Millennials

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Di Giorgio Ferrigno

Secondo me una giornata del genere non ha senso e non dovrebbe esistere. Ogni 17 maggio la civiltà sente il bisogno di ricordarsi che non bisogna odiare il diverso. Ma non basta una giornata per cancellare l’omofobia dalla nostra civiltà, non dobbiamo smettere di essere omofobi per una giornata all’anno, dovremmo ricordarlo ogni giorno della nostra vita.

In qualsiasi modo un individuo differisca dalla maggioranza non dobbiamo odiarlo. Perché l’odio è irrazionale. Perché l’odio è una forma arcaica per nascondere paure sepolte e mai condivise.

Direbbe Freud: “E’ il Super-io che ostacola il desiderio dell’Es”.

Oggi ricorre la giornata contro l’omofobia, la transfobia e bifobia. La variegata comunità è spesso raccolta nell’acronimo LGBT, anche se in Italia suona ancora come il nome di qualche strano uccello orientale. E quello strano uccello orientale diventa perfino più strano se viene spiegato e raccontato.

Complice la nostra tradizione cattolica, complice l’assenza di argomentazioni serie esposte dai media, ad oggi l’omofobia è ancora un’enorme problema in Italia.

Basti pensare che a un misero 12% di popolazione che si dichiara omosessuale, un altro 15% (circa 9 persone per condominio) prova apertamente disgusto verso la comunità LGBT. Immaginatevi di trasferirvi in un nuovo appartamento e senza neanche presentarvi, state già antipatici a nove persone.

Al di là dei numeri e delle statistiche, al di là di una misera occhiata o di una sollevata di ciglia, ci sono purtroppo casi ancor più gravi di vera e propria violenza.

Non possiamo rispettare un’opinione che arriva a ustionare le caviglie di Giuseppe, ad un esorcismo per Marcoo ad episodi di violenza continua per Laura, ragazza di 12 anni che pensa di essersi innamorata di un’amica. Questi tre ragazzi esistono, hanno raccontato le loro storie alla Gay Help Line e la cosa peggiore è stata confermare che i fautori di queste orribili torture siano stati i genitori stessi.

L’omofobia non è qualcosa di lontano o che succede solo per strada, nei “quartieri brutti”. Ma la viviamo ogni volta che la parola Gay è usata come insulto, come offesa. La viviamo ogni volta che 39 ragazzi su 40 rispondono che denunciare atti di violenza, non serve a nulla.

Io, come giovane, come iscritto al Partito che ha portato avanti la causa dei diritti civili, mi sento in dovere di puntare il dito verso gli aggressori. Nel nostro immaginario compaiono come uomini-incognita, incappucciati e delinquenti. In realtà spesso sono padri, madri, fratelli, amici.

Il bullismo serpeggia tra i banchi di scuola e le statistiche mostrano che sempre più spesso questa violenza è perpetrata da giovanissimi, addirittura minorenni. È quindi nostro compito invertire la tendenza di questo fenomeno.

Premiamo affinché tramonti questa visione del diverso come qualcosa di demoniaco ed esoterico. Impariamo l’uno dall’altro a vivere in concordia nella nostra diversità. E invece di pensare a ciò che ci distingue, riflettiamo sul tema che unisce qualsiasi tendenza sessuale: l’amore.

Concludo citando il celebre Harvey Milk, che per ironia della sorte fu attivista per i diritti civili e assassinato nel 1978 da un collega, il quale scontò solo cinque anni di carcere.

“Se non ti mobiliti per difendere i diritti di qualcuno che in quel momento ne è privato, quando poi intaccheranno i tuoi, nessuno si muoverà per te. E ti ritroverai solo.”