Riccardo Boiani

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Dopo settimane di scontri il Decreto Aprile, ribattezzato Decreto Rilancio, vede finalmente la luce: fondi alle imprese, rafforzamento ammortizzatori sociali, regolarizzazione di braccianti, colf e badanti; questi i punti salienti del decreto varato mercoledì che, in attesa di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è stato definito dal Premier Conte come "una doppia manovra".

Le misure dedicate a lavoro e imprese

Molte  le misure contenute all’interno del decreto: l’impatto più grosso lo si trova nella voce dedicata ai lavoratori, in cui sono compresi 25,6 miliardi per irrobustire gli ammortizzatori sociali quali Cassa integrazione e bonus autonomi, i quali vedono tutt’oggi forti ritardi nel far recapitare ai destinatari le somme dovute. Per rimediare a questo fronte, sarà INPS ad anticipare il 40 % della CIG con il restante poi saldato dalle regioni.

Ricco è anche il pacchetto dedicato alle imprese. Molte di queste, dopo il periodo di lockdown, rischiano di dover interrompere definitivamente la propria attività e per questo il Governo ha deciso di destinare lori oltre 15 miliardi per fronteggiare il calo devastante della produzione industriale nel trimestre appena trascorsi. La cifra messa a disposizione sarà così suddivisa: 6 miliardi d’indennizzi a fondo perduto per piccole e medie imprese, taglio sulle tasse alle imprese che fatturano fino a 250 milioni di euro, cancellazione del pagamento dell’IRAP del mese di giugno; quest'ultima è una decisione importante nell'ottica di una probabile rivisitazione di un’imposta regionale basata sulle attività produttive, considerata da molti come distorsiva.

Inoltre, il decreto prevede circa 450 milioni da destinare al sostegno dell’export e un fondo di emergenza per la tutela delle filiere agricole.

La regolarizzazione dei migranti

Proprio sulla filiera agricola si è consumato un forte e acceso scontro nella maggioranza. Italia Viva, con il sostegno del PD, ha fortemente sostenuto la proposta del ministro Teresa Bellanova (IV) di regolarizzare circa 600 mila immigrati, proposta entrata in rotta di collisione con il M5S. La sanatoria, approvata dal Consiglio dei Ministri, andrà a regolarizzare i migranti che da anni lavorano senza tutele subendo fenomeni illegali e disumani come il caporalato, assicurando loro il permesso di soggiorno e le conseguenti tutele economiche e sanitarie. Per i migranti che hanno lavorato per anni nel settore ma attualmente sono senza lavoro il permesso sarà temporaneo, con una validità di 6 mesi, ma sarà  possibile rinnovarlo se questi troveranno un nuovo lavoro. Molti sono i paletti per godere di questo provvedimento (o meglio dello scudo penale riservato ai datori di lavoro), come il non aver a carico un procedimento penale per capolarato, favoreggiamento della immigrazione clandestina, reati legati alla prostituzione. Teresa Bellanova esce quindi vincitrice da questa battaglia, al quale Italia Viva aveva legato la propria permanenza al governo.

Le misure per la sanità, l'istruzione e gli enti locali

Tra i 250 articoli e le 460 pagine del Dl Rilancio si trovano anche importanti sforzi verso la sanità, la quale esce lacerata da questa battaglia contro il Coronavirus e che ora si vede assegnare circa 3,2 miliardi per potenziare il proprio sistema. Solo il futuro dirà se il Covid- 19 ci avrà reso realmente consapevoli di quanto la sanità sia importante. Cospicui aiuti arrivano anche sul fronte istruzione. All’università e alla ricerca verranno assegnati circa 1,4 miliardi, per rafforzare il sistema e assumere 4000 ricercatori. Altri 1,45 miliardi verranno destinati al rientro in sicurezza degli alunni nelle scuole a settembre.

Importante sostegno anche agli enti locali, i quali si vedono destinati 3,5 miliardi per la dotazione di un fondo volto a garantire i servizi fondamentali, come consegne del cibo e aiuti alle famiglie bisognose, in aumento in questo periodo. Altri provvedimenti sono previsti nei prossimi mesi, in particolare per la semplificazione della burocrazia che, così com'è, sta causando forti ritardi sia nei prestiti bancari che nell’assegnazione degli ammortizzatori sociali; si darà inoltre una spinta verso lo sblocco dei cantieri attualmente fermi in tutto il Paese.

Lo sforzo chiesto alla casse pubbliche è enorme, soprattutto se si pensa che gli ulteriori indebitamenti sono destinati a pesare non poco sulle generazioni future. Su questo fronte sarà importante trovare una vera intesa europea, in particolare sul come finanziare il Recovery Fund, questione ora in mano alla Commissione. Resta ancora il rebus sull’utilizzo dei soldi messi a disposizione dal MES, circa 37 miliardi da utilizzare per spese sanitarie dirette ed indirette che darebbero un deciso respiro alle casse del nostro Paese: su quest'ultimo fronte si preannuncia un’altra accesa battaglia politica.

Riccardo Boiani