Millennials

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Di Alessandro Galli

L’opposizione va fatta sui temi e non con slogan di bassa lega come tanti se ne vedono quotidianamente sui social.

Il decreto dignità, che di degno non ha nulla se non il nome, ha già incrementato i costi delle assunzioni a tempo determinato dello 0,5%.

L’associazione (il)logica per la quale aumentando i costi del tempo determinato si incentivano le assunzioni a tempo indeterminato è, molto semplicemente, una stupidaggine clamorosa!
Se un qualcosa costa di più si finisce per utilizzare altre vie meno onorevoli come ad esempio le assunzioni in nero che inevitabilmente comportano l’aumento delle tasse conseguente appunto all’evasione.
Dovrebbe essere noto a tutti che viste le condizioni economiche legate al debito pubblico italiano risulta ad oggi, impossibile o quasi, tagliare una spesa senza aumentare il costo di un’altra ma le tipologie dei contratti sono molteplici! La riforma Biagi ne contava addirittura 36 solo nel 2003! Secondo la mia personalissima opinione è abbastanza sterile suddividere i contratti in due macrocategorie (tempo determinato e indeterminato). Più utile sarebbe capire a fondo le varie sfaccettature che ogni tipologia di contratto presenta ed è altrettanto sterile ritenere il contratto a tempo determinato “cattivo”.
Il contratto a tempo determinato consente a molte persone di poter fare esperienze lavorative nelle aziende senza il vincolo molto pregnante della pluriennalita’. Questo vale prevalentemente per la mano d’opera che rientra nella forbice fra i 18 e i 25 anni che non vuole vincolarsi per anni e anni ad un’azienda ma vivere la propria esperienza stagionale, quindi determinata, per poi passare ad altro sempre in ottica formativa.
Il Jobs act (predecessore del decreto dignità) aveva apposto a tal proposito le cd tutele crescenti ovvero una scalare acquisizione dei diritti in ambito aziendale per i lavoratori che man mano avevano intenzione di fidelizzarsi all’azienda.
Detto ciò ritengo che la soluzione potrebbe essere l’inserimento degli sgravi fiscali a tutte le tipologie di contratto perché, sembrerà strano, persino il tanto demonizzato voucher se usato con criterio può avere i suoi effetti positivi sull’economia. Rafforzare i sistemi di sicurezza ponendo, ove necessario, sanzioni per chi viola le disposizioni contrattuali è imprescindibile.

In sintesi aumentare i costi del lavoro non ha mai agevolato l’economia di un Paese.
Ps. Ritengo sia da prestare orecchio alle dichiarazioni dell’on. Marattin sullo split payment e su quanto fatto dal governo precedente sul settore economia e lavoro.