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“È il mio cuore il paese più straziato, cessate d’uccidere i morti” (Ungaretti)

Dolore, sofferenza e morte. Queste sono le tre parole chiave di questo luogo che ha fatto la storia d’Italia un secolo fa: un ricordo che non svanirà mai, quello delle trincee del Monte Grappa

Il Veneto, tra il 1915 ed il 1918, fu l’epicentro della Grande Guerra, tanto che una gran parte delle battaglie furono combattute proprio in questi luoghi. Ricordiamo, tra le più importanti, la storica battaglia di Vittorio Veneto.

I segreti nascosti

Il Monte Grappa fu il luogo principale della difesa italiana dopo la sconfitta di Caporetto. Gli Austroungarici, infatti, cercarono più e più volte di conquistarlo, senza tuttavia mai riuscirci. L’esercito italiano, per arrestare l’avanzata nemica, costruì in breve tempo un complesso sistema di trincee ed appostamenti che permisero a quest’ultimo di controllare una vasta zona, fino al Montello, ubicato ad una quarantina di chilometri di distanza. L’opera bellica più rilevante è senza dubbio la Galleria Vittorio Emanuele III: essa consta di 5 chilometri di gallerie, di cui 1500 metri quella principale, dalla quale si irradiano tutte le gallerie secondarie, costellate di infermerie, postazioni per l’artiglieria, osservatori e sbocchi per sortite controffensive.

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Mai dimenticare il passato

Inoltre, sulla cima del Monte Grappa, a 1775 metri di altezza, si trova uno dei più famosi ossari militari della Grande Guerra, il Sacrario Militare del Monte Grappa. Esso venne costruito poiché alla fine del primo conflitto mondiale vi erano diversi cimiteri sparsi sulla superficie del Grappa e perciò fu manifestata l’intenzione di raggrupparli in un unico luogo: i caduti ricordati in questo posto sono ben 22950. La struttura è costituita da una serie di gradoni semicircolari sviluppati sul pendio che dalla strada conduce alla cima del sacrario: in questo modo si può sfruttare al meglio la pendenza del terreno.

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Cultura e bellezza

A qualche chilometro dal Monte Grappa sono situati il Tempio di Possagno ed il Museo di Antonio Canova. Il primo è una chiesa neoclassica progettata dal grande scultore veneto per la sua comunità: a primo impatto la struttura ricorda quella del Pantheon di Roma. Canova, infatti, voleva effettuare una commistione di vari stili, tra i quali quello greco del Partenone per quanto riguarda il colonnato, il corpo centrale ispirato all’architettura romana e l’altare e l’abside ripresi dall’arte cristiana: con l’unione delle tre arti più importanti della storia, il neoclassicismo raggiunge il suo apice. Nel museo a lui dedicato, invece, sono raccolti i modelli in gesso, in terracotta e i marmi dell’artista. Questa parte del museo è infatti chiamata Gipsoteca, che significa letteralmente “raccolta dei gessi”. Accanto è ubicata la casa di Antonio Canova che oggi funge da pinacoteca, nella quale sono dunque conservati disegni, dipinti e numerosi cimeli.

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Nota culinaria

Il territorio del trevigiano è noto non soltanto per le sue bellezze artistiche e storiche, ma anche per la cucina tradizionale. Potrete infatti degustare vari piatti e vini tipici nei numerosi agriturismi della zona, in particolare il famoso tiramisù ed il Prosecco.

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Jacopo Roggio