degli altri. Nell’aver bisogno della paura come maschera dietro cui nascondersi per non far vedere quanto sono miseri, infimi e pericolosi. Anche oggi esco a testa alta da casa, perchè sono una donna, perchè sono italiana ma anche portatrice della cultura e dei valori della mia famiglia. Perché rappresento come tanti altri come me un momento di incontro. Non siamo dalla parte della ragione. Fontana e quelli come lui sono dalla parte del torto.