Millennials

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Di Flavio De Pascali

Un giovane su quattro, in Italia, non studia e non lavora.

Un giovane su quattro, in Italia, è dunque quello che si definisce Neet(acronimo di not (engaged) in education, employment or training). Un dato terribile, crudo, estremamente preoccupante. Un dato che deve farci riflettere perché il futuro, se possibile, si annuncia ancora peggiore. L’inevitabile avanzata della automatizzazione, con la progressiva scomparsa di numerosi lavori, ci impone di ripensare interamente il nostro modello educativo e formativo.

La scuola, a lungo tempo vista come un semplice serbatoio di voti, immobile, cristallizzata in una presunta perfezione, deve cambiare. Questa, a ben vedere, è la sfida del domani.

L’Italia deve, prima che sia troppo tardi, rompere gli schemi del passato e progettare l’alternativa.

La soluzione, sebbene questa strada possa tentare qualcuno, non è abbracciare la decrescita felice che finirebbe per stritolare l’economia nazionale tra le sue soffocanti spire. Men che meno si può pensare che sia sufficiente introdurre un fantomatico reddito di cittadinanza per riequilibrare la situazione. Ai giovani non servono mance, non servono regalie, serve la progettualità di un sistema Paese che scommette sulla tecnologia, scommette sull’innovazione digitale, scommette sulla formazione permanente. Un Paese che rilancia e potenzia gli istituti tecnici e professionali, a lungo considerati inferiori, quasi un ripiego, che ora devono essere rimessi nel posto che gli spetta. Ed anche i licei, spesso mummificati in un’impostazione ancora di stampo gentiliano, devono rompere le catene ed iniziare a ragionare del domani.

Lo sforzo, però, è richiesto a tutti, e le imprese non sono escluse dal discorso. Il tessuto produttivo nazionale, le migliaia di PMI e non solo, deve avere il coraggio di innovare, di accettare la sfida globale senza rinchiudersi nel conservatorismo. C’è bisogno che anche da lì parta una spinta profonda. C’è estrema necessità che si ampli la domanda per i lavori che richiedono alta preparazione e alte competenze i quali, allo stato attuale, sono il vero tallone d’Achille italiano poiché è proprio in quei settori che la produttività stagna maggiormente.

C’è bisogno di un sussulto, di uno scatto d’orgoglio e di presa di coscienza collettiva. Speriamo che il Governo Conte, tra una Flattax e un’uscita di Salvini, trovi il tempo di occuparsene.