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Di Giorgio Ferrigno

Per il primo giorno di Governo il nostro nuovo Ministro dell’Interno ci regala un primo aforisma:

“Per gli immigrati è finita la pacchia.”

È così che Salvini ha voluto iniziare la giornata del 3 giugno nel suo habitat naturale che forse da due mesi gli mancava: il comizio elettorale della Lega per le comunali di Vicenza. Il mondo politico ed intellettuale ha risposto pesantemente a questa frase leggera e per i toni di Salvini che oramai non sono più provocatori mavere e proprie offese per persone che hanno trovato la morte nel momento in cui cercavano disperatamente una nuova vita. Si può essere contro l’immigrazione o contro le politiche precedenti, ma vi è un limite tra il civile e il disumano. Il disumano sputa sulla dignità di persone che non hanno deciso di nascere in Paesi dove le libertà fondamentali dell’individuo sono messe in discussione e sotto torchio dalledittature e dalle guerre di logoramento.

Salvini non riesce proprio ad entrare nel proprio ruolo istituzionale. Ad impossessarsi di un lessico più appropriato per la sua carica e per gli oneri che quest’ultima porta con sé. Solo dopo poche ore la stessa lingua biforcuta ritorna con un’altra perla di saggezza: questa volta riferita a Domenico Lucano, sindaco di Riace. “Per me è zero.” Ora più ermetico che mai, Salvini con quattro parole rivela quanto fondamentale sia il successo di Riace e le politiche del suo sindaco.

Riace è un paese della costa ionica calabrese, famoso per i Bronzi ma purtroppo dimenticato e spopolato. Lucano è stato in grado di applicare un modello di ospitalità studiato in tutta Europa ma mai attuato. Insomma ha riscoperto l’immigrazione e l’accoglienza come fonti di guadagno sociale e comunitario. Oggi più di 6000 richiedenti asilo hanno soggiornato a Riace, di cui 400 ci vivono stabilmente. Dov’è il successo? Riace è ritornata a crescere demograficamente, stanno risorgendo ambienti di lavoro abbandonati per la mancanza di abitanti e c’è un boom di turismo in quanto la maggior parte del borgo è stata ristrutturata grazie anche alla manodopera dei migranti.

Riace è un fondamentale esempio che va raccontato ed esportato in tutta Italia se non in tutta Europa. Riace, insieme ai Comuni limitrofi che stanno aderendo gradualmente al modello, è la falla nell’equazione salviniana immigrazione=pericolo. Per questo, oggi Salvini attacca chi lotta per migliorare il proprio territorio anziché attaccare le mafie: i veri nemici di Domenico Lucano e di tutto il Meridione che da secoli è soffocato nella morsa della criminalità organizzata.

Citando l’ultima intervista per il Corriere della Sera di Marco Minniti:

“Bisogna trovare un punto di incontro tra quelle che in filosofia si chiamano coppie opposizionali: umanità e sicurezza; riformismo e questione sociale; Europa e interesse nazionale. Per Salvini, o scegli l’umanità, o scegli la sicurezza. La nostra sfida è stata ed è tenere insieme umanità e sicurezza.”

Prima implicazione dei toni di Salvini sono stati gli spari in Calabria contro dei migranti: un morto e due feriti. Sacko Soumayla aveva 30 anni ed era arrivato dal Mali. È morto in mattinata al reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Reggio Calabria. Non è certo colpa diretta di Salvini tuttavia ogni leader deve assumersi le proprie responsabilità per le parole che usa e per i folli che legittima. Spero in una completa condanna dell’avvenimento da parte di tutto il Governo.

Per concludere vorrei ricordare al nostro caro Ministro che il Viminale è cosa seria: non è un palco-giochi e non va in diretta su Facebook. Quindi meno aforismi e più lavoro.