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Nel corso di alcuni articoli a tema televisivo-seriale andremo a trattare e ad analizzare lo sviluppo e le peculiarità del panorama OTT streaming, un vero e proprio fenomeno globale creatosi negli ultimi anni. Chiaramente, è impossibile non riconoscere Netflix come la colonna portante del processo che ha cambiato il modo di guardare film e serie tv, introducendo lo spettatore nel sistema streaming on demand online. La piattaforma statunitense è riuscita a conquistare il dominio del mercato video-abbonamento, aggiudicandosi i diritti di molte delle migliori produzioni disponibili e anticipando così una grande fetta della concorrenza. Tuttavia, negli ultimi due anni, alcune case produttrici hanno riguadagnato terreno creando nuovi servizi di streaming come AppleTv+ e Disney+, avvalorandosi di proprie produzioni passate divenute cult e di nuovi accordi di distribuzione; altre invece hanno ampliato la propria raccolta di contenuti come Amazon Prime Video. Tutto ciò porta ad uno scenario odierno di competitività che può far vacillare l’egemonia di Netflix.

In questo articolo ho scelto di analizzare l’ultima stagione di una delle serie tv copertina di Netflix: La Casa de Papel, ideata dallo Showrunner Àlex Pina nel 2017. Questo è un esempio chiaro e concreto della strategia adottata negli ultimi anni dalla piattaforma streaming per accrescere la propria popolarità. Andiamo ad analizzare la quarta stagione, ponendo l’accento sulla situazione attuale delle produzioni Netflix.

Riflessioni sulla trama

La quarta stagione della Casa di Carta ricomincia esattamente nel momento in cui la terza stagione si chiudeva, in un clima di guerra tra polizia e rapinatori, in un’atmosfera tumultuosa accompagnata da un cliffhanger drammatico ma al contempo accattivante. La Banda dei Dalì, rinchiusa all’interno delle mura della Banca di Spagna, ferisce gravemente alcuni agenti per respingere l’assalto di un blindato rischiando così di compromettere la loro immagine irrimediabilmente. Nel contempo Nairobi viene ferita a morte da un cecchino e Lisbonaviene catturata dalla polizia, con un tranello, che porta il Professorea credere erroneamente che sia stata giustiziata, facendolo crollare nello sconforto. Da qui riparte l’intreccio narrativo, la polizia (guidata dalla spietata e cinica ispettrice Alicia Sierra e dal vulcanico colonnello Tamayo) e il Professore decidono di stipulare una tregua temporanea, che sarà il fulcro della prima metà della stagione. Dopo l’esaltante e concitato finale di stagione precedente, il ritmo della trama subisce una brusca frenata e il piano della rapina viene temporaneamente accantonato. Così gli showrunner decidono di focalizzare l’attenzione sulle personalità e le relazioni che intercorrono tra i membri della Banda. Nelle prime puntate infatti assistiamo a numerose sequenze incentrate quasi esclusivamente sulla sfera sentimentale dei protagonisti, emergono problemi di coppia, nascono nuovi amori e si scatenano gelosie e invidie. Il risultato fino alla quinta puntata avvicina La Casa di Carta, per caratteristiche, alle tipiche fiction di stampo spagnolo; durante la visione di questi primi episodi, lo spettatore va incontro a sequenze che spesso risultano tediose e imprevedibilmente incoerenti con la natura delle stagioni antecedenti. Alcune delle scelte dei personaggi, se si tiene conto della progressione e dello sviluppo che avevano accompagnato i membri della Banda nel tempo, appaiono incomprensibili. Persino il professore pare aver perso la propria lucidità e le proprie doti da stratega. Inoltre il tono e l’atmosfera della serie vengono ribaltati nei primi episodi, dando un enorme spazio ad una componente quasi esclusivamente comica a discapito del livello di tensione. Con gli ultimi quattro episodi la situazione si ribalta, un ostaggio ben addestrato (forse troppo, viste le abilità ai limiti del sovrumano) riesce a liberarsi e a mettere i rapinatori in estrema difficoltà, riportando parzialmente un’atmosfera di suspense e dando una notevole scossa al ritmo degli eventi. In tutta la stagione si ha un’ingombrante ma essenziale presenza di alcuni flashback, che hanno lo scopo di chiarire parti del piano e di approfondire ulteriormente il profilo psicologico di alcuni personaggi, tra i quali spicca Berlino. Nelle fasi finali gli sceneggiatori scelgono di usufruire nuovamente dell’espediente narrativo del cliffhanger, lasciando numerosi punti interrogativi in vista di una futura quinta (e sesta...) stagione.

