Mattia Verriello

Mattia Verriello

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Non ho mai negato il mio apprezzamento per Matteo Renzi e da qualche tempo avevo preso in considerazione l'idea di partecipare a Leopolda 10.

È stata la mia prima Leopolda e devo ammettere che tre giorni cosi hanno bisogno di tempo per essere assimilati nella loro interezza, ma ciò che è certo è che di opportunità di questo tipo in questo Paese ce ne vorrebbero di più.

Tre giorni in cui chiunque avesse voluto avrebbe potuto raccontare la propria storia, ed é stato davvero emozionante ascoltarne alcune ricche di speranza e di gratitudine, piene di fiducia e di senso del riscatto. A partire dalla testimonianza della comandante Nasrim che da un bunker curdo ha raccontato dello sforzo per combattere chi cerca di strumentalizzare l'Islam e diffondere odio e violenza e nonostante il filtro dello schermo ha avvertito il calore di circa 5000 persone, scoppiando in lacrime e salutando col segno di vittoria sulle dita. Bella la tecnologia, Nasrim ora sa che in Italia, anche se lontano fisicamente, c'è un popolo che non abbandonerà le ragazze curde.

E poi le storie di Sindaci che "sono la colonna vertebrale di questa nazione" e che raccontano che nonostante le difficoltà combattono per i propri territori. La storia di chi da farmacista ospedaliera si ritrova dall'altra parte del bancone a dover combattere con la SLA e alla politica chiede solo una cosa, che si impegni sempre a garantire un sistema sanitario gratuito per tutti e a sostenere con i fondi la ricerca affinché il momento in cui dovrà definitivamente salutare sua figlia di otto anni sia più lontano possibile. La storia di chi vive ogni giorno l'esperienza di un fratello autistico e crede che la Legge sul Dopo di noi sia una dei più grandi passi in avanti "per la storia dell'umanità" e che vuole continuare a credere che suo fratello sia semplicemente speciale.

La storia di chi ha presentato la Legge contro lo spreco alimentare, le storie di chi studia e lavora per costruire il mondo digitale in cui viviamo, la storia di chi si sta impegnando per un nuovo Family Act, la storia del giovane avvocato di colore napoletano che rivendica il proprio essere italiano, le speranze dei Millennials e di chi sogna gli Stati Uniti d'Europa.

Tre giorni intensi, belli.

Di Matteo Renzi si possono non condividere alcune cose o magari altre, si può non condividere la scissione, si può non condividere il carattere ma bisogna che per onestà intellettuale si prenda atto di una cosa: nell'epoca dei sovranismi e della paura per l'altro, la sua leadership e il tipo di ideali e valori che rappresenta non possono essere messi in discussione.

Ora ha il suo spazio in cui esercitare il ruolo di guida e decision maker, ma ciò che è certo alla fine di questa esperienza è che al di là di come Italia Viva verrà giudicata (con i risultati che riuscirà ad ottenere) quello presente alla Leopolda era un popolo di gente che crede all'idea di uguaglianza delle opportunità, di cambiamento progressista e di libertà e che crede in un leader che sembra riuscire a incarnare bene questi valori senza il bisogno di yes men a circondarlo ma di "coinquilini" in una nuova casa.

Il futuro non si può prevedere, i fatti giudicheranno e come scriveva Gramellini qualche giorno fa, lasciamo sempre uno spazio aperto alla relatività delle cose che ci permette di cambiare idea quando ci accorgiamo di sbagliare e di ricrederci quando scopriamo nuovi punti di vista.

Per il resto, come facciamo noi scout, non si può che augurare Buona Strada.