Marcello Salvemini

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Per cominciare, bisogna spendere due parole sulla particolare condizione politica di Hong-Kong.

La città, sotto il controllo delle dinastie cinesi succedutesi negli ultimi due millenni, diventa colonia britannica nel 1842 con il trattato di Nanchino. L'occupazione cinese termina nel 1997, quando la città torna sotto la sovranità cinese, ma, secondo i termini dell'accordo sottoscritto dal Regno Unito e dalla Repubblica Popolare Cinese, Hong-Kong gode di un «alto grado di autonomia come regione amministrativa speciale, in tutti i settori con l'eccezione della difesa e della politica estera». Dotata di una costituzione all‘occidentale (basata sulla common law inglese), Hong-Kong è una entità politica capace di garantire libertà e diritti ai suoi cittadini in misura ben maggiore rispetto alla Repubblica Popolare Cinese, anche se vi sono preoccupanti lacune nella legge fondamentale della città - ad esempio sulla tutela degli omosessuali e la libertà di espressione in rete.

I cittadini di Hong-Kong sono impegnati da tempo in una lotta strenua per difendere i margini di autonomia conquistati con gli accordi del 1997 e minacciati dalle autorità cinesi.

Ad esempio, tramite una interpretazione capziosa della legge fondamentale, nel 2016 alcuni deputati eletti democraticamente furono destituiti , favorendo, nel parlamento regionale, l'emergere di una maggioranza favorevole a Pechino. Non a caso l’organo di Governo che ha il compito di "interpretare" la Costituzione appartiene alla Repubblica Popolare Cinese (si tratta del Comitato permanente dell’assemblea nazionale del popolo).

Il 9 giugno, una classica goccia ha fatto traboccare il vaso.

Da numerose settimane ormai, Hong-Kong è scossa da manifestazioni imponenti (gli ultimi dati contano addirittura 2 milioni di manifestanti su una popolazione complessiva di 7 milioni circa) e da scontri fra manifestanti e forze dell'ordine. Di recente però, nel nord della città, dei cittadini di ritorno dalla manifestazione sono stati violentemente attaccati dai « picchiatori bianchi »; un centinaio di giovani legati ai clan della Triade (la mafia cinese). Questo attacco di una violenza ingiustificata ha lasciato feriti 45 protestanti; ed inoltre, è stato completamente omesso dalla stampa del regime comunista cinese; la quale ha preferito parlare degli atti di vandalismo da parte dei manifestanti.

Il progetto di legge in questione aveva lo scopo di colmare un vuoto normativo riguardo le estradizioni di criminali originari di Hong-Kong ma che hanno commesso reato in un altro Stato. Con la sua approvazione verrebbe lesa gravemente l’autonomia di Hong-Kong in campo giudiziario, e Pechino potrebbe rimpatriare per ragioni politiche o economiche, qualunque cittadino cinese residente ad Hong Kong. Infatti , come è noto, la divisione dei poteri nella Repubblica Popolare Cinese resta un’utopia, ed è forte e diffuso fra gli abitanti della ex colonia britannica il timore che il progetto di legge, se approvato, possa essere usato per far tacere oppositori politici e per limitare la libertà di espressione.

Il capo dell’esecutivo di Hong-Kong, Carrie Lam, sotto la pressione dei manifestanti, ha sospeso il progetto di legge, ma questo non ha soddisfatto i manifestanti, i quali temono un rilancio della proposta.

Quindi le manifestazioni continuano, con l'obbiettivo di ottenere, oltre al ritiro definitivo del progetto, la destituzione del capo dell’esecutivo, visto ormai come “delegato” di Xi-Jinping. Insomma, queste proteste sono volte a preservare le libertà fondamentali, sacrosante per i cittadini di Hong-Kong, minacciate dalle ingerenze sempre più opprimenti del regime comunista cinese attraverso la loro influenza sugli organi di rappresentanza della città.

Queste libertà garantiscono:

Non solo diritti civili ma anche prosperità economica. I giovani, che costituiscono la maggioranza dei manifestanti, protestano soprattutto in vista del 2047, data in cui scadranno gli accordi fra Hong-Kong e Repubblica Popolare Cinese chiamati “one country, two systems”, e Hong-Kong perderà il suo statuto passando interamente sotto la sovranità cinese. Le manifestazioni non sono terminate: la più recente ha avuto luogo il 26 giugno con l'obbiettivo (secondo quanto dicono i manifestanti) di dare « un’altro colpo » a Carrie Lam un vista del G20, che avrà luglio il 28 e 29 prossimi a Osaka.

Per concludere, consideriamo l’impatto che ha avuto questa proposta di legge dall’altra parte dell’atlantico:

Negli Stati Uniti il 16 maggio il segretario di stato americano Mike Pompeo ha incontrato Martin Lee, esponente e storico leader del partito democratico di Hong-Kong, nella sostanza appoggiando il movimento lì in atto. Inoltre davanti al Congresso americano è in corso di approvazione la richiesta al governo di Hong-Kong di certificare ogni anno l'efficacia dello statuto e dell’autonomia speciale della città - un atto denunciato dal ministro degli affari esteri di Pekino come indebita ingerenza americana nella politica interna di un grande stato sovrano. Dunque questi eventi di Hong-Kong costituiscono un ulteriore contributo al deterioramento, in atto da tempo, delle relazioni tra USA e Cina.