Millennials

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Di Jacopo Esposito

Non sono Ministro.
Non sono Sindaco.
Non sono esperto.
Ma una cosa la posso dire, oggi in Piazza Castello non c’erano solo 30mila persone. Oggi nel cuore di Torino, della mia Torino, c’era un sentimento che qui non sentiamo più da qualche anno. C’era la consapevolezza che in quel momento si stava scrivendo un pezzo di futuro. Il proprio e quello dei propri figli.

In un momento storico in cui l’Europa sta tornando indietro con l’avvento delle destre, è più che necessario lanciare segnali di unità e di connessione. E in questo il TAV gioca un ruolo fondamentale. Ciò che io voglio che si capisca è che, oltre agli importanti aspetti tecnici che lo caratterizzano, questo progetto rappresenta un vero e proprio punto di rottura con il passato. E fidatevi che per chi mira a emulare e conservare il passato, non c’è nulla di peggiore che sentire parlare di futuro e di innovazione. Insomma, l’Alta Velocità si candida a diventare il sogno in cui credere per milioni di italiani. Per quella fetta di Paese, tanto maggioritaria quanto silenziosa, che ha voglia di tornare a credere in qualcosa di positivo per il proprio Paese. In qualcosa che, quando finito, ti renda orgoglioso di averci creduto. In qualcosa che non ti faccia mai perdere la speranza nel futuro. In qualcosa che torni a darci la consapevolezza che chi vuole isolarci evitando il progresso non sta dalla parte giusta.

A Torino, da due anni a questa parte, non si parla più di futuro. E vi assicuro che per un giovane come me, non c’è cosa peggiore che non parlare più di futuro. Per troppo tempo abbiamo dato spazio a quella convinzione secondo cui la mia generazione, la generazione Millennials, fosse solo “smartphone e divano”. Oggi, con la presenza di oltre 500 giovani di 4 scuole superiori di Torino, si da finalmente un taglio a questa retorica che stava opprimendo la voce di noi giovani.

Io ho 14 anni e da torinese sono orgoglioso della mia città e dei miei concittadini. Orgoglioso perché non c’è cosa migliore che ricredersi, in positivo, rispetto a parole dette in precedenza. Io, al termine della Leopolda9, ebbi l’occasione di spronare i mei coetanei a rispondere a chi dava la nostra generazione come spacciata. Oggi sono felice e orgoglioso di poter affermare, con forza, che il nostro futuro non è più nelle mani di chi vuole farci tornare indietro.

Amo il mio Paese e proprio per questo non accetto più che mi si dica che ciò per cui lotto non vada nel suo interesse. Oggi i giovani, al fianco di quella “maggioranza silenziosa” che mai si era troppo esposta, hanno rotto un muro. Il muro dell’indifferenza che tanto ci aveva penalizzato in passato.

Fiducioso per questa comunità. Fiero di farne parte.

Buon cammino a tutti noi, da oggi non fermeranno più niente. Né noi, né il Tav.