Millennials

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Asia Jane Leigh

Il vero cambiamento, che deve dare alle persone di tutto il mondo i loro diritti, deve cominciare nei cuori delle persone. Dobbiamo desiderare che i nostri simili abbiano diritti e libertà che li rendano dignitosi e diano loro la sensazione di essere esseri umani, potendo camminare sulla terra a testa alta guardando tutti gli uomini in faccia. Se osserviamo questi diritti, per noi stessi e per gli altri, penso che troveremo più facile costruire la pace nel mondo perché la guerra è distruttrice di tutti i diritti umani e le libertà, quindi combattendo per i diritti combatteremo per la pace.

Con queste parole Eleanor Roosevelt festeggiava nel 1951 il terzo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dopo che nel 1948 aveva presieduto la commissione delle Nazioni Unite che aveva portato il documento ad essere approvato. Quanto queste parole possono significare per noi oggi, nel settantesimo anniversario della Giornata Internazionale dei Diritti Umani?

Molto.

In quel lontano 10 dicembre del 1948 le parole della Dichiarazione erano parole di luce, parole che solo un percorso di secoli, iniziato nel Settecento, era riuscito a coniare. Una candela che la comunità internazionale aveva acceso dopo il periodo più buio che il nostro continente avesse mai conosciuto. Non erano le parole nero su bianco di un trattato internazionale, un qualche documento sconosciuto ai più, ma erano le parole nel cuore e nelle menti di migliaia di persone, persone che avevano vissuto l’incubo della guerra, della peggior privazione di diritti e di libertà. Erano parole scritte dalle Nazioni Unite, ma che risuonavano nelle corde più intime di tutto il mondo.

Oggi, non è più così. L’umanità sta ormai cedendo il passo all’indifferenza e i diritti e le libertà sono qualcosa dato per scontato, dato per raggiunto. I diritti non vengono più sentiti come qualcosa che ci tocca e che ci riguarda, ma sono qualcosa di lontano, rilegati a quel Terzo Mondo poco identificato, poco sentito, qualcosa al di là di noi e del nostro, come se le vite al di là di un mare avessero un valore differente. La Dichiarazione, una volta faro della società moderna e ora solo un pezzo di carta, qualcosa distante dalla vita di tutti i gironi. E allo stesso modo è abbandonata quella battaglia che nel 1948 era solamente cominciata. A riprova di questo le parole pronunciate oggi dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres in commemorazione del settantesimo anniversario della Dichiarazione:I diritti umani sono sotto assedio in tutto il mondo. I valori universali vengono erosi. Lo stato di diritto viene indebolito.”

Mai come in questo momento è importante non dimenticare, ricordare i contenuti della Dichiarazione e ribadire l’importante ed eterna attualità del Diritti Umani, che in quanto tali sempre ci riguarderanno nel nostro più intimo essere di persone e di umani quando tali. Xenofobia, criminalizzazione della solidarietà e odio per il diverso in tutte le sue forme dilagano non solo nel nostro Paese e nella nostra Europa, ma crescono universalmente, diffondendosi e radicandosi nella nostra società. Non solo in paesi lontani, dove possiamo fingere di non vedere e di non sapere, ma ovunque intorno a noi, dalle nostre scuole ai nostri vicini di casa. Ed è da qui che dobbiamo partire, non celandoci più nell’indifferenza o girandoci dall’altra parte, ma invece riprendendo la battaglia che abbiamo abbandonato, ogni giorno nel nostro piccolo. Solo così la Dichiarazione tonerà ad essere quello per cui è stata scritta, non un documento, ma un manifesto, un manifesto di ciò che significa essere umani e la definizione stessa di umanità e libertà.

Perché la strada è ancora lunga e solo fianco a fianco, a testa alta possiamo percorrerla.