Paolo Di Falco

Paolo Di Falco

Direttore del blog La Politica Del Popolo, scrivo per dare voce a chi non la può fare arrivare lontano. Viaggio ma di confini non ne ho mai visto uno, credo che esistano nella mente di alcune persone.

Signor Gorbaciov, se lei cerca la pace, se cerca prosperità per l’unione Sovietica e l’Europa dell’est, signor Gorbaciov venga a questa porta, apra questa porta e abbatta questo muro.
(Ronald Reagan)

Oggi ricorre il trentesimo anniversario della caduta del muro di Berlino. Un muro che fu costruito durante la notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961 per separare fisicamente la Germania Est, sotto il controllo dell'Unione Sovietica e la Germania Ovest, sotto l'influenza degli Stati Uniti. Un muro che aveva anche una ragione prettamente economica: mentre la parte occidentale della Germania dopo la fine della seconda guerra mondiale non fece fatica a riprendersi economicamente grazie agli aiuti degli Stati Uniti, nella parte orientale ci fu una grande crisi economica. Negli anni '50, quando il confine era ancora superabile, migliaia di persone fuggivano dall'est all'ovest, persone con una buona formazione professionale che speravano in un futuro più libero.

Un muro che era lungo più di 140 chilometri e che molti avevano cercato sin dal primo momento di oltrepassare. La fuga più famosa è quella del soldato Conrad Schumann, mentre il muro era ancora in costruzione, il soldato diciannovenne riuscì a oltrepassare il filo spinato con un celebre salto ritratto dal fotografo Leibing. Un salto di pochi centimetri che, oltre a diventare quasi la foto-simbolo della Guerra Fredda, fece a guadagnare a Shumann la libertà. Una libertà che però, come in pochi sanno, gli costò molto: negli anni successivi furono molti i rimorsi di coscienza per aver abbandonato la sua famiglia al di là del muro. Dopo la caduta del muro disse di sentirsi “veramente libero” ma non era gradito nella sua città natale, dove persino i suoi genitori e parenti erano poco felici di incontrarlo. Nel 1998 Schumann decise di impiccarsi a un albero del suo frutteto, senza lasciare nemmeno un biglietto d’addio. Erano trascorsi 37 anni da quel fatidico giorno in cui aveva volato leggero sopra il filo spinato, per atterrare, forse, con un peso insopportabile sulle spalle.

Se Conrad rappresenta con il suo salto quella libertà che molti invano cercavano in quegli anni, forse un artefice involontario della caduta del muro del Berlino fu un giornalista dell'Ansa, Riccardo Ehrman. L'8 novembre del 1989, poco prima delle 19:00,ci fu una conferenza stampa del portavoce del governo della Ddr( Repubblica democratica tedesca, Germania Est), Guenter Schabowski. Una conferenza come tutte le altre ma dopo le dichiarazioni del portavoce, il giornalista dell'Ansa chiese a Schabowski:”Non crede che avete commesso degli errori nel promulgare una nuova legge sui viaggi che non è tale, ma solo una conferma di tutto quello che succedeva prima?».La risposta del portavoce fu  «Noi non facciamo errori» e estrasse un foglietto che annunciava come i cittadini tedeschi avrebbero avuto il permesso di varcare tutte le frontiere senza bisogno del passaporto. Ehrman comprese la portata di quella dichiarazione, emersa durante una noiosa conferenza, e pose altre due domande: «‘Vale anche per Berlino ovest’? ‘ – fu la risposta – per tutte le frontiere’. Quindi l’ultima: ‘E da quando?’. Schabowski rimase un momento interdetto: “Su questo foglio non c’è scritto, però sicuramente da questo momento”.

Dopo queste dichiarazioni, possiamo provare a immaginare l'euforia del momento: migliaia di persone della Berlino Est si accalcarono nei posti di blocco tra le due frontiere. I soldati al confine, furono colti di sorpresa e in assenza di qualsiasi ordine alzarono le sbarre permettendo a tutti di passare senza controllo. Una gioia incontenibile travolse completamente la popolazione che finalmente si ritrovava: i festeggiamenti continuarono tutta la notte sotto gli occhi increduli dei Vopos, gli agenti della Polizia del popolo che per quasi 30 anni avevano sparato contro chiunque tentasse di scavalcare il Muro e che si erano resi responsabili più o meno direttamente della morte di almeno 140 fuggiaschi solo a Berlino. Quella stessa notte molti ragazzi con dei picconi in mano iniziarono a demolire quel muro che per troppo tempo aveva diviso un popolo, che per troppo tempo aveva fatto della libertà una speranza impossibile da raggiungere. Di fronte alle immagini di migliaia di ragazzi che gettano per terra pezzi di muro ci vien da pensare a quei muri che ancora oggi ci sono sulla terra: per esempio il muro che separa gli Stati Uniti dal Messico o quello che separa la Bulgaria dalla Turchia. A distanza di trent'anni dalla caduta del muro di Berlino che segnò la fine di un epoca, c'è ancora chi pensa a costruire muri invece di abbatterli. Fortunatamente c'è ancora chi lotta per la libertà, chi cerca di opporsi alla costruzione di qualsiasi muro nella nostra società e a queste persone va il nostro pensiero, il nostro sostegno.

E' sempre la gente piccola che cambia le cose. Non sono mai i politici o i grandi. Voglio dire... chi ha buttato giù il muro di Berlino? E' stata la gente nelle strade. Gli specialisti non ne avevano il minimo sospetto il giorno prima.