Sofia Bettari

Sofia Bettari

Curiosa cronica, appassionata di politica, giornalismo e cittadina del mondo. Un po' come tutti, no?

Il COVID-19 ha cambiato le nostre vite in pochi mesi: il virus ha generato una crisi che sta evidenziando gli errori del passato, i limiti del settore sanitario, della ricerca e soprattutto l’inadeguatezza di alcuni politici che sembrano voler giocare con la vita dei propri cittadini: tra questi spicca Jair Bolsonaro, il Presidente del Brasile. Nonostante il negazionismo di Bolsonaro, nel Paese con più abitanti del Sud America (il sesto nel mondo) sono stati già confermati circa 33.682 casi di coronavirus ed oltre 2.140 morti.

Il negazionismo di Bolsonaro

Tra passeggiate in centro a Brasilia, strette di mano, selfie, battute davanti alle telecamere ed elettori in spiaggia a sostenerlo, Jair Bolsonaro, il Presidente del Brasile, sembra non considerare  affatto nella giusta misura l’emergenza Coronavirus. Il suo idillio politico può continuare, in fondo la pandemia è solo una “gripezinha” (una piccola influenza), una “fantasia” creata dai media, un’inutile isteria che danneggia il Paese e la sua economia. Chi l’avrebbe mai detto: il negazionismo è la vera cura per il coronavirus.

L’atteggiamento irresponsabile del Presidente, il quale ha a lungo sostenuto tesi in pieno contrasto con tutti i dati scientifici e con un’ostilità nei confronti delle norme di distanziamento sociale e isolamento, ha messo in pericolo gli oltre 200 milioni di abitanti del Brasile. Sebbene Bolsonaro sostenga che il 90% dei brasiliani che contrarranno il virus non avranno nulla o semplicemente lievi sintomi – il tutto senza basi scientifiche -  la mancanza di serie misure di contenimento potrà avere gravi conseguenze.

Favelas: una bomba ad orologeria

Quello che preoccupa maggiormente dell’emergenza in Brasile è la gestione nelle aree già critiche: le favelas, baraccopoli situate nelle periferie delle grandi città, sviluppatesi soprattutto dagli anni ’70 quando il boom edilizio portò un numero enorme di brasiliani in cerca di fortuna verso le grandi città. Gli agglomerati sono spesso costituiti da modeste abitazioni costruite con materiali di fortuna, come Eternit e scarti di materiale edilizio, su terreni talvolta franabili. A peggiorare la situazione in questi sobborghi sono, come immaginabile, le pessime condizioni igieniche e il sovraffollamento, che rendono molto difficile un isolamento realmente efficace a contenere il contagio; inoltre, la popolazione che vive in queste periferie è estremamente povera e non può permettersi di vivere senza quel minimo di salario dato da piccoli lavori.

Si stima che ad abitare queste baraccopoli siano oltre 11,4 milioni di cittadini, il 6% della popolazione totale: queste zone sono inoltre poco accessibili alle autorità a causa della delinquenza diffusa e organizzata in gruppi. Le favelas rischiano quindi di diventare un focolaio importante che mette in pericolo le grandi città e le fasce più vulnerabili della società. L’ennesimo grande simbolo della disuguaglianza sociale che rischia di danneggiare tutti.

La strategia dello struzzo

Jair Bolsonaro, fin dall’inizio dell’emergenza, si è sempre dimostrato ostile nei confronti dei dati scientifici e delle linee guida dell’OMS, sottovalutando e negando la situazione di crisi: nonostante una dichiarazione ad inizio mese in cui il Presidente prendeva atto dell’emergenza come “la più grande sfida per la nostra generazione”, il Brasile rimane l’unico paese del Sud America a non aver messo in atto un lockdown.

Secondo il Presidente, vanno salvati i posti di lavoro e il Brasile non può fermare la sua economia nemmeno davanti all’evidenza: questo venerdì il governatore dello stato di Amazonas, in seguito alla diffusione di un video in cui morti e pazienti stavano su lettini a poca distanza gli uni dagli altri, ha dichiarato che nei prossimi giorni le strutture sanitarie dello stato non sapranno più dove mettere pazienti e cadaveri a causa dell’aumento di contagi e morti. Il governatore mira quindi ad utilizzare l’autonomia di cui godono gli Stati brasiliani per estendere l’isolamento dei cittadini così come sta già facendo lo stato di Sao Paulo, l’altra regione più colpita in Brasile, il quale ha esteso le misure di quarantena fino all’11 maggio.

Il paradosso è quindi chiaro: da un lato il Presidente nega l’evidenza rifiutando mascherine e non rispettando le distanze di sicurezza e dall’altro sia il Ministero della Salute che gli stati più colpiti cercano di far rispettare le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ordem e progresso

Mentre il leader politico minimizza l’emergenza e le istituzioni cercano di fornire linee guida per la popolazione, il tasso di gradimento del Presidente si abbassa fino a poco più del 30%, un dato che deriva dal suo perenne negazionismo che si scontra con il Ministero della Salute e l’evidente crisi nelle zone più colpite.

La divergenza tra il Ministro della Salute Luis Henrique Mandetta e il Presidente ha raggiunto l’apice giovedì con le dimissioni “forzate” del ministro che aveva più volte contraddetto le dichiarazioni di Bolsonaro, anche in diretta nazionale, mostrandosi a favore dei governatori che volevano attuare misure di sicurezza tanto criticate da Bolsonaro. Al posto di Mandetta, che ha raggiunto in questi mesi un alto tasso di gradimento, è stato posto l’oncologo Nelson Luiz Sperle Teich, ed ex alleato politico di Bolsonaro in fase elettorale.

Il nuovo ministro, con una formazione in campo economico alle spalle, sarà in grado – secondo Bolsonaro - di far tornare i brasiliani a lavorare pur tutelandone la salute: Teich si dichiara in linea con le opinioni del Presidente ma non ha intenzione di apportare bruschi cambi di rotta.

Il licenziamento di Mandetta pare essere un sintomo della solitudine in cui riversa il Presidente nel momento in cui l’emergenza sta prendendo piede nelle zone più fragili del Paese: un gesto del genere può però costargli molto a livello politico. Nel corso dei giorni scorsi i brasiliani si sono fatti sentire manifestando contro Bolsonaro a colpi di panelaço (pentole) nei quartieri delle città più colpite. La voce dei brasiliani è la speranza della terra verde-oro: Brasile, batti un colpo!

Sofia Bettari