Antonella Consoli

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L’autore e cenni storici

Pablo Picasso[1] nacque a Malaga, il 25 ottobre del 1881, figlio primogenito di José Ruiz y Blasco (1838-1913) e di María Picasso y López (1855-1939). Picasso manifestò sin da piccolo passione e talento per il disegno. Dopo aver trascorso a Malaga i primi dieci anni della sua vita, nel periodo tra i dieci e i quattordici anni, Picasso arriva a Barcellona e vi resta fino all'età di diciannove anni. Si trasferisce in Francia dove resterà fino alla sua morte, avvenuta l'8 aprile del 1973.
Il 18 luglio 1936 scoppia la guerra civile in Spagna (1936-39), in seguito al colpo di stato dei militari capeggiati dal generale Francisco Franco, contro il governo repubblicano del Fronte Popolare, che aveva vinto le elezioni. La Francia, dove governano le sinistre, propone agli altri Paesi di non intervenire. Gran Bretagna, Germania e Italia accettano, ma Hitler e Mussolini non rispettano l’accordo e forniscono armi e soldati a Franco. Solo l’Unione Sovietica aiuta i repubblicani. In soccorso al governo arrivano anche migliaia di volontari delle Brigate internazionali. Picasso prende posizione a favore dei rivoluzionari, collabora alla propaganda antifranchista ed esprime il rifiuto del franchismo, della bassezza intellettuale e morale dei valori ad esso legati. Comincia dunque in questo momento quello che si usa definire l’impegno politico di Picasso, impegno che sarà suggellato più tardi, nell’ottobre 1944, con l’iscrizione al partito comunista francese.

L’opera                                                                                                                                    

Picasso, che aveva ereditato il nome della madre, di origini liguri, si è sempre considerato cittadino del mondo ma con il cuore profondamente legato alla sua Spagna e all’orgoglio del suo popolo. Guernica è un’opera unica e uno dei suoi capolavori più conosciuti al mondo; Guernica è il nome di una cittadina spagnola che ha un triste primato, essere stata la prima città in assoluto ad aver subìto un bombardamento aereo, il 26 aprile del 1937, ad opera dell’aviazione militare tedesca. L’operazione fu decisa con freddo cinismo dai comandi militari nazisti, per appoggiare gli sforzi bellici dei nazionalisti franchisti, nell’offensiva in corso nella Biscaglia, per rovesciare le sacche fedeli al governo della Repubblica Spagnola. La cittadina di Guernica non era teatro di azioni belliche, l’operazione divenne quindi esercizio di potere e atto intimidatorio, uccidendo soprattutto donne e bambini. L’artista, a Parigi, apprende la notizia del bombardamento leggendo il quotidiano L’Umanité e, quattro giorni dopo, Ce Soir pubblica le fotografie delle orrende distruzioni.  Il governo repubblicano di Spagna, avendo deciso di partecipare all’Esposizione Universale delle Arti e Tecniche di Parigi del 1937, con il preciso disegno politico di invocare la solidarietà delle democrazie, diede l’incarico a Picasso di creare un grande pannello per il Padiglione Spagnolo e l’artista decise di mettere in scena la devastazione del bombardamento su Guernica.  L’opera di notevoli dimensioni (metri 3,5 x 8) fu realizzata in appena due mesi ma fu preceduta da un’intensa fase di studio, testimoniata da ben 45 schizzi preparatori che Picasso ci ha lasciato.

Le scene di Guernica
                                                                                       
L’opera è realizzata secondo gli stilemi del cubismo: lo spazio è annullato per consentire la visione simultanea dei vari frammenti che Picasso intende rappresentare. La composizione si organizza su una tradizionale struttura “a frontone”: nei frontoni dei templi greci si illustrava il trionfo della civiltà sulla barbarie, in quello di Guernica, ironicamente, è la barbarie trionfatrice sulla civiltà. Il colore è del tutto assente per accentuare la carica drammatica di quanto è rappresentato. La scena si svolge al buio in uno spazio aperto, la piazza della città circondata da edifici in fiamme. Le varie componenti dell'opera identificano diverse situazioni: il posto centrale è occupato dalla figura di un cavallo, che sembra avere un aspetto allucinato, da animale impazzito. Nella bocca ha una sagoma che ricorda quella di una bomba. È lui la figura che simboleggia la violenza della furia omicida, la cui irruzione sconvolge gli spazi della vita quotidiana della cittadina basca. Sopra di lui è posto un lampadario con una banalissima lampadina a filamento. È questo il primo elemento di contrasto che rende intensamente drammatica la presenza di un cavallo così imbizzarrito in uno spazio che era fatto di affetti semplici e quotidiani. Il lampadario, unito al lume che gli è di fianco, sostenuto dalla mano di un uomo, ha analogie con il lampadario posto nel centro alto del quadro di Van Gogh I mangiatori di patate. Di questo quadro è l’unica cosa che Picasso cita, quasi a rendere più esplicito come il resto dell’atmosfera del quadro del pittore olandese – la serenità carica di valori umani di un pasto serale consumato da persone semplici – è stata drammaticamente spazzata via. Al cavallo, Picasso, contrappone sulla sinistra la figura di un toro: il simbolo della Spagna offesa. Il simbolo di una Spagna che concepiva la lotta come scontro leale e ad armi pari. Uno scontro leale come quello della corrida dove un uomo ingaggia la lotta con un animale più forte di lui rischiando la propria vita. Il bombardamento aereo, invece, rappresenta quanto di più vile l’uomo possa attuare, perché la distruzione piove dal cielo senza che gli si possa opporre resistenza. La fine di un modo di concepire la guerra viene rappresentato, anche in basso, da un braccio che ha in mano una spada spezzata: la spada, come simbolo dell’arma bianca, ricorda la lealtà di uno scontro che vede affrontarsi degli uomini ad armi pari. Il pannello si compone quindi di una serie di figure che, senza alcun riferimento allegorico, raccontano tutta la drammaticità di quanto è avvenuto. Le figure hanno tratti deformati per accentuare espressionisticamente la brutalità dell’evento. Sulla sinistra troviamo una a madre con il figlio ormai senza vita che grida al cielo disperata. Il riferimento esplicito di Picasso per la posizione assunta dalla madre è con l'opera la Pietà di Michelangelo.

