Marco Zini

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Ci sono azioni che ripetiamo quotidianamente con una frequenza enorme nell’arco di una giornata in maniera inconsapevole. Quante volte guardiamo il nostro cellulare in attesa di una notifica dai social network o più banalmente camminiamo, sorridiamo, azioniamo centinaia di muscoli in maniera involontaria. Fra tutte queste azioni ve n’è una particolarmente importante: respirare. La componente più importante, dal nostro punto di vista, della massa d’aria inspirata è senza dubbio l’ossigeno molecolare. Questo è fondamentale per poter generare l’energia necessaria per il nostro corpo una volta terminata la sua utilità viene espulso dall’organismo sottoforma di anidride carbonica. Basti pensare che se la sua concentrazione nel volume di gas inspirato scende al di sotto del 17% il corpo va in contro ad asfissia e morte. Per nostra fortuna è presente nell’atmosfera con una percentuale pari circa al 21% garantendo così la vita sul nostro Pianeta. La restante parte è formata principalmente da azoto, pari al 78%, mentre solamente per l’0,032% da anidride carbonica. Per quanto riguarda l’infinitesima parte necessaria a raggiungere la piena totalità sono presenti molti composti gassosi come metano, ammoniaca, argo, ossidi di azoto e altre sostanze contenenti zolfo.

La minoranza silenziosa

Nonostante la ridotta rappresentatività di tutti quei composti presenti al di sotto dell’1% sono proprio questi i principali attori nell’inquinamento del pianeta.  In quella tenebrosa marmaglia di nomi e strutture chimiche si celano una miriade di potenziali o reali inquinanti. Nell’aria che inspiriamo sono presenti oltre che le sostanze in fase gassosa come metano, ammoniaca e ossidi di azoto, sono riscontrabili tutte quelle sostanze in fase solida ma che il nostro occhio non è in grado di percepire perché infinitamente piccole. Fra queste i più famosi sono senza dubbio le polveri sottili o particolato (PM) che ha origine dalla combustione di matrici organiche quali principalmente idrocarburi e legname. Esse sono seguite solitamente da un numero intero o decimale che rappresenta il diametro medio (PM10; PM2,5) di queste particelle solide all’interno dell’aria presa in esame. La pericolosità di queste componenti risiede sia nella loro granulometria sia per la loro composizione, e provocano insorgenze di problematiche respiratorie e più in genere aumentano il rischio di insorgenza di tumori. Assiduamente i valori di queste sostanze sono analizzate e misurate da parte dell’ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) per informare il cittadino e indirizzare le pubbliche amministrazioni verso soluzioni in grado di gestire queste concentrazioni al di sotto della soglia di danno per la popolazione interessata.  I monitoraggi sono svolti all’area aperta ed in particolare in punti strategici delle grandi città o al loro immediato circostante e sono divenuti famosi negli ultimi anni per via della questione smog in parecchie regioni italiane che ha portato ai blocchi delle auto. Se sino ad ora abbiamo parlato delle minacce presenti all’esterno non dobbiamo dimenticare che i pericoli non risparmiano le mura domestiche. All’interno di queste possono ovviamente insediarsi pericoli inaspettati, facilitati dall’assenza di un ricircolo d’aria o comunque di volumi non molto grandi di essa portando quindi all’aumento della loro concentrazione negli spazi ridotti. I casi più eclatanti sono senza dubbio quella delle miscele gassose dei fornelli della cucina che sono a tutti gli effetti dei combustibili di origine fossile che vengono bruciati all’interno delle mura domestiche con tutte le conseguenze del caso e quella del radon. Per quanto riguarda le prime si ha principalmente la formazione di ossidi di azoto, considerati cancerogeni, oltre che l’esposizione diretta con il gas stesso nel momento dell’accensione del fuoco tant’è che sono considerati dall’IARC come potenzialmente cancerogeni; mentre per quanto riguarda il secondo si tratta di un elemento radioattivo che ha origine dal decadimento nucleare delle componenti edili dei fabbricati. In ogni caso la soluzione migliore per ridurre i rischi conseguenti è buona norma arieggiare le stanze e la presenza di piante all’interno dell’abitazione per ridurne la concentrazione.

