Simone Corrado

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Gli amori, le passioni, i personaggi, gli insegnamenti, i successi del poeta “mapuche” scomparso di recente.

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Frontiera scomparsa

Alla morte di Luis Sepúlveda il mondo può ripiombare nell’incertezza e nello sgomento che, leggendo, ha per primo trovato nella Frontiera scomparsa. Precisamente alla pagina dove tempi terribili giungono, turbando la vita. Infatti, alla stessa maniera dei labirinti cogli smarrimenti senza uscita, scomparsa è la frontiera che portava ai territori della felicità e altra pare adesso la strada per quella. Eppure, all’inizio della Frontiera scomparsa, benché non comparisse su nessuna carta, chiunque nell’America latina sapeva come trovare quella strada. Alla fine del mondo, come venne per ventura, v’era, infatti, da qualche parte nel mondo un ragazzo, non stanco di cercarla ancora. Avrebbe pagato i suoi sogni. E ci sarebbe stata per lui un’esistenza di sventura, allo stesso modo di come questa vita attese al suo autore, Luis Sepúlveda, che pure conobbe il carcere e la tortura, la fame e l'esilio. Ma che non tradì, come tra quelle righe ora, la promessa fatta al nonno da bambino, in Cile, di visitare il paese di Utopia.

Come storie in riva al fiume

Gerardo Sepúlveda Tapia, il nonno di Luis, era un anarchico andaluso scampato ad una condanna a morte che pendeva su di lui in Spagna. Lucho crebbe quindi con abuelo Gerardo in Cile. In tempi non lontani rievocava nell’introduzione a Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà il tempo passato alla casa dei nonni col prozio Ignacio Kallfukurà, un mapuche che era solito narrare storie ai bambini nella lingua della Gente della Terra. Fu questi a fargli apprezzare Salgari, Conrad e Melville. «Eran storie che parlavano di volpi, puma, condor, pappagalli, ma le mie preferite erano quelle che raccontavano le avventure di wigna, il gatto selvatico». In quella circostanza deve aver maturato un amore per questo strano felino, che lo avrebbero portato poi in veste di personaggio alle soglie del successo letterario: “Il gatto non dimentica un’offesa, il gatto decide quando deve avvicinarsi e quando deve allontanarsi, il gatto è misterioso.” Luis Sepúlveda desiderava ardentemente raccontare storie ai bambini mapuche in riva al fiume. Ormai prossimo all’età dello zio Ignacio decise infatti di ambientare in Auricania, nelle Wallmapu, la storia del cane cresciuto insieme ai mapuche nel paese della Gente della Terra. D’altronde è risaputo che le favole di Sepúlveda dedicate all’infanzia danno voce agli animali. Forse perché la quotidianità delle creature, come quella dei bambini, ha in sé il potere di rappresentare l’essenziale delle cose umane, le quali, spesso, tra gli uomini si complicano senza ragione, o almeno così pare.

“Ora volerai, Fortunata”

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«“Ora volerai, Fortunata. respira. Senti la pioggia. È acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama vento, un altro ancora si chiama sole e arriva sempre come ricompensa dopo la pioggia. Senti la pioggia. Apri le ali.” miagolò Zorba. La gabbianella spiegò le ali. […] “Ora volerai” miagolò Zorba. “Ti voglio bene. Sei un gatto molto buono” stridette Fortunata. “Ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo” miagolò Zorba. […] “Bene, gatto. Ci siamo riusciti” disse sospirando. “Sì sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante […] Che vola solo chi osa farlo”».

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare è stato uno dei venti libri più letti degli ultimi vent’anni. Il successo del romanzo, dipanato su undici capitoli, fu senz’altro favorito dal celebre lungometraggio animato di Enzo d’Alò. Si dice che almeno tre generazioni di lettori ricordino la vicenda della gabbiana Kengah, caduta - poveretta - in una macchia di petrolio nelle acque del mare del nord. Si riporti, dunque, alla memoria questo antefatto: che ripreso il volo con gran fatica e continuando la sua migrazione, Kengah atterrò stremata sul balcone della casa dove viveva il gatto Zorba, il felino gentile e nero come il carbone, che si sarebbe preso cura della gabbianella e dell’uovo da cui sarebbe nata. Il mondo in cui veniva Fortunata, scelto dal suo autore, era abitato da scimmie e topi mangiatori di uova e da una strampalata comunità felina del porto di Amburgo. Ma suggerendo e imparando, tutto questo lasciare il volo spiccare libero per l’aria, di giorno in giorno, da qualche parte provocava nel soggetto educante un certo cambiamento. Come può un gatto insegnare a volare? In tutti i racconti di Sepúlveda emerge, infatti, questo senso unico dell’amicizia, il medesimo che compare, poi, a ben pensare, in tutte le storie ben scritte che abbiano a proprio oggetto una cura o un accompagnamento di qualcuno. E la bellezza che ne viene. La rivoluzione permanente che non cambia il mondo di fuori ma quello ch’è dentro.

