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Maenza è un piccolo borgo del Lazio in provincia di Latina, situato tra le colline dei Lepini e affacciato sulla Valle dell’Amaseno fino verso il promontorio del Circeo. La sua intensa storia è ancora visibile tra le vie del paese, ne sono testimonianza i diversi monumenti, e curiosi avvenimenti lo hanno reso ancora più ricercato. Panorama dalla Loggia dei Mercanti (XII sec), all’entrata del borgo medievale.

Le origini

Maenza ha origini antiche. I suoi primi insediamenti risalgono al IX secolo dopo la distruzione dell’antica città volsca Privernum ad opera dei Saraceni, che costrinse i suoi abitanti a migrare in collina. Il significato del nome Magentia deriva dal latino e vuol dire “gente che cresce”: ed in effetti dai primi stanziamenti la crescita di Maenza è stata costante, fino ad arrivare nei primi anni del 1200 ad essere un villaggio fortificato. Ancora oggi, infatti, le torri di controllo che spuntano tra le abitazioni sono un segno riconoscibile della presenza di mura che cingevano il centro abitato, sul quale spicca il Palazzo baronale.

Il Palazzo Baronale, cuore delle vicende

Il fiore all’occhiello del centro storico è il Palazzo Baronale, costruito nel XII secolo circa dai Conti di Ceccano che così resero Maenza una cittadina fortificata anziché un semplice avamposto quale era stata fino a quel momento. Sotto il governo dei Conti di Ceccano (1123-1336) Maenza ha conosciuto il suo più grande splendore. La struttura attuale del Palazzo è il risultato dei diversi interventi dei molti Signori che la governarono.

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Il Palazzo Baronale è stato scenario di differenti avvenimenti: in particolare tra le sue mura si è compiuto il primo miracolo di San Tommaso d’Aquino. Durante il suo viaggio verso Lione per recarsi al Concilio indetto da Papa Gregorio X nel 1274 fece sosta al castello, zio della contessa Francesca d’Aquino, sposa di Annibaldo da Ceccano.  Già molto malato e debole chiese di mangiare delle aringhe, che in Italia non si trovavano. Il medico per accontentarlo si recò in piazza e la prima persona che incontrò fu un pescatore, arrivato a Maenza da Terracina con un cesto di pescato: allo scoprire la cesta i pesci si tramutarono miracolosamente in aringhe. Durante il processo di canonizzazione, un frate in visita a san Tommaso testimoniò che quelle mangiate a Maenza erano aringhe fresche, che conosceva solo sotto sale per averle viste alla Curia Romana a Viterbo, e che anche Fra Tommaso, presente al castello, riconobbe per averle gustate in Francia. Oggi è possibile visitare la Stanza del Santo nella quale ha soggiornato, prima di morire nello stesso anno a Fossanova.

Il feudo di Maenza è stato centro di ribellioni e violenze causate dal conflitto tra lo Stato Pontificio e i Baroni per una maggiore autonomia: il Barone di Maenza, della famiglia dei conti di Ceccano, dopo l’assedio delle truppe pontificie e un sommario processo per l’accusa di aver ucciso l’inviato papale giunto per riscuotere i tributi, fu decapitato nella piazza del castello. Le continue ribellioni contro Papa Callisto II costarono ai conti di Ceccano la confisca di Maenza nel 1300. Tuttavia, le ostilità continuarono con i Caetani che nel 1431 radunarono truppe dei feudatari alleati e si diressero verso Roma. L’impresa riuscì felicemente e il Papa Callisto III acconsentì ad una riduzione dei tributi. Il periodo di pace venne messo a dura prova dalle mire dei Caetani di Maenza su Sermoneta, fu così che il Papa inviò le truppe di Giovanni Medici delle Bande Nere che la invasero e saccheggiarono nel 1520. In seguito, Maenza nel 1597 fu venduta dai Caetani e passò a diverse Casate fino ai Conti Pecci di Carpineto, ultimi Signori del feudo.

Oggi il castello è sede del Civico Museo del Paesaggio (della Valle dell’Amaseno), che è stato istituito nel 2008. Nel museo è possibile ammirare carte ed atlanti del XVI-XX sec., reperti archeologici e ceramiche popolari del XIX-XX sec. provenienti dalla collezione privata di Duilio Cambellotti.

Il Borgo medievale

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Ingresso al borgo medievale

La bellezza di Maenza ha attirato Papa Leone XIII, appartenente alla famiglia Pecci di Carpineto. Maenza rifiorì grazie all’interesse del Papa (1878-1903) che amava trascorrere lunghe giornate di caccia nel ricco territorio maentino ed in paese, dove i Pecci possedevano una bellissima abitazione posta all'ingresso del paese (Palazzo Pecci, attualmente sede del Municipio). Notevole fu l'impulso che il Papa diede alle attività di carattere religioso: fu ricostruita la chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo (attuale cattedrale) e istituì l’Educandato delle fanciulle di civil condizione diretto dalle suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue presso il Palazzo Pecci- Fasani (oggi sede dell’Ostello della Gioventù).

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Chiesa Santa Maria Assunta in Cielo

Difficile descrivere in poche righe un paese come Maenza, pieno di aneddoti, personaggi e monumenti. Resta nell’Italia nascosta in attesa di essere trovato e amato.

Alessia Valle