Millennials

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Della cosiddetta “curva anomala” del mercato del lavoro si parla da anni. Nel 2015 il Sole 24 Ore aveva svolto un’analisi sulla base dei dati di Job Pricing, l’Osservatorio che analizza retribuzioni e compensi sul mercato nazionale ed europeo. Questa analisi aveva confermato che nel nostro Paese ci sono salari d’ingresso tra i più bassi d’Europa. Quindi in Italia se sei un Millennial produci di più e guadagni di meno.

La battaglia è una proposta di modifica dei percorsi salariali che muove dalle seguenti constatazioni:

  • L’economia italiana è debole e anche il mercato del lavoro è molto flessibile, quindi il lavoro è diventato precario; ne è conseguito un netto abbassamento del salario di ingresso riconosciuto ai giovani
  • Salari bassi e precari comportano un rinvio delle scelte di vita (uscita dalla casa dei genitori, matrimonio, figli, ecc) che, negli altri Paesi, costituiscono, invece, uno degli elementi fondamentali per far crescere la spesa delle persone e quindi la ricchezza degli stessi
  • È diventato acuto, anche per queste ragioni, il conflitto generazionale, che oppone l’insicurezza giovanile alle tutele di cui godono i lavoratori più anziani
  • Esiste ormai un evidente disallineamento fra funzionamento del mercato del lavoro e struttura del sistema pensionistico. In particolare, il sistema precedente rendeva conveniente arrivare alla fine della carriera lavorativa con il massimo stipendio, che era poi l’ammontare della pensione che si riceveva. Con il metodo contributivo invece è diverso

Naturalmente, la soluzione principe per la risoluzione dei problemi sopra evidenziati consiste nell’eliminare la precarizzazione e nell’ottenere salari di ingresso più elevati. Occorre però considerare che, nelle attuali e prospettiche condizioni di debolezza del Pil, questa soluzione, pur ottimale, potrebbe risultare non percorribile, perché le aziende non sono nelle

condizioni di pagare salari altissimi ai ragazzi quando iniziano a lavorare. Occorrerebbe, quindi, una soluzione alternativa fortemente innovativa ed in grado di fornire una scossa al sistema produttivo.

A tal riguardo, l’idea che si propone è quella di una radicale revisione dei percorsi contrattuali, che si basi su un’attenuazione della curva retributiva con salari di ingresso più elevati e salari di uscita più bassi, a parità di montante retributivo complessivo. Una proposta che si basa su due considerazioni:

  • I carichi di famiglia tendono ad attenuarsi col progredire dell’età, quindi alla riduzione del salario nelle fasi avanzate della carriera corrisponderebbe un’invarianza, o finanche un aumento, delle capacità di spesa individuali
  • Offrire ai giovani salari sensibilmente più elevati in avvio di carriera sbloccherebbe le scelte di vita, facendo venir meno la distorsione attuale, che vede i giovani italiani dipendere, in misura ben maggiore che negli altri paesi, dal reddito dei genitori
  • La curva della produttività, come identificata dalla letteratura economica, non ha un andamento monotono crescente, ma una forma a campana, per cui aumenta fino a una certa età e diminuisce successivamente.

Per queste ragioni, la proposta potrebbe impegnare sia la parte datoriale, sia il Governo:

  1. Alla prima sarebbe richiesto di dare salari superiori alla produttività nella fase di ingresso al lavoro, quelle dell’apprendimento. Troverebbe così applicazione uno schema di efficiency wage, a cui gli studi economici riconoscono effetti virtuosi in termini di accelerazione della crescita, effettiva e potenziale
  2. Al secondo sarebbe possibile richiedere interventi agevolativi commisurati ai carichi di famiglia, riducendo in tal modo il cuneo sul costo del lavoro.

Nel complesso, la soluzione proposta potrebbe condurre a:

  1. Incrementi di produttività, tipicamente associati all’adozione di schemi di efficiency wage
  2. Un aumento del montante contributivo (si versano più contributi all’inizio della carriera, garantendo un maggior tempo di maturazione del montante); in pratica, se gli stipendi dei giovani sono più alti anche i contributi versati per la pensione sono più alti
  3. Si sbloccherebbero le scelte di vita dei giovani, rivitalizzando la domanda interna e normalizzando la società italiana;
  4. Verrebbe meno l’incentivo delle imprese a liberarsi dei lavoratori più anziani in quanto troppo costosi.