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La nuova legge
Le autorità cinesi sia avviano ad approvare una legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, in passato già   proposta ma poi rifiutata dagli abitanti della città e per questo poi mai più approvata dal governo locale, infatti, nel 2003 il governo di Hong Kong tentò di approvare la legge, per poi subito ritirarla dopo che 500 mila persone decisero di scendere in strada a protestare. L’intenzione di approvare questo nuovo provvedimento è stata anche  confermata dagli stessi media di regime. La norma, vieterebbe ogni tipo di attività di carattere secessionista dallo stato centrale (la Cina), inoltre impedirebbe le interferenze straniere a Hong Kong. Questo nuovo progetto di legge verrà discusso durante le Due Sessioni, la riunione annuale del Parlamento cinese, secondo l'agenda ufficiale dei lavori appena pubblicata. I tempi necessari ad approvarla non sono chiari, ma la la volontà di Pechino di rafforzare il suo controllo sulla città, limitandone ulteriormente l'autonomia e la libertà è un fatto certo.


Le rivolte dello scorso anno contro un'altra legge, quella sull'estradizione, durate mesi e ancora oggi non terminate, sembrerebbero aver convinto Pechino dell'urgenza di una nuova stretta. La Cina ha deciso quindi di approvare la norma a livello centrale e poi inserirla al cosiddetto "annesso III" della Basic Law di Hong Kong (la costituzione della città), così che non ci sia il  bisogno di ratifiche da parte del parlamento dell'ex colonia britannica.


Con una legge del genere in vigore tutte le proteste dello scorso anno potrebbero essere classificate come atti di sedizione, non più di "ribellione", e i manifestanti processati come tali. La sua introduzione, attraverso un colpo di mano delle autorità centrali, metterebbe in dubbio la stessa autonomia di Hong Kong. Oggi, all'apertura dei lavori della Conferenza consultiva, il ramo "minore" del Parlamento cinese, il presidente Wang Yang ha detto che la Cina intende supportare "il miglioramento dei meccanismi della Costituzione della Basic Law" di Hong Kong, senza menzionare come di consueto "l'alto grado di autonomia della città".

Nelle ultime settimane i segnali della volontà di Pechino di stringere le viti a Hong Kong si sono moltiplicati. Il rappresentante del governo centrale in città ha invitato le autorità locali ad accelerare l'approvazione della legge sulla sicurezza nazionale e la governatrice Carrie Lam ha definito "deludente" il fatto di non esserci ancora riuscita. Nel frattempo, una nuova norma che punisce gli insulti all'inno cinese ha scatenato le proteste dell'opposizione democratica, in un clima di tensione crescente che ricorda molto da vicino quello dello scorso anno, alla viglia delle grandi proteste. Proteste che di fronte a un colpo di mano di Pechino non potranno che riaccendersi.

Le prime conseguenze

Almeno 150 persone sono finite agli arresti per manifestazione non autorizzata. I tafferugli sarebbero ancora in corso a Wanchai dove migliaia di persone sono scese in strada a protestare contro la il nuovo provvedimento. Gli agenti li hanno dispersi usando i gas lacrimogeni.

Tensione con gli Stati Uniti

Venerdì scorso il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump aveva avvertito che Washington avrebbe risposto « con durezza» a qualsiasi ulteriore compressione dei margini di autonomia di Hong Kong. Ieri in una conferenza stampa il ministro degli Esteri cinese Wang Yi gli ha risposto per le rime dicendo che i due Paesi sono «a un passo da una nuova Guerra Fredda».

Francesco Ceroni


Immagine copertina: www.fattoquotidiano.itImmagine 1: https://www.thewisemagazine.it/
immagine 2: www.tpi.it