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È passato ormai più di un mese da quando, il 21 febbraio scorso, sono state chiuse le scuole dei comuni focolaio, il primo di una serie di restrizioni che hanno portato, in sole due settimane, alla sospensione di tutte le attività didattiche sull’intero territorio nazionale. Era il 5 marzo e, sia perché sarebbe dovuta durare solo dieci giorni, sia perché la fine dell’anno scolastico era lontana, questa chiusura non aveva destato particolare preoccupazione.
Ieri, però, dopo un mese e un giorno esatto dalla prima chiusura totale, sono arrivate maggiori risposte alle numerose domande e agli infiniti dubbi che, in questo mese di continue proroghe alla quarantena, hanno assalito i docenti, ma soprattutto gli studenti, di tutta Italia. È stato finalmente deliberato, infatti, il decreto-legge contenente le “norme relative agli Esami di Stato e alla valutazione delle studentesse e degli studenti per l’anno scolastico 2019/2020”, come riporta la nota diffusa dal Ministero stesso. Cerchiamo di fare chiarezza.

È vero che tutti avranno il 6 politico in pagella?

No. Ciò che più volte ha ribadito il Ministro, e che è stato ufficializzato in questo decreto, è che tutti gli studenti potranno essere ammessi alla classe successiva, convalidando così l’anno scolastico, ma saranno valutati sul loro impegno reale. La novità maggiore, però, è che per quest’anno non ci saranno “rimandati a settembre” perché, come dichiara il MIUR, il meccanismo dei debiti sarà congelato. Non ci saranno nemmeno bocciature: eventuali carenze saranno migliorate l’anno prossimo.

Per quanto riguarda l’esame di terza media, si farà? In che modo?

Ad oggi, purtroppo, l’esame conclusivo del primo ciclo di studi non ha ancora certezze. Il suo impianto, infatti, sarà modificato, se necessario, con un provvedimento ministeriale specifico. Le uniche informazioni riguardo alle modalità di esecuzione che vengono fornite sono che, se la situazione sanitaria lo permetterà, esso si svolgerà in forma semplificata. Se, invece, non ci saranno le condizioni, la valutazione finale sarà affidata al Consiglio di Classe, che valuterà lo studente anche sulla base di un elaborato.

L’esame di maturità invece come si svolgerà? Saranno tutti ammessi?

Ebbene sì, quest’anno tutti i ragazzi delle classi quinte saranno ammessi all’Esame di Stato. Bisogna notare che però non si tratta di una misura particolarmente eccezionale in quanto, in media, ogni anno viene ammesso il 96% degli studenti. Ovviamente, come per le altre classi, il voto finale e i relativi crediti saranno basati sull’andamento dell’intero anno scolastico. La possibilità di poter sostenere l’esame non è però sinonimo di promozione: per ottenere il diploma sarà necessario ottenere un punteggio minimo di 60/100, risultato dei punteggi delle prove e dei crediti maturati nel triennio.
Tuttavia, per sapere quali saranno le prove che dovranno sostenere i candidati bisogna ancora aspettare. Una data, il 18 maggio. Questa sarà l’elemento discriminante. Se il ritorno sui banchi avverrà prima, allora l’Esame sarà strutturato su tre prove: quella nazionale di Italiano, preparata dal Ministero, la prova di indirizzo, predisposta dalle commissioni (che ricordiamo essere formate da soli membri interni sotto la supervisione di un presidente esterno, come annunciato dal ministro Azzolina in parlamento) e, infine, l’orale.
Se invece lo stato di sospensione delle attività permanesse anche dopo il 18 maggio, è previsto lo svolgimento del solo colloquio orale.

Cosa succederà al prossimo anno scolastico?

Per prima cosa, all’inizio di settembre, al posto dei tradizionali corsi di recupero del debito formativo, in tutti i cicli d’istruzione sarà possibile, da parte delle scuole, far recuperare e integrare gli apprendimenti appresi parzialmente o non trattati nel corso del presente anno scolastico, con particolare attenzione ai ragazzi con bisogni educativi speciali o disabilità. Inoltre, il decreto fornisce al Ministero “gli strumenti per operare con rapidità e di raccordarsi, ad esempio, con le Regioni per uniformare il calendario di avvio delle lezioni”, come dichiarato dallo stesso.

La nota del Ministero conclude con l’annuncio di 4500 assunzioni di docenti vincitori di concorso o presenti nelle Graduatorie ad esaurimento, volte a coprire i posti di insegnamento rimasti vacanti da settembre, e di future assunzioni per il prossimo anno scolastico, con appositi provvedimenti.
È una situazione nuova ed è comprensibile che ci siano delle indecisioni, ma la Scuola è una delle fondamenta della nazione e servono risposte quanto più rapide. Questo decreto è sicuramente un passo avanti, ma rimangono ancora dubbi che, in un momento così delicato, necessitano di essere chiariti. Non ci resta quindi che attendere maggiori novità per il futuro.

Alessio Baldini