Federico Colli

Federico Colli

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La mascherina igienica è nostro malgrado un oggetto diventato ordinario, a molti non era mai neanche capitato di doverne indossare una. La parola “maschera” ha però avuto molteplici significati lungo la storia, qui ne ripercorriamo alcuni, almeno per distrarci da ciò che designa in questo momento storico.

Nel Carnevale

Venezia, il Carnevale è un capolavoro con le maschere di cartapesta
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L’immagine di maschera forse più immediata è legata a questa festa. In Italia tutti i comuni, generalmente, si adoperano nell’organizzazione dei festeggiamenti e alcuni di essi godono di grande fama anche fuori dai nostri confini. Pur variando le cerimonie di città in città, un elemento in comune è quello del travestimento. Questo gesto viene traslato da tradizioni che risalgono fino all’antichità, dove indossare una maschera, per esempio ritraente un dio, o un morto, significava incorporare per quel momento quella entità. Invece il carnevale inteso come momento dove si sospendono le regole, lasciando spazio al gioco, trova analogie con alcune festività degli antichi greci e romani. Facendo un salto in avanti al carnevale moderno, vediamo come all’ordine siano la rottura delle gerarchie e il divertimento slegato da vincoli troppo severi. Come in passato, indossare la maschera significava cessare di essere sé stessi e assumere, imitandola, un’altra identità: anche il contadino poteva diventare Doge (se immaginiamo Venezia). Così celare la propria persona era non solo un aspetto del “gioco”, ma anche uno stratagemma necessario per aggirare le barriere dettate dalla classe sociale, dal sesso o dal credo religioso.

Nella commedia dell’arte

Le maschere della commedia dell'arte in scena ai Centri ...
https://www.legaliguria.coop/le-maschere-della-commedia-dellarte-in-scena-ai-centri-commerciali-coop-liguria/


Partendo dallo spunto del carnevale, viene naturale porre in relazione le maschere della commedia dell’arte; un genere di teatro diffusosi a partire dalla metà del Cinquecento circa, che riscuote successo fino al Settecento: anche grazie alla riforma portata avanti da Carlo Goldoni, il teatro da qui in poi cambia profondamente. In primo luogo va considerato che gli spettacoli costituivano un’impresa commerciale, e come è normale in queste circostanze, è in buona misura il profitto a dettare il modus operandi. Per praticità, e per rendere più facilmente “vendibile” lo spettacolo, la recitazione seguiva dei canovacci, che si limitavano a riportare indicazioni sullo svolgimento dell’azione, lasciando i dialoghi alle improvvisazioni degli attori: in questo modo si rinnovava ogni rappresentazione. Così, per comodità degli artisti, avvenne una stilizzazione dei ruoli: ci sono i servi furbi o imbroglioni, i mercanti viziosi, i dottori saccenti, gli innamorati innocenti. Per identificare con immediatezza il personaggio, esso è qualificato con una precisa gestualità, con una lingua o un dialetto, e, ovviamente, con costume e maschera: questo genere teatrale ha inciso talmente tanto da far collimare il personaggio-tipo con la parola “maschera”.

Secondo Pirandello

Pirandello innamorato: scoperte 19 lettere alla sua Jenny ...
https://www.zerounotv.it/pirandello-innamorato-scoperte-19-lettere-alla-sua-jenny/


Cogliamo l’occasione per parlare anche di una maschera che non è fisica, materiale, come quelle viste finora, ma che comunque è familiare a molti, magari anche solo per un ricordo scolastico. Nei lavori di Luigi Pirandello, il concetto di “maschera” è uno dei più rilevanti. Lo scrittore siciliano sostiene che ogni uomo porti, intenzionalmente o meno, una maschera, che è un costrutto sociale che ritrae modi di essere, di pensare, di vivere. Nella sua inconsapevolezza, l’uomo ha una precisa immagine di sé e vive sereno: in questo caso porta la maschera senza saperlo. A volte però, in seguito a un evento scatenante, l’individuo si accorge diverso da come si è sempre creduto e comincia la crisi dell’io: esso perde di vista la propria identità, perché comprende che la società gli impone una maschera diversa in ogni momento, contesto, relazione. A questo punto il soggetto può rimanere schiavo di questa condizione, accettando suo malgrado le maschere appiccicategli, pur di dare un senso alla sua esistenza. Secondo Pirandello l’unico modo per calare la maschera è la strada della follia, nel senso di una rinuncia della morale, delle convenzioni, delle maniere, apparendo così folle agli occhi degli altri: solo in tale maniera, creando un proprio sistema di leggi, si può smettere di essere maschera e diventare persona.

Ideologia dietro una maschera

V per Vendetta, il significato della maschera di Guy Fawkes
https://www.diregiovani.it/2019/11/05/138497-v-per-vendetta-significato-maschera.dg/


Una maschera che ha acquistato un significato preciso ed è facilmente riconoscibile è quella ispirata alla figura di Guy Fawkes. In breve, quest’uomo è famoso per avere fatto parte di una congiura ai danni del re Giacomo I d’Inghilterra, il 5 novembre 1605: sua intenzione era uccidere il monarca e i membri del parlamento tramite degli esplosivi, ma a causa di una soffiata l’attentato venne scongiurato. Negli anni successivi, la memoria dell’evento è stata perpetuata ogni 5 novembre, tramite l’accensione di falò (spesso del fantoccio di Fawkes), mentre ancora oggi è popolare, nei paesi anglofoni, la filastrocca “Remember, remember the fifth of november” (trad. lett. “ricorda, ricorda il cinque novembre”). Una rinnovata attenzione attorno a questa figura è sorta grazie alla graphic novel (e al film da essa tratto) scritta da Alan Moore e illustrata da David Lloyd, V per Vendetta: nel racconto, in analogia all’evento storico di cui sopra, un individuo che cela la propria identità con una maschera dai lineamenti di Guy Fawkes, tenta di sovvertire il regime che governa un Regno Unito distopico. In particolar modo grazie al film, la maschera si diffonde anche nell’immaginario collettivo, e qualcuno comincia a usarla, assimilando il messaggio che, in modo più o meno mediato, parte fin dal 1605: la protesta, la ribellione, anche la lotta anarchica. Per fare un esempio, tra i primi a utilizzare questo simbolo vi sono i membri del movimento Anonymous, che praticano una forma di attivismo on-line, spesso esprimendosi con interventi di hackeraggio. In molte manifestazioni di protesta, anche di tema differente, nelle Americhe, in Europa, in Asia, si sono visti i partecipanti indossare questo travestimento. Evitare il riconoscimento è il motivo più materiale e immediato, ma il potere vero di questa maschera è il conferimento di una identità precisa e accomunante, quella dell’uomo che decide di lottare per ciò che ritiene corretto.

Conclusione

Queste sono solo alcune tra le opzioni che questo termine ci offre: purtroppo qui si è dovuta giocoforza operare una scelta, ma a volte è sufficiente aprire il vocabolario per rimanere sorpresi. L’invito è a indagare e, perché no, divertirsi con l’eterogeneità della lingua italiana.

Federico Colli