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Tante domande e tanti dubbi ci hanno assalito in questi ultimi giorni sul fronte Unione Europea. Come se non bastasse la preoccupazione per l’emergenza Coronavirus, su cui pure l’Europa ha ricevuto richieste e critiche, Viktor Orbán ha deciso di aggiungersi. Il 30 Marzo il primo ministro dell’Ungheria si è attribuito pieni poteri, sfruttando appunto l’epidemia in corso.

Il sistema politico ungherese

L’Ungheria, formalmente, è una repubblica parlamentare. Il capo del governo, cioè il primo ministro, esercita il potere esecutivo, mentre il capo di Stato, cioè il presidente (attualmente János Áder), ha compiti principalmente rappresentativi. L’Assemblea nazionale di Ungheria è il Parlamento nazionale unicamerale composto da 199 membri eletti ogni quattro anni. Fa parte dell’Unione Europea dal 2004 e nel Parlamento europeo conta 21 deputati.

Un colpo di Stato

Ma, da qualche giorno, Viktor Orbán può governare in Ungheria con pieni poteri, per decreto, senza rendere conto a nessuno. Il Parlamento di Budapest ha votato una legge speciale, con il pretesto di dare “priorità assoluta alla salute pubblica”, che concede al primo ministro diritti di governo, poteri straordinari senza limiti di tempo, il potere di cambiare o sospendere leggi esistenti e la facoltà di bloccare le elezioni. E spetta ad Orbán decidere quando finirà lo stato di emergenza, che nel frattempo potrà prolungare a sua discrezione. L’opposizione ha denunciato l’inizio di una dittatura: il leader dei Socialisti ungheresi Bertalan Toth ha dichiarato che “è iniziata la dittatura senza maschera di Orbán”. Il Parlamento è stato chiuso e la preoccupazione è che questa legge non possa più essere revocata, se non per volere dello stesso governo che, d’altronde, ha 134 seggi su 199.

Misure eccezionali contro il Coronavirus

E’ evidente che la pandemia che stiamo vivendo richieda necessariamente delle misure eccezionali e delle limitazioni della libertà. Ma tutti noi le accettiamo perché sappiamo che sono temporanee. Anche in altri Paesi europei, infatti, sono stati adottati provvedimenti straordinari: per esempio, in Francia lo “stato d’urgenza” che il Parlamento ha votato avrà una durata limitata a due mesi. In Ungheria, invece, non è specificato alcun limite temporale. L’opposizione ha cercato di fare inserire nel testo della legge speciale una limitazione temporale di 90 giorni, garantendo in cambio il suo appoggio, ma Orbán ha rifiutato.

Divieto di fake news

Nella legge speciale c’è un’ulteriore previsione che riguarda la libertà di espressione. Chi diffonderà “notizie false” sul virus o sulle decisioni del governo rischierà fino a 5 anni di prigione. Non a caso, negli ultimi giorni sono stati i pochi giornali indipendenti ad essere accusati di questa condotta dal governo. Il portavoce della Commissione UE, Eric Mamer, ha dichiarato che l’Unione monitorerà da vicino l’applicazione della legge speciale da parte del governo, “inclusa l’applicazione delle norme che criminalizzano le notizie false: in questi tempi incerti, la certezza legale e la libertà di espressione devono essere garantiti”.

Cosa può fare l’Unione?

Quella tra Orbán e l’Unione Europea, riguardo allo stato di diritto, è una lunga storia: il leader ungherese, che accetta di essere descritto come “leader illiberale”, non è nuovo alle distorsioni delle regole del diritto europeo. Molti temi hanno già incrinato i rapporti tra l’Unione e l’Ungheria: l’indipendenza della magistratura, la libertà di stampa, il rispetto delle minoranze e dei migranti sono solo alcuni esempi. In quest’ultima attuale vicenda, sia la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sia il presidente del Parlamento europeo David Sassoli si sono espressi per difendere i valori su cui si fonda l’Unione. La prima ha ribadito che le misure di emergenza contro il Coronavirus devono essere limitate al necessario, proporzionate e soggette a controllo e che il rispetto della libertà di espressione e la certezza del diritto sono essenziali; il secondo ha dichiarato che è stato chiesto alla Commissione europea di verificare se la legge ungherese è conforme all'articolo 2 del nostro Trattato. L’Unione Europea, già nei mesi scorsi, ha avviato una procedura contro l’Ungheria sulla base di un rapporto secondo cui “in Ungheria i normali strumenti democratici non funzionano più”. Questa potrebbe provocare la sospensione del versamento degli aiuti che l’Ungheria incassa da parte di Bruxelles. Ma Orbán sa di poter contare sulla Polonia per impedire l’unanimità necessaria per far scattare le sanzioni contro il suo Paese. Oggi l’Unione, di fronte ad una pandemia e ad una crisi economica eccezionale, forse ha altre priorità. Ma, una volta superato lo stato emergenziale, potrebbe continuare a tollerare una simile violazione dei suoi valori? L’Ungheria farà ancora parte dell’Unione Europea?

Danja Stocca