Una notte pazza per la Signora Camacho. Un amore

Era stata l’attrazione per Gloria, una ragazza del suo quartiere ad avvicinarlo alla scrittura. Gloria amava la poesia ed in questo modo Sepúlveda iniziò a scrivere, per lei. Tredicenne, Luis, che sì amava Salgari e Verne, amava però soprattutto il calcio. Ma di tutt’altro segno, si sa, sono le passioni che mutano le vittorie in rivoluzioni e gli incontri in epifanie. Passò quindi l’intero weekend che seguiva quell’incontro, tutto all’interno della biblioteca nella quale era abituato recarsi. Dal venerdì sera al lunedì mattina, solo, nella biblioteca tutta per lui, a divorare – diceva - decine e decine di libri e mangiare solo un po’ di frutta, qualche panino e del latte. Ma fu un altro amore, nuovo, per così dire, a segnare davvero la svolta nella carriera letteraria di Sepúlveda.

Con l’arrivo della signora Camacho all’Istituto Nacional, che annoverava allora tra i suoi ex alunni ben otto presidenti del Cile, la storia dell’arte diventò la materia più popolare di tutta la scuola. Un compagno di Luis, un commerciante di penne, di appunti e di libri, uno di quei tipi umani che ha sempre da vendere qualcosa, vedendo il suo talento gli si avvicinò un giorno e gli propose di scrivere qualcosa di “piccante” sulla professoressa e con lei protagonista. «La prima storia, ‘Una notte pazza per la signora Camacho’, il mio compagno la affittava agli studenti per un peso, ogni dieci minuti, ed ha fatto il giro di tutta la scuola diventando un ‘best seller’». I racconti erotici sulla signora Camacho riscuotevano un certo successo nella scuola ma finirono ben presto nelle mani sbagliate del preside. «Era indignato – raccontava – da quanto scritto e mentre mi accusava di pornografia, io gli rispondevo che si trattava di ‘letteratura erotica’. Così il preside mi consiglia di non ‘sprecare’ il mio talento in questo modo, minacciandomi di espellermi, ma allo stesso tempo mi dice che l’istituto aveva una grande considerazione di me». Debile nella reputazione, ma forte del successo cominciò scrivendo per una radio storie a leggersi che dovevano durare ben ventotto minuti. La fortuna pare toccò poi anche Jorge Rodriguez Grossi, il compagno che gli aveva proposto di scrivere il racconto erotico sulla professoressa Camacho, diventato, pare, anni dopo ministro cileno dell’Economia.

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La vita non può essere tradita

Forse Sepúlveda è stato per la vita dei suoi lettori ciò che fu il proprio dentista per Antonio José Bolívar Proaño: fu il primo infatti a fornirgli i romanzi nella sua capanna a El Idilio, il paese sudamericano in cui s’era ritirato per la spietatezza degli uomini. A quel tempo lontana era l’esistenza con gli indigeni shuar. Terribilmente vicina l’uccisione del tigrillo, feroce bestia che minacciava la comunità. Per la sua morte Antonio non si dava pace. Poiché Il vecchio che leggeva romanzi d’amore sapeva, infatti, tanto quanto Il cane che insegnò a un bambino la fedeltà che maggiore può essere la ferocia degli uomini che tragicamente recide i legami fraterni tra le creature, allignando semi nel cuore e discordia. Era convinto Sepúlveda che la discordia è ciò che a un bambino fa scoprire un cane lupo cane troppo nobile per un bambino indio. La sua vita dimostra però che la vita non può mai essere tradita. Questo si ripeteva a Buenos Aires, scappando dal Cile al primo scalo, diretto in Svezia. Sette mesi aveva passato in una cella minuscola e angusta dove non poteva né sedersi né sdraiarsi. Per Luis, come un branco feroce a El Idilio era stato il golpe di Augusto Pinochet.

Nell’universo infuocato del deserto di Atacama

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Ma la vita non può essere tradita e i legami d’affetto, come quello che lega Aukaman e il suo vegliardo cane lupo nemmeno. E neppure l’amicizia tra il gatto Mix e il topino che gli permetteva di rivedere l’orizzonte dei tetti di Monaco, «il fumo che usciva dai suoi comignoli, le macchine che avanzavano lente sul tappeto bianco dell’inverno». Il topo riportò al gatto una felicità mai dimenticata quando disse che in lontananza si vedevano due enormi cipolle in cima alle torri. Erano le cupole della Frauenkirche, «i campanili su cui tutti i gatti di Monaco sognavano di arrampicarsi». Per i suoi lettori Luis Sepúlveda era conchiglia che riporta agli animali del mare, come quella trovata sulla spiaggia da un bambino e dalla quale si levava la voce di una balena bianca che ha conosciuto e vissuto la solitudine e la profondità degli abissi del mare. Se avremo abbastanza coraggio per seguirli raggiungeremo l'universo infuocato del deserto di Atacama, dove minuscoli fiori rossi spuntano dalla sabbia una volta l'anno per appassire dopo poche ore, per ricordarci che la vita non è altro che una stoica forma di resistenza.

Simone Corrado