Cesare Manzaro

Cesare Manzaro

Leggi altri post di questo autore

Porti chiusi, l’ordinanza interministeriale

Il 7 aprile i Ministri di Trasporti, Esteri, Salute e Interno hanno emanato un’ordinanza congiunta in cui si considera l’Italia un porto non sicuro per le navi battenti bandiera straniera a causa dell’emergenza coronavirus, dal momento che, come ha spiegato la Ministra dei Trasporti, “i porti non presentano più i necessari requisiti sanitari richiesti dalla convenzione di Amburgo”.

Questo decreto si rifarebbe quindi alle norme straordinarie vigenti sul territorio italiano (che attualmente non permettono ai cittadini di spostarsi da un comune all’altro e impongono misure stringenti per i rientri dall’estero), sulla base del principio dell’eguaglianza di trattamento dei cittadini italiani.

Alan Kurdi, 146 persone in balia degli eventi

Il giorno successivo alla pubblicazione della suddetta ordinanza, la nave Alan Kurdi, che fa capo alla ong Sea Eye, ha presentato una richiesta di soccorso che è stata respinta. Da qui la reazioni di molti politici, in primis Orfini (Pd), Renzi (Iv) e diversi esponenti di Più Europa, che hanno criticato questa scelta, lanciando un appello al Governo per permettere ai 146 migranti a bordo della nave di ricevere assistenza medica e un luogo dove poter trascorrere la quarantena.

Il 17 aprile, dopo nove giorni in mare, il Governo ha finalmente permesso il trasbordo dei migranti dalla Alan Kurdi ad una nave italiana, la Raffaele Rubattino. Sono stati quindi inviati gli approvvigionamenti necessari a trascorrere la quarantena sulla nave, come derrate alimentari, farmaci, mascherine e guanti in lattice; inoltre, la Croce Rossa ha inviato un contingente di 22 operatori per il monitoraggio della situazione a bordo, permettendo così di concludere l’odissea interminabile vissuta dai migranti in questione.

L’appello del centrosinistra

Come era già emerso nei giorni in cui è stato negato lo sbarco alla Alan Kurdi, molti parlamentari di centrosinistra si sono opposti alle decisioni prese dall’esecutivo in merito alla questione dei porti chiusi. Italia Viva, Pd, +Europa e LeU hanno firmato un appello diretto al Governo per discutere con i Ministri interessati su quanto sta accadendo ma soprattutto su ciò che succederà. Nelle prossime settimane, con il miglioramento delle condizioni climatiche, le autorità internazionali si aspettano infatti un notevole aumento dei flussi migratori: per ovvi motivi, la gestione di questa situazione non può quindi essere la chiusura dei porti e l’abbandono di migliaia di persone in mare.

“L’Italia che conosciamo noi non chiude i porti, va a prendere questi nostri fratelli e li salva. Poi si impone la quarantena di due settimane ma dentro un porto, vivi. Perché i porti non si chiudono, mai”. Queste le parole di Matteo Renzi, che ben riassumono il concetto su cui si basa l’appello al Governo dei parlamentari, i quali pretendono che non si dimentichi l’umanità nemmeno in una situazione di grave emergenza.

Governo Conte I e II, cosa è cambiato?

Il Governo Conte II è nato per invertire la rotta intrapresa dal governo precedente. Uno degli slogan di punta del centrosinistra durante l’opposizione al governo Conte I, in particolare in merito ai Decreti Sicurezza varati dall’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini, era infatti “Restiamo Umani”. Nelle intenzioni della nuova maggioranza giallo-rossa, dunque, c’era l’eliminazione di questi decreti (che di fatto chiudevano i porti e non permettevano lo sbarco dei migranti) e modificare l’approccio riguardo la questione.

Con il passaggio della Lega da maggioranza ad opposizione la questione dei migranti ha perso rilevanza mediatica ed è passata in secondo piano. La gestione del nuovo esecutivo però è andata in controtendenza con quanto ci si aspettava: infatti, nonostante le misure si siano ammorbidite (non c’è più il divieto di ingresso nelle acque italiane), le navi sono ugualmente costrette ad aspettare per giorni in mare prima di avere il permesso di sbarcare; in molti casi infatti è accaduto che il governo abbia atteso di avere prima riscontri positivi dall’Europa sulla ripartizione dei migranti per poi lasciar sbarcare le navi, proprio come accaduto anche durante la permanenza di Salvini al Ministero. Dopo aver tentato invano di imbastire una trattativa europea per ottenere un migliore programma di redistribuzione, Conte ha abbandonato la materia lasciando che di fatto si proseguisse senza alterare troppo la scia del governo precedente.

Indubbiamente, l’emergenza che viviamo in questi giorni è una sfida durissima che ci sta mettendo a dura prova: questa non può però essere una giustificazione per chiudere i porti (e gli occhi) dimenticandoci dei nostri vicini che cercano di scappare da luoghi di guerra e di sofferenza. Adesso più che mai è quindi fondamentale rilanciare l’appello: RestiamoUmani.

Cesare Manzaro