Cesare Manzaro

Cesare Manzaro

Leggi altri post di questo autore

USA, Brasile e UK: il populismo nel mondo

Più che un’impostazione politica il populismo è un modo di fare che ha preso piede in tutto il mondo. Questi ultimi cinque anni potremmo definirli come “Il lustro della demagogia”. Sono tanti i leader eletti a capo dei rispettivi governi a seguito di una campagna concentrata ad ottenere consenso popolare a tutti i costi. Ma i più celebri sono senza ombra di dubbio i tre presidenti a capo di USA, Brasile e UK.
Durante questa crisi si sono manifestati i limiti e le controversie di questo approccio. Nel momento del bisogno, quanto meno per quello che concerne l’emergenza sanitaria, Bolsonaro, Johnson e Trump si sono fatti trovare impreparati. Non che nel resto del mondo la situazione fosse sotto controllo, ma per lo meno i governanti hanno cercato di seguire una politica quanto più comune rifacendosi alle decisione prese dagli Stati colpiti prima degli altri.
Le strategie messe in atto dai leader populisti rischiavano di peggiorare ulteriormente la situazione: la sottovalutazione della “piccola influenza” da parte di Bolsonaro, la ricerca di vie alternative come l’immunità di gregge di Johnson, Trump che all’inizio si è dedicato ai tweet e dopo aver deciso di attuare il lockdown ha sostenuto le manifestazioni contro la chiusura.

I populisti nostrani

In una circostanza emergenziale le persone al governo garantiscono unità e un’indirizzo comune alle politiche nazionali, a prescindere dal fatto che siano giuste o sbagliate. Nel nostro Paese però ci siamo trovati di fronte ad una realtà in cui le forze al governo, oltre a combattere il virus, hanno dovuto affrontare un’opposizione aggressiva delle forze populiste di destra. Se in un primo momento sembrava potesse esserci una collaborazione trasversale tra maggioranza e opposizione, la realtà che si è verificata in seguito ha dimostrato tutt’altro. Nemmeno in momenti di difficoltà Lega e Fratelli d’Italia hanno rinunciato a fare campagna elettorale, rivolgendo continui attacchi all’esecutivo e alla persona del Presidente del Consiglio.

Come nel periodo precedente l’emergenza hanno efficacemente sfruttato la diffusione di fake news. Emblematiche sono le notizie relative alla creazione del virus in un laboratorio cinese, prontamente smentite dagli esperti, e l’accusa rivolta al governo riguardo l’approvazione del famigerato MES. Questa strategia, oltre a diffondere falsa informazione, ha in molti casi messo in discussione l’autorevolezza dell’esecutivo, necessaria più che mai in questa fase. La cosa che però più turba è la capacità di infettare il dibattito politico e il senso comune del popolo di odio, un virus assai pericoloso. Odio nei confronti del Governo, dell’Europa, accompagnata da una sequela di proposte assurde e coerentemente in contrasto con l’operato di Conte.

Buon governo vs. populismo

Interpretare il senso in cui sta andando l’opinione pubblica limitandosi ad una superficiale analisi delle cifre citate dai sondaggi sarebbe un insulto ad anni di studio di sociologi e politologi. Alcune statistiche sostengono che l’opinione e pubblica stia voltando le spalle all’Unione Europea, altre che le forze sovraniste stiano perdendo consensi. È un sentimento di difficile interpretazione quello che sta vivendo la coscienza dell’elettorato, in una fase di sofferenza e di incertezza tale. Il compito di sconfiggere la demagogia, però, spetta soprattutto alla classe dirigente “responsabile”, che, a prescindere dall’ideologia politica, deve riuscire a riportare il dibattito all’interno di una sfera propositiva. Troppo spesso in questi anni abbiamo assistito ad una battaglia ideologica fatta di antagonismi e di figure distruttive capitanate da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. La narrazione dei problemi, piuttosto che la ricerca di una soluzione, ha monopolizzato l’idea stessa di fare politica, infatti anche i partiti moderati hanno assunto questo atteggiamento, proponendosi esclusivamente come nemesi dell’altro. Per riaccendere la speranza e la fiducia delle persone la politica deve trasformarsi, dando più importanza alle idee che alle ideologie.
Dopo questa fase assisteremo senza ombra di dubbio ad una nuova epoca politica, c’è da capire chi avrà la meglio: se la sfacciataggine del populismo o la moderazione e la concretezza del buon governo. Il primo banco di prova saranno le elezioni presidenziali statiunitensi di novembre che vedranno Trump e Biden a contendersi la casa bianca. Speriamo che gli americani possano impartire al mondo una lezione sui reali valori della politica, così da dare slancio ad una nuova Primavera politica.

Cesare Manzaro