Guernica: i drammi nel dramma. Modelli e analogie con altre opere ...

Poi possiamo osservare una figura umana che alza disperata le braccia al cielo. L'alto senso drammatico del dolore umano nasce dalla deformazione dei corpi, dalle fiamme, dall'alternarsi dei colori bianco, grigio e nero. Questa serie di figure umane raccontano tutta la drammaticità di quanto è avvenuto e hanno tratti deformati perché vogliono esprimere la brutalità dell’evento. In basso è la testa mutilata di un uomo. Sulla sinistra, tra case e finestre, appaiono altre figure. Alcune hanno il volto incerto di chi si interroga cercando di capire cosa sta succedendo. Un’ultima figura sulla destra mostra il terrore di chi cerca di fuggire da case che si sono improvvisamente incendiate.

PICASSO, GUERNICA (1937)


Icona di Pace                                                                                                                    

Guernica rimane prima di tutto la risposta personale e immediata dell’uomo Picasso alla notizia dell’avvenuto attacco aereo. A questo proposito va sottolineato che la scelta di utilizzare per tutta la scena i soli nero, bianco e grigio, seppur declinato in varie sfumature, si collega, probabilmente, al fatto che le uniche immagini che Picasso aveva potuto vedere dalla Francia del piccolo villaggio dopo il bombardamento erano quelle pubblicate sui quotidiani, fotografie in bianco e nero. Picasso, attraverso l’arte, racconta la devastazione causata dalla guerra e fa riflettere sulla capacità dell’uomo di compiere del male verso i propri simili. La guerra, in qualsiasi epoca avvenga, porta con sé solo angoscia, dolore e disperazione di persone sopraffatte dalla violenza. Euripide, nella tragedia greca Troiane[2], fa emergere le contraddizioni e la follia di chi crede che la forza da sola basti a piegare per sempre un essere umano e un popolo. “Stolto è l’uomo che distrugge città” dice Poseidone all’inizio del dramma “perché uccidendo gli altri è se stesso che condanna alla rovina, col tempo”.  La bellezza di quest’opera, anche se esprime violenza e disperazione, sta nelle emozioni che ci vengono trasmesse. Guernica, opera in apparenza cupa e senza speranza, in realtà comunica un messaggio pacifista, intriso di profondità e drammatica forza morale, la stessa che ispira molte pagine di Primo Levi in Se questo è un uomo[3]: anche nel meccanismo di distruzione del lager, l’unica cosa che l’aguzzino non può togliere alla sua vittima è la memoria di se stesso.  Il grido di Guernica, la cui riproduzione in forma di arazzo campeggia nella Sala del Consiglio di sicurezza dell’ONU, resta però un monito perenne e ineludibile per il mondo delle arti: l’artista in certi frangenti storici non può esentarsi dall’impegno morale e concreto nelle scelte per la difesa dei diritti umani e civili. In Guernica, attraverso il recupero dell’arte del passato, sembra che il pittore abbia voluto lasciare anche questo messaggio: tutta la cultura dell’Occidente viene violentata con quell’atto brutale, con la barbarie della guerra. Torna straordinariamente attuale l’insegnamento di Goya, verso il quale l’artista catalano non ha mai cessato di sentirsi intimamente debitore “Il sonno della ragione genera mostri”[4].

Antonella Consoli

Note:
1 Gertrude Stein, Picasso, Adelphi, 1994
2 Euripide, Troiane,415 a.C.
3 Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi,2014
4 F. Goya, Il sonno della ragione genera mostri,1797