L'aria di ieri

Il sapere nell’ambito della sicurezza non solo ambientale ma anche dei luoghi di lavoro e domestici si è ampliato solamente negli ultimi decenni. La conoscenza della tossicità dei composti chimici che fanno parte della nostra vita in ogni frangente di essa e con cui interagiamo viene continuamente aggiornata alla luce delle nuove metodologie e scoperte in campo medico e tecnologico in senso lato. Partendo da questo presupposto risulta che ciò che un tempo era abituale ora è considerato molto pericoloso o addirittura bandito per i rischi connessi. Questo è il caso dell’Eternit o fibrocemento, materiale edile diffusissimo nel dopoguerra in campo edile e non solo, il quale veniva utilizzato come copertura nei tetti e all’interno delle stufe grazie alla sua capacità coibentante. Caratterizzato dalla presenza del minerale denominato asbesto ha provocato e provoca ancora oggi a causa della esposizione pregressa, gravi patologie all’apparato respiratorio causando in particolare mesotelioma pleurico in coloro che ne sono venuti in contatto. La causa di questo risiede nelle finissime dimensioni delle sue fibre che colpiscono l’alveolo polmonare umano provocando poi le suddette complicanze. Un altro caso emblematico sta nell’autotrazione del passato; infatti solamente negli anni 90’ si è passati completamente dalla benzina contenente piombo tetraetile a quella cosiddetta verde. Questo composto neurotossico era utilizzato come detonante all’interno del carburante al posto dell’odierno benzene (considerato comunque cancerogeno) provocando una pericolosa minaccia all’uomo dato che si andava a sommare ai metalli pesanti presenti come impurità nell’idrocarburo medesimo. L’assenza di filtri nei motori a gasolio e della marmitta catalitica nel caso di quelli a benzina e la notevole quantità di veicoli a due tempi andavano a peggiorare la già preoccupante situazione per quanto riguarda le emissioni da autotrazione. Le principali minacce per quanto riguarda la salute umana non interessavano però solo le città affollate ma anche le campagne. Malgrado la minor densità abitativa e di traffico garantiva in un certo più sicurezza, nonostante la problematica generalizzata della rideposizione(1) degli inquinanti, sostanziali problematiche erano date dalle irrorazioni di agrofarmaci sulle colture. Oltre alla pericolosità dei formulati utilizzati in passato, le modalità di distribuzione aggravavano l’esposizione al rischio degli abitanti in quanto l’utilizzo di elevate pressioni e la mancanza di tutela degli spazi civili provocavano una pericolosa deriva(2)verso i centri abitati circostanti.

Le condizioni odierne

Ad oggi le maggiori restrizioni riguardo le emissioni delle industrie, più o meno rispettate da queste, nell’ambito dell’autotrazione ha portato ad un miglioramento nella qualità dell’emissioni delle automobili che però d’altrocanto sono aumentate esponenzialmente di numero riducendo quindi gli effetti positivi dati dalla evoluzione motoristica. Sono state ridotte anche le quantità di inquinanti sprigionati dalle caldaie poiché si è passati da bruciatori a gasolio a quelli a metanomeno impattanti sebbene la conversione sia lungi dal dirsi conclusa definitivamente nel nostro Paese. La maggior tutela degli spazi civili e la riduzione della deriva oramai basilare per l’irrorazione di agrofarmaci in agricoltura unita alla ridotta tossicità di gran parte dei nuovi formulati ha permesso una netta diminuzione della problematica nelle campagne. Nonostante quanto detto la situazione risulta spesso tragica, soprattutto dai notiziari, con dati molto preoccupanti sullo smog da cui siamo circondati veicolando il concetto per cui l’aria oggigiorno sia sempre più sporca provocando un moto nostalgico assolutamente ingiustificato alla luce di quanto detto in precedenza. In realtà ci si troverà sempre in una condizione nella quale il passato risulterà sempre più insicuro del presente. Malgrado ciò nella visione di massa, esso risulterà irrazionalmente più genuino dell’oggi nonostante la tendenza generale è quella dell’aumento di consapevolezza e di riduzione dei rischi per l’uomo in tutti gli ambiti.

Marco Zini

NOTE:

(1)    Rideposizione: ricaduta di un inquinante presente in atmosfera a distanza dal punto di emissione

(2)    Deriva:  in agricoltura identifica l’allontanamento delle goccioline disperse durante l’irrorazione di un agrofarmaco al di fuori del campo