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Di: Pietro Lepidi

Per i media tedeschi «il nemico della Germania», per i ministri Di Maio e Salvini una delle figure di più alto rilievo accademico e professionale nel governo del cambiamento, il ministro “della discordia” Paolo Savona è probabile che lasci presto il governo gialloverde per diventare il presidente della Consob. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte avrebbe infatti trovato il modo per superare gli ostacoli legali che impediscono a Savona di entrare nella Consob e ha iniziato il procedimento amministrativo per il nuovo incarico del ministro Paolo Savona che prevedono l’esame della commissione finanza della Camera e del Senato, quello della Corte dei Conti e la ratifica del presidente della Repubblica.

La figura scelta come guida della Consob dall’attuale premier avrebbe senza dubbio tutti i requisiti tecnici per guidare questa importante istituzione il cui scopo è il controllo delle banche e dei mercati. Il ministro Savona è infatti uno dei più influenti economisti euroscettici d’Europa con delle competenze di altissimo livello. Ricordando solo alcuni dei suoi incarichi, Paolo Savona è stato professore di Economia all’università di Cagliari, Tor Vergata, LUISS (l’università di Confindustria che ha contribuito a fondare), ha lavorato per la Banca D’Italia, Confindustria, il progetto del Ponte sullo Stretto e del Mose di Venezia, è stato capo del Dipartimento per le Politiche comunitarie della presidenza del Consiglio e, infine, due volte ministro con il Governo tecnico Ciampi e ultimatamente con il governo Conte. Insomma, stiamo parlando di un esperto di economia nazionale ed internazionale, specializzato nel sistema monetario internazionale al Massachusetts Institute of Technology (MIT), è uno che i punti di forza e debolezza dell’euro li conosce bene.

Il ministro Savona è famoso per essere stato proposto al presidente della repubblica Sergio Matterella dai vicepremier Savini e Di Maio come ministro dell’economia. Questa scelta sarebbe stata presa da Matteo Salvini per le recenti posizioni euroscettiche e antitedesche del ministro. Per Savona, infatti, l’unico modo per avere una moneta stabile è avere un forte potere politico, cosa che all’Unione Europea attualmente manca e che di conseguenza la condanna a sottostare ai voleri della Germania. Il rifiuto di Mattarella a tale proposta a fine maggio del 2018 è stato causa di una delle più grandi crisi istituzionali che l’Italia abbia mai vissuto, con il serio rischio, poi scongiurato, di vedere manifestazioni in piazza contro il Presidente della Repubblica Italiana, la massima carica dello stato, accusato di favoreggiare la tanto odiata classe dei “poteri forti” e dell’establishment economico e politico del paese.

Infine, Savona è entrato nel governo attualmente in carica, diventando uno dei ministri con le più alte competenza tecniche in materia economica, competenze che sono nettamente superiori ad altri ministri del “governo del cambiamento”, curricula alla mano. La direzione proposta dal professore era quella di una politica economica portata avanti a suon di massicci investimenti con meno spesa pubblica, una politica che si ribellasse all’austerity dell’UE e ai vincoli del “debito sovrano”, invece, si è ritrovato a votare a malincuore una legge di bilancio le cui proposte principali, “quota 100” e il “reddito di cittadinanza”, propongono il contrario, più spesa pubblica e meno investimenti. La sua attuale posizione, come ministro per gli affari europei, non gli permette di esercitare molta influenza sulla politica economica del governo e Savona si ritrova relegato a una carica da serie B.

La parabola discendente di Savona oggi lo vede marginale nelle dinamiche della maggioranza e ininfluente nelle trattative con la Commissione Europea, con la a trattare è direttamente il presidente Giuseppe Conte, e, in sintesi, ministro estraneo al governo. A completamento dell’allontanamento dal governo, Paolo Savona potrebbe lasciare l’esecutivo per diventare il nuovo presidente della Consob.

Ci sono delle difficoltà di tipo giuridico e istituzional-politico che ostacolano la nomina del ministro. Per le prime si è adoperato per trovare dei precedenti il premier Conte con la sua esperienza da avvocato, mentre per le seconde la questione riguarda gli equilibri interni al governo, vista la necessità di nominare altre cariche istituzionali. Tuttavia, al di là degli equilibri interni al governo, il punto focale del trasferimento di Savona è piuttosto la sconfitta della sua visione politica. Il ministro con più competenze, più coerente, più lungimirante e soprattutto più cauto dell’attuale governo, ha preferito uscire dignitosamente, con un incarico da tecnico, da questo esecutivo, piuttosto che continuare ad essere identificato con un governo che non gli ha permesso di portare avanti la sua idea di politica economica ma che può continuare a usare come lustro e scudo le sue competenze e la sua visione.

C’è da chiedersi dunque quali e quanti studiosi o accademici di economia siano ancora disponibili a difendere le scelte di questo governo dopo l’addio di Paolo Savona.