Cecilia Ferrari

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"Sono fiero del mio Paese, nella tragedia ha mostrato il suo volto migliore. Ma adesso serve l'unità morale che fu il cemento della rinascita nel Dopoguerra”.  Sergio Mattarella

Ogni anno il 2 Giugno festeggiamo la Repubblica, nel giorno in cui, in occasione del referendum indetto nel 1946 per decidere quale forma di governo dare alla nuova Italia, la monarchia uscì sconfitta, e il nostro Paese potè finalmente voltare pagina.

Al pari del 25 Aprile, il giorno in cui celebriamo la liberazione dal nazifascismo, anche quella del 2 giugno dovrebbe essere una festa che ci unisce, una ricorrenza che a tutti - a chi c'era, a chi non c'è più e a chi c'è – ricorda chi siamo e da dove veniamo. Friulani, abruzzesi, siciliani, con i nostri dialetti così diversi, le nostre tradizioni, i nostri panorami a volte così distanti, dovremmo ritrovarci e ricordarci che soltanto con uno sforzo comune un grande Paese può proseguire il suo cammino.

La strada non è lunga, è una strada infinita, lungo la quale ciascuno di noi è chiamato a dare il suo contributo. Oggi più che mai si tratta soprattutto di ripartire. Si tratta di ricominciare a costruire la nostra “casa”, il luogo in cui rendere uniche e straordinarie le nostre vite, lo spazio in cui realizzare i nostri sogni: la crisi generata dall'epidemia, e con essa la crisi politica che in questi ultimi mesi e anni ha rafforzato il fronte sovranista e populista, ha rallentato anche la marcia del Paese. A volte può capitare di imbattersi in qualche sondaggio e domandarsi come sia possibile, come sia possibile che ancora tanta parte del consenso finisca in una piazza di gente vestita nemmeno più di verde ma addirittura di arancione.

Eppure non c'è un luogo diverso né più bello di questo in cui progettare il nostro domani. Si chiama Repubblica Italiana, costruirla è costato sangue, sacrificio e fatica. Ha bisogno di noi, ancora.

Viva la nostra casa, viva la Repubblica. Viva l'Italia.