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Di Arianna Furi

Il mio viaggio sul Treno Pd è terminato da un paio di giorni, ma ancora non mi sono abituata a non essere più a bordo. Per chi ama la politica nel senso più nobile della parola avere l’opportunità di girare l’Italia toccando quei luoghi di cui normalmente non si sente parlare in tv o sui giornali, significa immergersi nel Paese reale.

L’esperienza sul treno è stata coinvolgente, veloce e senza un attimo di riposo, ma quello che mi porto dietro non è solo la stanchezza delle poche ore dormite o dei pranzi saltati, sono sopratutto i volti e le storie delle persone che ho incontrato. Sono le storie di un’Italia che nessuno racconta mai, straordinarie nel loro essere ordinarie, sono storie raccontate con il sorriso sulle labbra e con l’urgenza di chi non cerca altro che qualcuno disponibile ad ascoltare. È il racconto di Giorgia, una ragazza cresciuta in una famiglia di contadini con una grande passione per la scienza che dopo una laurea in ingegneria sceglie di investire in agricoltura unendo alla tradizione e all’antica sapienza l’innovazione e un pizzico di follia. È la storia dei ragazzi dell’Università di Urbino e delle start-up innovative che hanno lanciato dimostrando che la collaborazione tra università e impresa è una delle chiavi per ridare competitività al nostro Paese. È il volto di Luciano che dopo due diplomi ed una laurea al conservatorio decide di abbandonare tutto e trasferirsi per amore della sua attuale moglie a Montegranaro iniziando a lavorare in un’azienda che produce scarpe per grandi marchi. Sono i ragazzi del liceo scientifico incontrati a Canne Della Battaglia mentre traducevano una versione di latino tra i resti archeologici, orgogliosi della scuola italiana, degli insegnanti e delle opportunità che hanno in quanto cittadini italiani. Ed è la passione di Paolo che vuole dimostrare a tutti noi che a 26 anni si può fare impresa con successo e dare lavoro a decine di persone utilizzando strumenti come il Jobs Act e Industria 4.0.

Sono tornata a casa con due grandi certezze: c’è un’Italia che vuole essere ascoltata e che non si arrende e il nostro Partito ha la responsabilità di fare questo viaggio e di farsi carico di tutte queste voci; è la nostra generazione ad essere veramente protagonista di questo viaggio perché toccando con mano le realtà de nostri territori al di fuori delle polemiche politiche o del racconto che sei ne fa sulla stampa, ci facciamo carico di battaglie concrete contagiando le persone che incontriamo con il nostro ottimismo e la nostra voglia di futuro.