Ddl Zan, la legge contro l'omotransfobia ferma tra supporters e oppositori in Senato

Attualità e politica mag 02, 2021

Che le iniziative legislative parlamentari non avessero la precedenza tra tutti gli altri tipi di proposte non è una novità. Basti pensare che negli ultimi tre anni sono state approvate solamente 36 leggi la cui iniziativa risale al nostro Parlamento. Lo 0,9 percento del totale delle proposte presentate. A spiegare ulteriormente questi numeri si aggiunge il fatto che un’iniziativa legislativa parlamentare impiega mediamente 227 giorni per essere esaminata. Il ddl Zan non sembra fare eccezione, anzi, la conferma e la rafforza, questa prassi. Infatti, il progetto di legge contro l’omotransfobia è in esame all’interno del Parlamento da 557 giorni. Sarebbe tuttavia superficiale rilegare a una prassi istituzionale il caso specifico del ddl Zan, poiché ciò che davvero rappresenta l’impasse di questo progetto è la mancanza di volontà politica condivisa sul tema. Ma qual è il contenuto di questo progetto di legge?

Il ddl Zan prende il nome dal deputato del Partito democratico, Alessandro Zan, che è stato il relatore del testo, il quale contiene misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza fondata sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale sull’identità di genere e sulla disabilità. Il ddl propone una modifica dell’art. 604-bis e ter del Codice penale italiano affinché venga inserito al loro interno un’ulteriore specificazione sul concetto di discriminazione e violenza, le quali possono essere fondate anche sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. In questo contesto, la libertà delle scelte e il pluralismo delle idee vengono tutelati dall’art. 4, il quale prevede che la libertà di espressione e di opinione sia fatta salva purché questa non venga praticata in modi non idonei e tali da rappresentare un concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti. Anche il codice di procedura penale subisce, con questo progetto di legge, una modifica all’art. 90-quater. Questo prevede che, nel valutare la condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa, si dovrà tenere conto se il fatto risulta commesso con l’intento di praticare violenza, odio razziale ‘’o fondato sul sesso sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere’’. Tra le ulteriori misure introdotte rientrano l’istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia (il 17 maggio) e una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Infine, è previsto lo svolgimento di una rilevazione statistica, affidata all’Istituto nazionale di statistica con cadenza almeno triennale, che dovrà misurare le opinioni, le discriminazioni, la violenza subita e le caratteristiche dei soggetti più esposti al rischio.

Il testo della ‘’legge Zan’’ è stato approvato dalla Camera nel novembre 2020. Negli ultimi giorni il tema è tornato al centro del dibattito politico poiché il ddl è rimasto fermo in Senato a causa della  sua considerazione non prioritaria da parte della Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, bloccando quindi l’avvio delle discussioni in Commissione Giustizia. Lo slittamento per la calendarizzazione della discussione del disegno di legge è stato giustificato dal Presidente della Commissione, Andrea Ostellari, il quale si appella a una “spaccatura fra i rappresentanti dei gruppi di maggioranza’’. Questa azione ostruzionistica praticata dal Senatore è in chiara violazione del regolamento interno del Senato, il quale prevede che, in mancanza di accordo sulla calendarizzazione, si proceda al voto in Commissione stessa. A conferma della sua  chiara volontà di bloccare i lavori in quanto avverso al ddl, si ricordi che la maggioranza in Commissione Giustizia è detenuta dai partiti favorevoli al disegno di legge contro l’omotransfobia, ovvero Pd, Movimento 5 stelle, Liberi e Uguali e le Autonomie. Il 28 aprile, tuttavia, la situazione è sembrata sbloccarsi; in Commissione Giustizia sono stati messi al voto i provvedimenti considerati prioritari (tra i quali il ddl Zan), riuscendo a far aggiudicare a quest’ultimo 13 voti favorevoli. Tutto il centrodestra, rappresentato da 11 voti, ha espresso la sua contrarietà. Di fatto, non è passato molto tempo prima che Ostellari muovesse l’ennesimo attentato al disegno di legge contro l’omotransfobia poiché, subito dopo la votazione, ha dichiarato la sua nomina a relatore del provvedimento.

I partiti oppositori al progetto, ed è evidente, non si sforzano molto di nascondere la loro volontà di arenarlo. Così dimostrano le loro dichiarazioni, tutte improntate a bollare il ddl Zan come “liberticida”. Come affermava Meloni alcuni mesi fa su Facebook, la legge Zan è «Una legge liberticida che punta solo ad introdurre un nuovo reato di opinione e a silenziare chi non si piega al pensiero unico». In termini simili, Salvini e il resto della destra modellano il loro pensiero, sostenendo che esistano già leggi improntate a punire la violenza. D’altronde, la stessa Italia Viva sembra voler arrivare al compromesso con gli oppositori. Lo annuncia Faraone, Presidente dei Senatori di Italia Viva: «Il ddl Zan può essere trattato, trovando condivisione tra le forze, con le proposte di modifica che anche noi vogliamo avanzare». Continua: «possiamo mostrare maturità, votandolo insieme questo ddl, portandolo in Aula e proponendo le modifiche». Ciò, tuttavia, significherebbe un nuovo passaggio del testo alla Camera e il reale rischio che venga, una volta e per tutte, abbandonato dai nostri rappresentanti.

Se per le destre il disegno di legge rappresenta una minaccia alla libertà, alcuni sostenitori dei diritti LGBTQ+ avanzano, rispetto a esso, alcuni dubbi. Questi sono indirizzati verso l’effettiva protezione che determinate categorie di soggetti godrebbero nel caso in cui il ddl diventasse legge. Si pensi alle persone non binarie, la cui espressione di identità di genere non sembra rientrare all’interno della definizione data all’art. 1, comma 1, lettera b: «per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione». In questo modo, il legislatore adotta una logica binaria che esclude dalla tutela chi non si identifica in nessuno dei due sessi. Similmente, nessuna protezione è prevista per le persone aromantiche o asessuali.

La necessità di ampliare le tutele per le persone che fuoriescono dalla visione binaria e/o eterosessuale è più forte che mai, soprattutto in un periodo in cui le logiche conservatrici sembrano riprendere vigorosamente vita. In questo, i nostri rappresentanti dovrebbero farsi carico di redigere una legge che modifichi, evolvendolo, il nostro sistema normativo per includere tutti i cittadini sotto l’ala della sua protezione. Attendiamo, quindi, con speranza il calendario dettagliato per l’esame del provvedimento.

Tag

Shalom Caruso

Ciao, sono Shalom Caruso e studio Scienze politiche, Relazioni internazionali e Diritti Umani. Scriverò sull’Estremo Oriente e l'attualità.