Sara Viscardi

Sara Viscardi

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La conoscenza è potere, o almeno, così dovrebbe essere. E la conoscenza passa necessariamente attraverso la lettura.

Dall’ultimo rilevamento Istat si delinea un quadro davvero preoccupante della cultura italiana: 6 italiani su 10 non leggono nemmeno un libro all’anno. Di questi 6 uno è il sottosegretario alla cultura, la leghista Lucia Borgonzoni.

Ma stiamo davvero parlando dell’Italia culla del Rinascimento che ha dato i natali a quel certo signor Dante Alighieri? Ahinoi si.

E’ doloroso vedere che oggi il nostro Paese è tra gli ultimi Paesi nella classifica dei lettori. E’ doloroso perché tutto questo avviene in un momento in cui ciò si riflette sulla vita politica. Non stupisce il fatto che la frase più tipica è “con la cultura non si mangia”, frase divenuta ormai la madre di tutte le giustificazioni (paragonabile al famoso fenomeno: “indisposizione” che ha frequentato le giustifiche più in voga negli anni ‘80/’90 tra i banchi scolastici). Non stupisce ma preoccupa. Preoccupa perché significa che il nostro futuro, il futuro dei nostri figli è tra le mani di qualcuno che non ha “cultura”, è tra le mani di un popolo di analfabeti funzionali (che in Italia rappresentano il 28% della popolazione) ovvero persone in grado si di leggere e scrivere e niente di più, prive della capacità di analisi e comprensione del testo. Capacità questa che fa di un individuo, un individuo pensante, capace di relazionarsi agli altri attraverso un proprio pensiero. Pensiero che non deve essere per forza illuminante, basta un pensiero semplice ma quanto meno formulato con un senso logico e con una mente pensante.

Al giorno d’oggi però, fa più comodo ai partiti populisti strutturare la loro campagna elettorale, il loro modus operandi riflettendo il pensiero direttamente sul popolo come a dire: “siamo come voi”. Questo consente quindi al “popolo” di credere che la persona dotta, in grado di formulare un pensiero, serio, concreto e valido possa essere definito un “professorone", qualcuno da allontanare.

La storia stessa ci insegna che la cultura, la diffusione del sapere attraverso i libri ha rappresentato spesso per le dittature un pericolo. Più il popolo rimaneva ignorante, più la dittatura godeva di sopravvivenza.

E allora, la domanda è: vogliamo davvero che tutto questo si ripeta? Vogliamo davvero continuare a vedere l’Italia come “terzo mondo” della cultura?

No! L’Italia ha ben altro da offrire. Noi ragazzi appartenenti alla generazione millennials, che forse rappresentiamo una chance per questo Paese e per questo futuro, abbiamo il dovere morale di cambiare la direzione di questo vento.

Riportiamo la cultura sulla giusta rotta. Chi occupa posizioni di potere, in qualsiasi ambito, deve essere uomo (o donna) di cultura, correttamente formato. Chi ci rappresenta non deve ammettere con fierezza di non leggere un libro da tre anni. Meritiamo davvero molto di più.