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Benjamin Netanyahu

Classe 1949, Benjamin Netanyahu, soprannominato dai suoi sostenitori “Bibi”, trascorre gran parte della sua giovinezza negli Stati Uniti, per via del lavoro del padre. A 18 anni decide di ritornare in Israele, dove si arruola nell’esercito. Suo fratello maggiore Jonathan, muore in un’operazione di salvataggio di alcuni ostaggi, diventando una leggenda nel Paese. Nel 1996 Netanyahu diventa per la “prima voltaprimo ministro, da allora e per i prossimi 23 anni il leader del “Likud” rimane uno dei principali protagonisti della politica israeliana.

Binyamin Gantz

Classe 1959, Binyamin Gantz, abbrevviato in Benny, cresce nel sud di Israele, dove i suoi genitori fondano un moshav, ovvero una colonia agricola. A 18 compiuti Gantz decide di arruolarsi nell’esercito, ed è proprio qui che inizia la sua scalata verso il successo. Infatti nel febbraio 2011 viene nominato ‘ramatkal’, termine ebraico con il quale viene identificato il capo di stato maggiore dell’esercito, che è una delle cariche più importanti di Israele. Dopo la fine di questo incarico si hanno poche apparizioni in pubblico di Gantz, fino al gennaio 2019, quando egli, quasi a sorpresa, appare in un video in cui annuncia il suo ingresso in politica con il motto “Israele prima di ogni cosa”. In vista delle prime elezioni dell’aprile 2019, Gantz si allea con Yair Lapid, con il quale condivide il posizionamento centrista, dando vita alla lista “Blu e Bianco”

Nuovo governo d’“emergenza”

Lunedì scorso, dopo mesi e mesi di stallo politico, Netanyahu e Gantz hanno trovato un accordo, arrivato con un incontro decisivo dopo una prima riunione terminata senza successo in mattinata. Il governo che verrà sarà un governo di unità d’emergenza a rotazione, dalla durata di tre anni: i primi 18 mesi guidato da Netanyahu e i restanti da Gantz. Ad annunciarlo è stato lo stesso Gantz che twitta: “Abbiamo evitato una quarta elezione. Salvaguarderemo la democrazia. Combatteremo il coronavirus e ci occuperemo di tutti i cittadini israeliani. Abbiamo un governo di emergenza nazionale”.

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In queste settimane di crisi, Netanyahu ha fatto sentire la propria vicinanza alla popolazione, mettendo in atto una serie di interventi per affrontare l’epidemia, e riuscendo così a ottenere molti consensi. Gantz invece, che aveva condotto la sua campagna elettorale sull’inadeguatezza di Netanyahu, e che aveva, fino a settimana scorsa, rassicurato i suoi elettori che non avrebbe mai fatto parte di un governo, guidato dal presidente del “Likud”, ritenuto da lui stesso una “minaccia alla democrazia”, è venuto meno alla parola data. In tale modo non ha perso solamente gran parte del suo elettorato e dei suoi alleati, che hanno subito annunciato l’uscita dei propri deputati dalla coalizione elettorale di “Blu e Bianco”, ma ha anche dovuto cedere su alcuni punti chiave degli ultimi mesi di trattative col suo rivale: tra questi il diritto di veto sulla nomina del futuro avvocato dello Stato e del procuratore generale. Ed è stato quindi costretto ad abbandonare quel progetto di legge che avrebbe impedito a Netanyahu di governare nuovamente per la quinta volta, sulla base delle pesanti accuse di corruzione, abuso d’ufficio e frode, per le quali il primo ministro è stato accusato. Secondo la stampa israeliana, i due leader sarebbero già d’accordo su un altro punto molto delicato: l’annessione di parte dei territori occupati. Il nuovo governo quindi, anche se sulla carta sarà un governo di emergenza nazionale, in realtà sarà soprattutto di carattere politico.


La risposta della popolazione

Circa duemila israeliani sono scesi in piazza Rabin, a Tel Aviv per protestare contro il nuovo governo. Gli organizzatori dell’evento, lanciato tramite una campagna social attraverso il profilo del movimento delle “Bandiere Nere”, hanno invitato la popolazione a protestare per “salvaguardare le democrazia”. Le immagini della protesta hanno fatto il giro del mondo per via della modalità con cui i cittadini, sono stati in grado di scendere in piazza. Infatti ci sono persone a uno o due metri di distanza gli uni dalle altre, ben ordinati, con indosso le mascherine; dando così una visuale di come, probabilmente, sarà la nostra vita dopo la fin della quarantena. Oltre alle mascherine però in piazza, ci sono anche bandiere di Israele e cartelli con su scritto “lasciate vincere la democrazia” o “ministro del crimine”.

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Conclusione


Nonostante l’accordo raggiunto, però, non è detto che il nuovo governo resti in piedi per l’intera durata del mandato, dal momento che: Netanyahu, a fine maggio, dovrà presentarsi in tribunale, per via delle accuse di cui è incriminato; inoltre secondo molti sostenitori, è molto probabile, che lo stesso leader del “Likud”, tra qualche mese, deciderà di mettere fine al nuovo governo, ritornando così alle urne dove si troverebbe in netto vantaggio sul partito “Blu e Bianco” di Gantz, che da questa intesa ne è uscito indebolito. Comunque vada, per ora lo Stato d’Israele ne è uscito vittorioso, in quanto avrà finalmente un governo, e un budget nazionale che mancava da troppo tempo.

Sofia Xie

(Foto 1: Yonatan Sindel/Hadash Parush)

(Foto 2: Epa/Abir Sultan)