LA CASA DI CARTA PRE E POST NETFLIX

La Casa de Papel esordisce sull’emittente televisiva spagnola Antena 3 nella primavera del 2017, registrando “solamente” quattro milioni di spettatori, un buon numero sicuramente ma che non poteva far intravedere quello che sarebbe diventato il futuro della serie. Con l’avvento della seconda parte si registra un calo notevole degli ascolti, un calo che poteva portare alla conclusione definitiva (inizialmente prevista dagli showrunner) della vicenda. Nel frattempo Netflix si limita a distribuire la serie con la piattaforma Netflix España, modificando però parzialmente il montaggio delle puntate e riducendo la durata degli episodi a favore di “tecniche di visione” come il binge watching (traducibile con “maratona televisiva”). Tuttavia la situazione cambia radicalmente nel Luglio 2018, a seguito dell’accordo stipulato tra lo showrunner Àlex Pina e Netflix, così la piattaforma statunitense si ritrova ad avere in mano la produzione per lo sviluppo di una terza e quarta parte. La popolarità della serie comincia a dilagare e ad espandersi in tutto il globo, dando un netto segnale dell’importanza e dell’influenza mediatica acquisita da Netflix. Occorre quindi analizzare quali sono le differenze sostanziali della serie con l’avvento in produzione della piattaforma online. Nell’approcciarsi alle due stagioni prodotte da Netflix, si evince come gli sceneggiatori abbiano potuto beneficiare di un budget molto più consistente, le scene d’azione risultano più spettacolari(anche se a volte caotiche), le location variano facendoci navigare per il globo, dal sud est asiatico fino ad arrivare a città illustri del territorio italiano, come ad esempio Firenze. Eppure per quanto la spettacolarizzazione sembri beneficiare di questo nuovo accordo, lo stesso non si può affermare per ciò che concerne le tematiche più profonde della trama, come accennato sopra e l’elemento in rilievo di questa quarta parte è l’amore. Vengono accantonati totalmente, o relegati a brevi battute secondarie, tutte le tematiche che avevano contraddistinto le prime due stagioni dell’opera di Àlex Pina. Nella terza e nella quarta stagione non vi è molto spazio per il tema della resistenza, fulcro delle prime due stagioni (sulle note di Bella Ciao); non vi è traccia dell’attacco al sistema e alla BCE, concetti tanto cari al Professore e a  Berlino; non si ha praticamente spazio per quanto riguarda i dilemmi morali che nelle prime due stagioni portavano ogni singolo personaggio ad interrogarsi sulla propria natura, agenti di polizia e servizi segreti compresi. Anche la stessa rapina e il suo piano soffrono di un forte senso di déjà-vu, spesso lo spettatore potrebbe avvertire una sensazione di riciclo delle idee dinanzi a scenari e dinamiche già proposte e riproposte nelle precedenti stagioni. Un ulteriore problema di questa stagione consiste nel tentativo estremo della serie di ancorarsi ad alcuni dei cliché (e dei personaggi) che l’hanno resa celebre, iperbolizzando alcune situazioni che vanno a creare scenari a dir poco grotteschi. A un certo momento, diventa quasi palese la volontà degli sceneggiatori di condire il racconto con qualche elemento trash. Sicuramente Àlex Pina e Netflix con la parte tre e quattro hanno voluto lanciare un messaggio chiaro: La Casa di Carta è un prodotto leggero, dalla trama semplice, il cui scopo principale ormai è esclusivamente quello di empatizzare con lo spettatore e di fornire un intrattenimento sempre più inverosimile, basato su colpi di scena e flashback. Un intrattenimento mainstream che ripaga, poiché la fanbase continua ad aumentare, ma che al tempo stesso allontana tutta quella fetta di pubblico che cerca un prodotto maturo con sviluppi verosimili e coerenti.

Citazioni e riferimenti culturali

In quest’ultima parte dell’articolo andiamo ad evidenziare alcune citazioni e riferimenti sparpagliati dagli sceneggiatori all’interno della quarta stagione. Innanzitutto vi è una notevole mole di omaggi al regista Quentin Tarantino, parecchie scene vengono condite con alcuni dei cliché tipici della cinematografia tarantiniana; la violenza cruenta e non censurata, il “tutti contro tutti” tra i protagonisti, tanto da puntarsi le armi fra di loro, in un crescendo di tensione o l’utilizzo di nomi d’arte per i protagonisti. Un altro grande omaggio viene fatto a Shining, con una chiara citazione alla scena cult del bagno con protagonista l’attore Jack Nicholson. Ed infine non poteva mancare un riferimento all’Italia, infatti, nel primo e nel secondo episodio, possiamo ritrovare due tra i pezzi più iconici del Pop italiano: Ti amo di Umberto Tozzi e Centro di gravità permanente di Franco Battiato. Queste sono due scene particolari collocate in un monastero in Toscana, durante un eccentrico matrimonio. Nelle prossime settimane queste citazioni sono destinate a trasformarsi in meme e Gif sui social, elementi essenziali per una serie simbolo del mainstream.

Thomas Caserio

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