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Difenderesti mai un criminale? Sì.”

Chiunque abbia preso la decisione (scellerata) di intraprendere gli studi giuridici, almeno una volta nella vita si sarà sentito chiedere: “Ma tu lo difenderesti mai un criminale?”. La mia risposta non può che essere affermativa: tuttavia, di regola, l’interlocutore rimane sbigottito e il suo sguardo sembra giudicarti come se il delinquente fossi tu. In molti, come il sottoscritto, si sono iscritti alla facoltà di Giurisprudenza rincorrendo l’ideale di giustizia, ma tale ideale non può essere circoscritto alla sola figura della vittima.

Il Diritto alla difesa

L’articolo 24 della Costituzione recita: “La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”. I più attenti di voi avranno notato come la disposizione nulla dica circa l’innocenza dell’imputato: ogni sistema democratico, infatti, garantisce a chiunque una difesa processuale, questo perché l’obiettivo di una giustizia liberale non è ottenere un mero giudizio ma una sentenza rispettosa della legge. Occorre quindi che il procedimento si fondi su quello che è il principio del contraddittorio (ex articolo 111), il quale stabilisce che nessuno può subire gli effetti di una sentenza senza avere avuto la possibilità di essere parte del processo da cui la stessa proviene. Quanto detto risulta tra l’altro coerente con l’art. 27 comma 2 della Costituzione, in base al quale “L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.

Fulvio Croce, martire del diritto alla difesa


Diverse sono le persone che hanno sacrificato la propria vita al fine di poter garantire il diritto alla difesa. Vorrei ricordare in questo breve articolo la storia di Fulvio Croce, avvocato italiano assassinato dalle Brigate Rosse. Correva il 1976 e a Torino si teneva la prima udienza di un processo che vedeva coinvolti diversi brigatisti: l’imputato Maurizio Ferrari, tra lo stupore generale, si alzò e lesse un comunicato a nome delle BR in cui sosteneva che gli imputati non avessero alcunché da cui difendersi. Attraverso tale affermazione gli imputati revocarono i difensori di fiducia e il Presidente della Corte d’Assise si trovò costretto a chiedere al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Torino un elenco di difensori d’ufficio disposti a difendere i brigatisti. Questi ultimi tuttavia non avevano alcuna intenzione di accettare una difesa, facendo presente che: “qualora i difensori accettassero la nomina, saranno ritenuti come collaborazionisti del regime, con le conseguenze che ne potranno derivare". Impauriti dalla minaccia i difensori d’ufficio abbandonarono l’incarico e alla luce dell’art. 130 del Codice di Procedura Penale dell’epoca, al loro posto venne nominato Fulvio Croce, Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Torino. Gli imputati ribadirono la loro posizione rilasciando un nuovo comunicato colmo di minacce rivolte all’avvocato torinese, ma Fulvio Croce non era solito scappare: proseguì il suo incarico fino al 28 Aprile 1977, data in cui venne assassinato in un attentato rivendicato quello stesso pomeriggio dalle BR.

Un giusto processo e una pena adeguata

Circa due anni fa ho avuto la fortuna di partecipare ad una lezione tenuta in occasione dell’anniversario della morte di Guido Galli, magistrato milanese anch’egli assassinato dalle BR. In particolare ho trovato illuminante il discorso della professoressa Sandra Babcock, che dopo aver difeso assassini e criminali ha sottolineato come il rapporto tra bene e male non debba essere trattato superficialmente poiché “le persone commettono azioni cattive, ma non c’è alcuna persona che sia intrinsecamente tale”; per questa ragione, “troveremo giustizia solo nel momento in cui saremo pronti a difendere coloro che nessuno vuole difendere”.

lI compito di un avvocato non è quello di rendere impunito l’assistito colpevole. Il compito dell’avvocato è garantire al proprio cliente di essere sottoposto ad un giusto processo. Quindi si, difenderei un criminale affinché questo possa scontare una pena adeguata. Difenderei un criminale affinché questo possa replicare alle accuse a lui mosse. Difenderei un criminale perché sono orgoglioso di vivere in uno paese democratico e liberale, che di criminale non ha alcunché.

Gianluca Parrinello