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Di Davide Tartaglia

Il nostro Paese durante quel drammatico pomeriggio del 23 maggio 1992 è cambiato totalmente, è stato stravolto da una delle più grandi stragi avvenute sul suolo italiano ma non si è arreso. L’Italia ha capito che non poteva più tacere, doveva dimostrare che non fosse rimasta in silenzio ma avrebbe combattuto per quei valori inviolabili di pace, giustizia e libertà. Ventisei anni dopo la mafia esiste, questo è innegabile, ma è stata indebolita da chi crede nelle idee di Falcone e Borsellino, da chi crede in un mondo in cui la legalità abbia un ruolo primario e fondamentale. Ora, vorrei sottolineare due parole irrinunciabili: memoria e rispetto. Due parole che sembrano banali, ma in realtà nascondo un senso così profondo e difficile da spiegare soprattutto a chi non lo ha vissuto quei momenti sulla propria pelle.

La memoria e il rispetto per noi ragazzi sono quasi dei sinonimi ma in realtà, rappresentano molto di più, sono i valori centrali dei sopravvissuti e di chi ha perso qualche caro per colpa della mafia. La memoria deve essere sempre viva perché chi combatte con tutte le forze non muore se noi crederemo nei suoi ideali.

Il rispetto e il pensiero va a tutti quelli che ogni giorno lavorano strenuamente per farci vivere in un mondo sano e migliore. La memoria e il rispetto vanno alle famiglie colpite dalla mafia perché dimostrano ogni giorno, sempre con più forza, che la mafia non è più forte, la mafia non ci fermerà. Senza rispetto non c’è memoria, solo in presenza di entrambi potremmo dire a tutti che noi non siamo degli osservatori esterni, noi vogliamo portare avanti i loro ideali ed essere protagonisti di un futuro migliore. Giovanni Falcone sapeva che sarebbe stato difficile cambiare il presente, ma attraverso il suo esempio, la sua forza e i suoi ideali, è stato possibile cambiare il futuro. Falcone e tutte le altre vittime della mafia sapevano di essere le prime gocce d’acqua di un oceano che deve diventare sempre più grande e potente. Infine è d’obbligo ricordare chi in nome della propria nazione e del proprio lavoro, quel 23 maggio 1992 hanno perso la vita.

L’Italia dice grazie a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.